Genitori e figli, durante l’adolescenza, si trovano ad affrontare una miriade di cambiamenti, che coinvolgono anche le relazioni. I ragazzi cercano e acquisiscono maggiore autonomia, fanno nuove amicizie, iniziano a stare sempre di più con i coetanei.
La socialità è fondamentale per la loro crescita e gli amici diventano un punto di riferimento importante: con loro non si condivide semplicemente il tempo libero, ma anche e soprattutto sentimenti, segreti, desideri, interessi e problemi. Ci si identifica con il gruppo, con i suoi valori e ci si separa man mano dalle figure genitoriali, per diventare adulti e autonomi.
La lunga emergenza sanitaria che stiamo vivendo, però, sembra aver influito anche sui rapporti di amicizia, cambiandoli, trasformandoli, spesso facendo sentire gli adolescenti più soli che in passato.
“Se ripenso all’estate di due anni fa, praticamente non mi riconosco. Prima ogni scusa era buona per uscire e stare fuori con gli amici, mentre adesso, se proprio devo essere sincera, non mi dispiace stare in camera mia a vedere le varie serie tv, una dopo l’altra. Anzi quasi lo preferisco, è come se mi sentissi più al sicuro!”
Ogni relazione è stata per diversi mesi esclusivamente tecno-mediata e, anche in questo ultimo periodo, chiusure e zone rosse hanno spesso impedito ai ragazzi di incontrare gli amici, parlare con loro di persona, conoscere e fare amicizia con i nuovi compagni di classe per chi ha affrontato, ad esempio, il passaggio ad un nuovo ciclo scolastico.
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Amicizia e pandemia: cosa manca di più ai ragazzi?
“Non ci sto capendo più niente: torniamo a scuola, poi andiamo in DAD, poi ci fanno tornare di nuovo e poi in zona rossa, tutto chiuso e non si può uscire e incontrare nessuno. E’ tutto sempre così confuso. La cosa che più mi manca è poter incontrare le mie amiche ogni volta che voglio o ne ho bisogno, le videochiamate non possono sostituire le confidenze e le chiacchierate dal vivo. Ho bisogno di riabbracciarle e di stare insieme senza paura”.
In adolescenza le amicizie sono così importanti da occupare il primo posto nella classifica degli affetti. La famiglia, infatti, è spesso percepita come un luogo in cui è più difficile aprirsi ed essere compresi e le regole vengono lette spesso solo come un divieto o un’imposizione.
L’amicizia, il sostegno reciproco e la possibilità di vivere relazioni positive rappresentano spesso anche una sorta di antidoto contro quell’insicurezza che ogni ragazzo si ritrova ad affrontare in questa delicata fase di crescita.
La pandemia ha influito anche sui rapporti di amicizia e sul modo in cui questi vengono vissuti dagli adolescenti, in alcuni casi intensificando anche la difficoltà ad inserirsi in un nuovo gruppo o conoscere nuovi compagni, come è accaduto per tutti quei bambini e ragazzi che hanno dovuto affrontare, in questo anno così delicato, anche un cambio di Istituto o di classe.
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I legami di amicizia sono stati messi a dura prova soprattutto dalla distanza fisica, dall’impossibilità di vedersi e mantenere la propria quotidianità.
Non dimentichiamo, inoltre, che, anche quando sono fisicamente a scuola, bambini e ragazzi sono ovviamente tenuti a rispettare tutte le norme sanitarie e le distanze necessarie, per cui hanno dovuto rinunciare anche a momenti di vicinanza e condivisione che prima erano normali, come il fare gruppo durante l’intervallo o fare sport di squadra nelle ore di educazione fisica.
L’indagine “I giovani ai tempi del Coronavirus”, condotta da IPSOS per Save the Children, su un campione di adolescenti tra i 14 e i 18 anni, mette in luce il vero impatto, spesso sottovalutato, della chiusura delle scuole e del loro funzionamento a singhiozzo. Un anno sprecato per quasi un adolescente su due (46%), che ha però anche riscoperto il valore della relazione dal vivo con i coetanei: l’85% dei ragazzi afferma di aver capito quanto sia importante uscire con gli amici, andare fuori e relazionarsi in presenza.
In questa fase così delicata è importante non perdere di vista anche gli aspetti emotivi: la salute psichica deve essere salvaguardata al pari di quella fisica e non può essere messa in secondo piano, come troppo spesso è stato fatto. Certamente, noi adulti di riferimento dobbiamo sostenerli e aiutarli a trovare un senso a quello che stanno vivendo, affinché non sentano solo un grande vuoto da portarsi dietro.
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