Il piccolo Eitan si è trovato ad affrontare uno degli eventi più duri da immaginare e gestire per un bambino: la perdita dei suoi genitori in una condizione tragica e totalmente inaspettata. Ha perso i suoi punti di riferimento, la sua guida, la sua protezione.
Quando accadono questi eventi catastrofici si deve lavorare sul ricostruire un ambiente di protezione per il piccolo nel quale possa riacquistare fiducia nella vita, ricominciare a muoversi e riprendere il suo cammino.
Questa riflessione è stata pubblicata nel settimanale VOI in un articolo di Antonio Murzio.
Cosa sia scattato nella mente degli adulti coinvolti in questa vicenda e cosa abbia spinto a sradicare il piccolo Eitan dal suo mondo, non è così immediato definirlo, ma prendere la decisione di portare via Eitan senza analizzare le conseguenze di quel gesto e gli esiti anche a breve, medio e lungo termine è sicuramente negativo per lui.
Prima di agire, si sarebbe dovuta fare un’approfondita e pertinente valutazione, magari con la consulenza di uno specialista. Non si sradica un bambino da un terreno nel quale sta provando a rimettere faticosamente le radici per rinascere.
Ciò che è certo è che in queste situazioni non si deve mai perdere la centralità del bambino e il suo bene.
Purtroppo tanti adulti nella convinzione di agire nel giusto per i minori antepongono il proprio bene a quello dei più piccoli. Eitan non può essere conteso e vivere un ulteriore conflitto, non può avere anche questo peso, perché ha già tante altre sofferenze da affrontare e da elaborare: ha bisogno di un ambiente che gli permetta di farlo con i suoi tempi creando alleanze, non distanze. Non ha bisogno di ulteriori perdite, di diventare vittima del sistema familiare, perché ha già subìto abbastanza nonostante la sua tenera età.
Mi auguro che Eitan, dopo il ricovero in ospedale, sia stato seguito sistematicamente da uno psicoterapeuta o da un neuropsichiatra. Il passaggio sarebbe dovuto avvenire gradualmente perché da un giorno all’altro ha già perso i genitori, da un giorno all’altro ha perso i suoi punti di riferimento e non doveva essere sottoposto ad un ulteriore cambiamento drastico. In questo modo si possono creare traumi multipli che rischiano di farlo chiudere ulteriormente e di fargli perdere fiducia in se stesso e nella vita e ostacolare il processo di ripresa.


