Oltre alla scuola c’è di più, sembra una frase banale e parole quasi scontate. Il problema principale di quasi tutti i genitori è il rendimento scolastico, ogni giorno migliaia di madri e di padri si siedono al fianco dei figli per aiutarli a fare i compiti, per controllarli e per interrogarli. Ogni giorno migliaia di genitori trascorrono ore del loro pomeriggio o della loro serata a discutere con i figli, a litigare con loro perché non si applicano, perché studiano poco, perché non vogliono fare i compiti e passano troppo tempo a giocare, a distrarsi o attaccati ai cellulari. Figli sommersi dalle ripetizioni, da tutor che li accompagnano nel loro “fare i compiti quotidiani”.
La scuola riveste un ruolo molto importante nel rapporto genitore-figlio, a volte anche eccessivo direi, sottraendo tempo agli aspetti emotivi. La frase che un padre o una madre ripete di frequente ad un figlio è “hai fatto compiti?”, “come è andata a scuola?”.
Cosa pensano i figli?
E’ proprio quel maledetto “com’è andata a scuola” che fa male ai figli, quella pressione sulla scuola, quell’attenzione ai voti e alle interrogazioni, piuttosto che a loro come persone. Mi riportano quotidianamente di non sentirsi considerati nel loro stato d’animo, come persone e di essere riconosciuti solo in base all’andamento scolastico.
“Se vai bene a scuola, se stai bene, va tutto bene, anche se stai morendo dentro“.
“A loro importa solo di come vado a scuola, di come sto non gliene fotte niente”.
“Se prendo bei voti sono tranquilli, non mi rompono le scatole, pensano che stia bene e quindi non mi chiedono altro”.
Sono tutte parole che mi riportano i ragazzi quando affrontiamo il tema scuola.
Come comportarsi?
È vero che la scuola riveste un ruolo importante, è vero che l’istruzione è fondamentale, ma è vero anche che la salute dei figli non va messa in secondo piano. Per salute non si intende solo quella fisica, quello che manca a molti ragazzi, non è l’accudimento, tutti gli aspetti materiali o legati al benessere perché forse hanno anche troppo, non gli manca niente e troppe volte sono viziati.
Gli mancano gli aspetti emotivi, il riconoscimento come persona nel suo essere e nei suoi bisogni, gli manca essere anticipati nelle loro esigenze, essere ascoltati anche nelle loro fesserie adolescenziali che per loro sono il problema esistenziale o del secolo, venir prima della scuola, dei problemi economici, dei problemi in casa o del lavoro. Non è solo di un bacio o di un abbraccio che hanno bisogno, quelle sono cose da piccoli, a volte addirittura rifiutano il contatto fisico, è la sintonizzazione emotiva, basata anche sullo scambio di poche parole.
I figli hanno bisogno di ascolto, non di soluzioni!
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Non sono ragazzi che sanno stare fermi a fare lunghi discorsi, probabilmente non sanno stare neanche senza cellulare in mano quando parlano con voi. Spesso sono scontrosi e sbuffano quando gli si rivolgono le domande, non è facile parlare con loro, perché hanno delle profonde aspettative nei confronti dei genitori e non è sempre facile stargli dietro perché tante volte non si sa mai come comportarsi, se si parla si sbaglia e se non si parla si sbaglia. Loro però apprezzano anche la buona volontà, anche se non ve lo diranno mai. Purtroppo troppe volte non c’è tempo, si va tanto di corsa e stare dietro a tutto diventa veramente impossibile per cui si cerca almeno di stare dietro le priorità e le cose più urgenti. A volte però basta anche poco per evitare che in tante occasioni si tengano dentro un mondo sommerso fatto di paure, preoccupazioni e sofferenze. Troppe volte non parlano quando invece avrebbero bisogno di aiuto e ci si accorge dei problemi del figlio solo quando diventano macroscopici.
Dovete puntare tutto sul dialogo, devono capire che anche se ci sono i problemi e si va di fretta, loro hanno la priorità e possono parlare di tutto con voi, anche delle cose che vi fanno arrabbiare. Prima di farvi vedere contrariati prendete in carico quello che vi dicono, capite cosa è successo e le motivazioni e poi intervenite, anche ammonendoli, MA DOPO AVER ASCOLTATO. Solo così si fideranno di voi, solo con l’ascolto e il dialogo sarete certi che vi racconteranno tutto ciò che è importante e che riguarda il loro benessere o malessere.
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Arriva prima o poi il momento in cui il figlio, che stava sempre tra i piedi e con il quale si condivideva tutto, cambia e inizia ad alzare un muro. Quando …
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Dovete essere disposti ad ascoltare anche ciò che non avreste mai voluto sentire perché se si tengono i macigni dentro, provano a risolvere da soli e a volte fanno ancora più danni o arrivano, nei casi più estremi a farsi anche del male da soli.
Anche nel corri, corri quotidiano, bisogna fermarsi a guardar un figlio dentro gli occhi, confrontarsi con il suo sguardo, perché gli occhi non mentono, le parole sì. Non ci si deve mai fermare al “niente, sto bene” di un adolescente, perché quel “niente” nasconde le aspettative di un ragazzo che spera che il genitore capisca lo stesso, che gli chieda qualcos’altro anche se apparentemente non lo faranno mai vedere. Quel niente spesso nasconde un mondo sommerso da esplorare.
Bisogna osservare i figli nella loro quotidianità e nelle loro abitudini, non essere ossessivi ed invadenti, ma acuti osservatori esterni.
Se si osserva l’ “animale” nel suo habitat naturale si conoscono le sue abitudini e quindi si riesce a capire anche quando cambiano, quando c’è un’interferenza esterna, quando qualcosa non va, per poi intervenire con efficacia.
Maura Manca


