Arriva prima o poi il momento in cui il figlio, che stava sempre tra i piedi e con il quale si condivideva tutto, cambia e inizia ad alzare un muro.
Quando i figli varcano la soglia dell’adolescenza, infatti, diventano più chiusi e silenziosi, si allontanano dai genitori e si rintanano nel loro mondo: tra porte sbattute in faccia, testa tra le nuvole e lo smartphone sempre in mano, i ragazzi chiedono rispetto, fiducia e dialogo.
Ne abbiamo parlato sul settimanale F uscito il 3 aprile 2019, in un articolo di Benedetta Sangirardi, dove la dott.ssa Maura Manca psicoterapeuta e presidente dell’Osservatorio Nazionale Adolescenza ha risposto ad alcune domande per spiegare cosa scatta nella testa dei ragazzi in questa fase molto delicata.

Dottoressa, vede adolescenti tutti i giorni. Ce li racconti…
“Sono pieni di idee. Eppure li vedo fragili, intimoriti dal giudizio, con la paura di esprimersi e con un immotivata ansia da prestazione per ciò che sono o che fanno. Le pressioni sociali sono troppe. E poi devono confrontarsi con un bisogno di autoaffermazione che passa dai social, dai like e dai follower, una vetrina costante che genera inquietudine”.
Che cosa ci sta sfuggendo?
“Il loro bisogno, enorme, di essere ascoltati e capiti. Si lamentano, giustamente, perché per i genitori il rendimento scolastico e la condotta sono al primo posto rispetto alle loro esigenze e allo stato emotivo. Vivono col timore di deluderli, ferirli, di farli stare male o che si arrabbino. Ma anche quando si chiudono in camera, non parlano, sembrano degli zombie davanti agli smartphone, in realtà hanno un enorme bisogno di essere riconosciuti e accettati per quello che sono, perché non c’è identità senza riconoscimento e non c’è stabilità senza un contenitore. Smettiamola di sottolineare ciò che non va bene, e non diamo per scontate le loro piccole o grandi vittorie, a scuola o fuori”.
Sembra che la colpa sia sempre dei genitori.
“Tutt’altro il mio messaggio positivo: è la voce di tanti ragazzi che si tengono dentro emozioni sentimenti senza esprimerli, ed è un peccato. Perché quando trovano qualcuno in grado di accogliere le loro richieste, di riconoscerli, hanno tantissimo da dire, da raccontare, sono splendidi e con la voglia di rivoluzionare il mondo, hanno un grande potenziale. E i genitori devono saperlo”.
Crede nel dialogo figli “isterici” e genitori “in preda a una crisi di nervi”?
“Certo! E’ l’arma più potente di prevenzione e di tutela. Quando arriva quel momento in cui vogliono fare i grandi, e non è più possibile controllarli su tutto, bisogna dare loro fiducia e il dialogo è la loro e la nostra salvezza. Date ai figli, sin da piccoli, la certezza di poter parlare di tutto, anche di quello che un genitore non vorrebbe mai sentirsi dire. E quando saranno adolescenti le chiacchierate, insieme a piccole e grandi crisi di quell’età, verranno da sé. Il dialogo è come l’aria, se manca uccide”.
Le ragazze fanno più fatica dei maschi?
“Devono ancora fare i conti con degli stereotipi di genere, perché la nostra cultura professa una parità solo a parole. Vedo in loro, ancora, la preoccupazione per come si vestono, non si sentono davvero libere di poter dire e fare tutto. Ma le cose stanno cambiando: hanno una forza, una voglia di autonomia, di indipendenza, che noi certamente non sognavamo nemmeno”.



