Giochi pericolosi e sfide social: si tratta di una realtà incontrata e vissuta da tantissimi ragazzi e sempre più spesso, anche coloro che non manifestano segni evidenti di disagio, mettono a rischio la propria incolumità. Le chiamano “challenge”, cioè “sfide”, e le vivono come giochi, ma NON sono giochi.
Sono attratti da queste creazioni del web per una curiosità insita nella crescita, per omologazione social e sociale e in alcuni casi, quando si tratta di contenuti che fanno “paura”, per loro rappresenta quasi una sfida, un modo per misurarsi con se stessi e dimostrare il loro coraggio.
Purtroppo è la realtà che vivono i nostri ragazzi. È il loro mondo e nel loro mondo c’è anche questo.
Quella del ragazzino di soli 11 anni che si è buttato da un palazzo pochi giorni fa a Napoli è una storia che tocca nel profondo, in seguito alla quale si è tornati a parlare delle sfide che si diffondono sul web e della loro presunta capacità di indurre al suicidio.
È importante dire che non si muore per un gioco.
Quello che si deve capire e che deve arrivare ai nostri figli è che dietro questi giochi si nascondono delle persone che sfruttano la viralità di queste mode e la facilità con cui i ragazzi cercano di partecipare ad ogni nuova catena e poi entrano nelle loro menti, li catturano e a volte si rischia di arrivare a fare anche cose che in altre condizioni non avrebbero mai fatto.
A cosa fare attenzione? Quali sono i pericoli per i nostri ragazzi?
La dott.ssa Maura Manca, psicoterapeuta e presidente dell’Osservatorio Nazionale Adolescenza, ne ha parlato a Radio24, nella trasmissione I Padrieterni di Federico Taddia e Matteo Bussola, nella puntata del 4 ottobre 2020.
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