Parole e azioni di chi deve guidare e dare strumenti per vivere ai bambini e agli adolescenti lasciano un segno. Lo sport è uno degli strumenti educativi più potenti che abbiamo, che però usiamo decisamente poco e male.
La cronaca in questi giorni ha raccontato un episodio accaduto nel torinese, dove un portiere 13enne è stato picchiato dal papà di un avversario al termine di una partita di calcio.
Questo non è sport. Questo non è calcio. Accade, però, troppo spesso quando si parla di tornei e di competizioni di bambini e adolescenti, dove non c’è il professionismo, ma ci dovrebbero essere divertimento, gioco, formazione, apprendimento, educazione e movimento. Tutte queste componenti sono le componenti che fanno bene dello sport.
Lavoro nel calcio da tantissimi anni, lavoro con le squadre di professionisti, con calciatori, allenatori, nello staff tecnico, e conosco benissimo questo mondo. Purtroppo, tantissime volte l’avversario viene visto come un nemico da abbattere, da aggredire e attaccare, come se non esistesse più l’insegnare l’agonismo, la competitività sana, il confronto, la gestione degli stati emotivi, il dare, il fare bene.
Tutto puntato sul risultato, soprattutto da parte di tantissimi genitori che pressano i figli, investono e perdono il senso di far vivere loro lo sport. Diventa una lotta, diventa tutto ciò che il calcio non dovrebbe essere, tutto ciò che l’educazione è la formazione non dovrebbero essere. Bisognerebbe lasciarli giocare, creare, andare avanti. È fondamentale ricordarsi che ogni azione e ogni parola sono fonte di insegnamento, diretto e indiretto.
Significa che vanno a interagire col cervello del bambino e dell’adolescente, che vanno a creare delle risposte chimiche e degli apprendimenti, degli schemi di fondo. Tante volte si creano condizioni che portano a perdere il senso dell’educare, inteso proprio come “educo”, cioè “tiro fuori”.
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Lo sport è uno degli strumenti più potenti che abbiamo per educare. Il calcio permette di lavorare a tantissimi livelli. Il calcio non è annientare l’avversario, non è attaccare l’altro, non è dover vincere per forza.
Il calcio è intelligenza strategica, emotiva e comportamentale. Ci sono aspetti cognitivi, aspetti fisici, individuali e di gruppo, la relazione con uno staff tecnico, con un coach e quindi con gli adulti. Ci sono il rispetto delle regole, il tempismo, e una miriade di altri aspetti e funzioni. Questo è quello che bisogna trasmettere e promuovere.
Non concentrarsi solo sul vincere o perdere, ma insegnare a fare e a fare bene, a vivere ciò che si sta facendo. Insegnare come raggiungere i risultati, non trasmettere il messaggio che siamo il nostro risultato. Tutto questo diventa educazione. Altrimenti continueremo a leggere questo tipo di notizie, continueremo a trasmettere messaggi che non dobbiamo trasmettere dimenticando che i bambini e gli adolescenti sono il frutto di tutto ciò che sentono e che vedono, soprattutto delle persone.
https://www.adolescienza.it/sos/sos-genitori-adolescenti/coltivare-fiducia-e-perseveranza-nei-ragazzi-il-ruolo-degli-adulti-e-il-valore-dello-sport/
di Maura Manca


