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“Chi domina la sua collera, domina il suo nemico” (Confucio)

La rabbia è forse una delle emozioni più complesse per l’essere umano: può essere una forza, ma può essere anche un veleno per il nostro organismo. Può essere un’energia positiva e, nello stesso tempo, un’energia negativa che logora se non viene estinta. Tutti, anche se in misura e con modalità differenti, conoscono e sperimentano la rabbia in specifiche situazioni della loro vita e della loro quotidianità.

Il problema non è la rabbia, non è sentire la rabbia. Il problema è quando prende il sopravvento, guida le nostre decisioni e i nostri comportamenti, acceca la nostra visione del mondo e diventa il filtro prevalente con cui viviamo e reagiamo agli eventi.

È fondamentale ricordare che questa emozione ha anche una valenza positiva perché porta a reagire, induce una attivazione psicofisiologica che motiva e porta l’individuo ad impegnarsi per raggiungere degli obiettivi.

Cosa c’è dietro la rabbia e cosa scatta nel cervello?

La rabbia è un’emozione che si attiva quando ci sentiamo in pericolo, quando ci sentiamo minacciati, quando dobbiamo difendere il nostro territorio. È fondamentale in alcune situazioni, perché fa sì che il nostro corpo riesca a convogliare tutte le proprie energie in funzione di un compito specifico e reagisca: aumenta la respirazione, c’è una maggiore ossigenazione e i muscoli richiedono più sangue al cervello.

Dal punto di vista neurobiologico, si verifica un’attivazione di alcune aree: le regioni orbitali frontali, coinvolte ad esempio nei processi di avvicinamento sociale, il sistema limbico e l’amigdala, che determinano l’ira e l’impulsività, e la corteccia prefrontale, che svolge al contrario una funzione di moderazione e controllo. A livello biochimico, il sistema della rabbia è legato ad ormoni specifici come la serotonina e il testosterone; quest’ultimo attiva a sua volta il cortisolo, il cosiddetto ormone dello stress, che ha un ruolo fondamentale nel permetterci di reagire e rispondere agli stimoli.

Dietro la rabbia possono nascondersi anche dolore, delusione o frustrazione, che scattano ad esempio quando viviamo quella data situazione oppure quel dato evento come un’ingiustizia. Quando la rabbia prevale, leggiamo le intenzioni dell’altro come maggiormente provocatorie e dirette nei nostri confronti, filtriamo il mondo in maniera differente e influisce sul modo in cui percepiamo ciò che stiamo vivendo.

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La rabbia può diventare un veleno per il nostro corpo quando diventa  rancore e quando si trasforma in vendetta. Diventa tossica perché si vive in funzione di ciò che è…

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Cosa accade nel cervello degli adolescenti: perché sono più impulsivi?

In adolescenza avvengono cambiamenti molto importanti, non solo dal punto di vista fisico, ma anche dal punto di vista cognitivo e cerebrale. Il cervello degli adolescenti mostra una maggiore attivazione di alcune aree, come quelle del nucleo accumbens, che regolano e determinano la risposta alle ricompense, alla gratificazione e alla ricerca del piacere. Al contempo, il minore sviluppo della corteccia prefrontale rende più faticosa la valutazione dei rischi, delle conseguenze future e la presa di decisioni ponderate.

La combinazione tra il sistema di ricerca del piacere più maturo e attivo e l’immaturità della corteccia, rende gli adolescenti più sensibili, più irascibili o impulsivi, perché molto sollecitati dal punto di vista emotivo e con difficoltà nella gestione delle loro emozioni.

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Adolescenti impulsivi: perché agiscono prima di pensare? La risposta è nel loro cervello

“Fa le cose senza riflettere. Se solo si fermasse trenta secondi in più, se solo si chiedesse quali saranno le conseguenze di quello che sta per fare, sicuramente riuscirebbe a…

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A cosa dobbiamo prestare attenzione per imparare a gestire la rabbia?

Le emozioni, dunque, sono parzialmente originate da messaggi chimici ma, al contempo, è fondamentale comprendere il modo in cui noi stessi rappresentiamo nella nostra mente gli eventi, il modo in cui li percepiamo.

Facciamo attenzione non solo alle nostre reazioni, ma anche al significato che diamo agli eventi, a cosa suscitano in noi. Facciamo attenzione alle nostre parole.

Come raccontiamo un dato evento? Quali termini usiamo e in quale sequenza? Quali immagini utilizziamo per descrivere ciò che stiamo vivendo? I nostri pensieri e le nostre parole, infatti, attivano in maniera ripetitiva e costante determinati circuiti cerebrali, andando a rinforzarli, trasformandosi nel nostro modo abituale di essere e di esprimerci.

La rabbia non va sconfitta o repressa, né sfogata, va gestita! Le parole chiave per poterlo fare sono autoregolazione e autocontrollo.

Dobbiamo imparare a conoscerla e riconoscerla per mantenere noi il controllo degli eventi, dobbiamo allenare le nostre reazioni, dobbiamo valutare e applicare gradualmente soluzioni alternative e differenti che ci permettono di non amplificare il problema e lavorare sulla gestione e sulla soluzione.

di Maura Manca