Gli scontri genitori e figli sono all’ordine del giorno in adolescenza. Divergenze di opinioni, di aspettative, di esigenze e di punti di vista. Per il genitore, il figlio non comprende che gli vengono dette determinate cose o imposte specifiche regole per il suo bene. Per il figlio il genitore non comprende mai il suo punto di vista, è pesante, rompe, “si accolla” e non lo capisce a prescindere.
In questi incontri-scontri spesso volano anche parole che non si pensano, talvolta pesanti e si dicono tutta una serie di frasi tipiche del repertorio del genitore che fanno saltare i nervi ai figli.
Una di quelle è “quando sarai grande capirai”, che li fa piuttosto arrabbiare perché a loro di quando saranno grandi non importa assolutamente niente, ciò che conta è quello che accade ora nel presente e quello che stanno attualmente vivendo.
E’ una frase che demarca ancora di più le distanze tra le due generazioni, che pone il genitore sul quel piedistallo che il figlio odia e che non riesce proprio a sopportare. Sono parole che non aprono al dialogo, al contrario tendono a bloccarlo, perché il messaggio sottinteso è che tanto il più piccolo non è in grado di capire, di comprendere il significato del comportamento del genitore o della situazione. Ricorda un po’ la frase “quando avrai figli poi ne riparleremo”. E’ indubbio che così sarà, è logico che con la maturazione fisica e psichica e con l’accumulo di esperienze di vita si diventa più consapevoli e si cambia il punto di vista, ma ciò che conta davvero per sintonizzarsi con i figli è non perdere il loro modo di vedere la vita, di pensare e di relazionarsi a se stessi e al prossimo.
Loro si sentono grandi, si sentono maturi, già in grado si pensare autonomamente e non vogliono assolutamente essere sminuiti e declassati ad adolescenti. E’ un frase a cui non possono controbattere, perché non hanno gli strumenti per farlo e quindi si indispettiscono.
E’ dunque importante aprire sempre il dialogo, anche quando sembra che la discussione stia prendendo una piega non desiderata. Si deve insegnare al figlio a parlare e a confrontarsi sempre con il genitore, gli si deve far capire che si è pronti all’ascolto e che non si sminuisce il loro punto di vista, anche quando si sa che ha i suoi limiti e che, poi, sarà sempre e comunque il genitore a prendere la decisione e a dire l’ultima parola.
Creare un dialogo ed essere aperti al confronto sono le modalità privilegiate per riuscire a monitorare le azioni del figlio e a trovare un punto di incontro con lui, perchè le barriere e i muri servono solo a far star male l’adulto e l’adolescente e a creare un maggiore distacco tra due mondi paralleli che molte volte parlano linguaggi troppo diversi e faticano a comprendersi a vicenda.
di Maura Manca


