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Non è sicuramente facile gestire tutte le problematiche legate alla scuola. Le esigenze cambiano in funzione di ogni ordine e grado. Milioni di bambini e adolescenti si sono trovati a interrompere bruscamente l’anno scolastico senza sapere se e quando poter ritornare a scuola. #nonsaràcomeprima è un hashtag a cui ci dobbiamo abituare. Una nuova normalità fatta di nuove abitudini diventerà la nostra quotidianità. Oggi tutto questo ci spaventa, ci preoccupa perché non lo possiamo prevedere e quindi controllare o almeno, illuderci di controllarlo.

Che sarà della cara vecchia scuola? Erano troppi anni che si sottolineava la necessità di intervenire e apportare un cambiamento in tutto il sistema scolastico, partendo dalle classi pollaio che non potevano più corrispondere ai cambiamenti individuali, famigliari e sociali, fino ad arrivare al vecchio sistema didattico. Una scuola che doveva cambiare, adattarsi ai tempi e quindi alle persone. Una scuola che non aveva sicuramente pensato di doverlo fare in una maniera così drastica e repentina. Il problema non è come chiudere l’anno, nonostante troppi allievi partiranno con delle lacune formative importanti. Il problema vero è non lasciare fuori nessuno alla riapertura e per farlo bisogna obbligatoriamente analizzare tutti gli aspetti, compresi quelli psicologici. La scuola non può stare a casa, il confinamento dei suoi piccoli abitanti deve finire e devono riprendere tutte le attività legate alla scuola. Dobbiamo insegnargli a convivere con il virus, come del resto facciamo già con altri virus e batteri. Farà parte delle nostre vite e non può impedirci di investire su di loro, sulla loro formazione ed educazione perché loro sono il futuro. Il vaccino non sarà la panacea di tutti i mali; il vaccino non cancellerà il virus dalla faccia della terra. Ci saranno le cure e si conoscerà meglio il virus per cui non potrà più coglierci impreparati. Non possiamo aspettare un momento in cui si può pensare che tornerà tutto come prima perché non tornerà più tutto come prima. Tornerà, però diverso da prima.

La scuola ha l’obbligo di riadattarsi, di riprendere i suoi allievi e di prendersi carico di loro. Di tutti, nessuno escluso.

La didattica digitale non è pensabile come didattica esclusiva per una serie di innumerevoli motivi tra cui i più banali sono legati ad aspetti logistici: non si possono tenere i genitori a casa, non si può pensare che i bambini e adolescenti non escano più di casa per evitare di avere un’impennata di Hikikomori, bisognerebbe garantire la connessione veloce a tutti e anche il mezzo con il quale lavorare. In più non è pensabile che trascorrano intere giornate con gli occhi fissi su uno schermo. Nello stesso momento, fare turni graverebbe sugli insegnanti e andrebbe a gravare sulle ore di lezione e sulle famiglie che non possono lavorare in funzione dei turni dei figli. I nonni che erano il pilastro portante ora sono una categoria a rischio e non possono essere più presenti come prima. Non tutti si possono permettere le tate e i bambini a casa da soli non possono, e non sono in grado di stare. È un’infanzia avanti da un punto di vista cognitivo e molto immatura da quello emotivo.
Spero che nessun architetto geniale se ne esca con i divisori in plexiglas tra i banchi, visto che in questo periodo va molto di moda. Guanti e mascherine poi chi li paga? Come vengono smaltiti all’interno delle scuole? Hanno un costo importante a lungo termine e le famiglie sono già sufficientemente in crisi. Per non parlare della gestione dei turni dei bagni e di entrata e uscita.
Far lezione nel cortile è molto bella come idea ma impraticabile. Immaginatevi le allergie, se tira poi un alito di vento che facciamo, li facciamo ammalare, e poi c’è il sole e poi c’è l’ombra. Troppi distrattori. In più risolverebbe il problema per poco tempo. Sicuramente non si possono più avere le classi pollaio ma attenzione: la divisione delle classi comporta lo sfaldamento del gruppo classe, della socialità che in tanti si erano costruiti a fatica. Un iniziare tutto da capo, magari cambiando anche maestre o professori. Servono ozonizzatori in tutte le aule e in tutti gli ambienti, oltre la sanificazione iniziale. Servono disinfettanti, guanti e mascherine di riserva e spazi un po’ più ampi.

La scuola pubblica rischia di prendere un duro schiaffo perché molti genitori migreranno verso le più attrezzate scuole private.

Non si può pensare di fare modifiche strutturali drastiche in così poco tempo e ci si deve adattare. È la legge della sopravvivenza. La soluzione più plausibile è quella di mettere all’ingresso di ogni ambiente comune un passaggio in cui si passa in fila indiana dentro il quale viene nebulizzato un liquido in grado di uccidere virus, germi e batteri, come del resto si fa in altre parti del mondo in cui non hanno chiuso i luoghi di lavoro. Questo passaggio permette di eliminare ogni forma di virus presente sulle persone. Se poi si tengono i banchi un po’ più distanti, si rispettano le norme igieniche, non ci sono problemi. Servono tamponi per tutta la popolazione scolastica per essere sicuri che non ci sia nessun positivo.

Un aspetto molto ostico, difficile da metabolizzare e superare sarà proprio la gestione della paura del contagio.

Sto lavorando tanto su questo specifico aspetto. Le persone intorno a noi sono diventate potenziali pericoli e difficilmente si sconfiggerà il fantasma del Coronavirus e del suo contagio. La paura dei genitori e la loro ansia che i figli si possano ammalare li può portare a non essere tranquilli nel mandarli a scuola.

I bambini ci daranno un grande insegnamento in termini di riadattamento e flessibilità mentale. Loro ci aiuteranno a riadattarci e capire che anche se in maniera completamente diversa #adràtuttobene. Non lasciamoli a casa, hanno bisogno della scuola. In questi ultimi anni c’è troppa incertezza da un punto di vista sociale, si sono visti crollare il sistema famiglia sempre più conflittuale e disgregato. Per molti di loro la scuola era l’unico punto certo, quello intorno al quale ruotava tutto. La scuola stava resistendo, stava rimanendo quel punto che i bambini e gli adolescenti non avrebbero mai messo in discussione. Se diventa instabile anche la scuola e tutto troppo incerto, perderemo troppi adolescenti e li regaleremo al disagio e alla devianza. In troppi quartieri a rischio centinaia di ragazzi si sono già allontanati dalla scuola e sono finiti nelle braccia della “famiglia” sbagliata. Non possiamo permettere tutto questo. La dispersione scolastica è un problema da non sottovalutare perché crea un danno a più livelli.

In più tanti bambini e ragazzi hanno bisogno di allontanarsi dall’ambiente domestico, molti vivono circondati da violenza o in nuclei altamente patologici. Se li lasciamo tutto il giorno in ambienti nocivi rischiamo di farli ammalare.

Ecco perché serve una task force specializzata che conosca tutte le dinamiche scolastiche, sociali, familiari e individuali per poter assolvere il durissimo compito di far ripartire la scuola meglio di prima senza lasciare nessuno indietro o a allo sbando.

di Maura Manca 

Presidente Osservatorio Nazionale Adolescenza