Durante l’anno ci abituiamo a vivere con ritmi frenetici e incastri di orari da quando si aprono gli occhi: accompagna i figli scuola, lavoro, spesa, attività sportive, lezioni di vario tipo, amichetti, compiti ecc.. diventa tutto una corsa contro il tempo. Si arriva la sera che si è stanchi ma ci si deve preparare psicologicamente per ripartire il giorno dopo.
Se facciamo un’analisi di tutte queste attività e del rapporto che si instaura con i figli, spesso ci si rende conto che le frasi che scandiscono il rapporto madre-figlio o padre-figlio sono ripetitive e che risuonano con dei toni più di imposizione piuttosto che di condivisione: “muoviti che siamo in ritardo”, “dai sbrigati”, “avanti cammina”, “mi stai facendo fare tardi”, “lo facciamo quando rientriamo (cioè mai)”, per non dimenticare il braccio di ferro dei compiti “hai fatto i compiti?”, “quando fai i compiti?”, fino al devi andare a letto che è tardi.
Incastrati in questa routine quotidiana non ci si rende conto di quando si dedichi poco spazio alla condivisione emotiva con i figli. Si diventa un po’ troppo autisti, bancomat e giudici supremi. Si dà poco spazio allo stare con loro, al “perdere” tempo con loro, al di fuori dei doveri e degli impegni.
Il rapporto con un figlio non deve essere basato solo sui doveri ma anche sul piacere. Vedo tantissimi ragazzi e tutti si lamentano della stessa cosa, tutti vorrebbero far capire che oltre la scuola c’è di più, ci sono loro, con ciò che pensano e ciò che provano.
La fretta e l’ansia del ritardo devono andare in vacanza per il bene di genitori e dei figli
Per prima cosa, si potrebbe allora recuperare in vacanza questo rapporto per il bene dei genitori e dei figli. Sicuramente, con i bambini è più facile perché sono piccoli e trascorrono tanto tempo con i genitori e quindi si può pensare di divertirsi con loro, svolgere delle attività insieme, giocare, ridere e ascoltarli per calarsi nel loro mondo, conoscerli e capirli. L’unico modo per fare una prevenzione efficace è capire un figlio e per farlo, bisogna conoscerlo.
Quando si tratta di figli adolescenti diventa un po’ più complicato per due ragioni molto semplici:
- la prima è che sono in vacanza e loro vogliono uscire e trascorrere più tempo possibile fuori casa, con gli amici, molti fanno le vacanze da soli o vanno a casa degli amici, per cui diventa difficile trascorrere del tempo con loro perché in genere quando sono in casa sono stile zombie o sono impegnati ad organizzare le loro uscite. La seconda è che sono adolescenti e stanno attraversando quella fase di crescita in cui ci si sente grandi, ci si ribella alle regole genitoriali, si sposta tutto sugli amici e sugli innamoramenti, non ci si sente a priori capiti da nessuno e si fanno i melodrammi per ogni evento di vita.
I genitori spesso sono stremati e non sanno come comportarsi con loro. Ma non allarmatevi eccessivamente, non è così drammatica la situazione! Prima di tutto il segreto sta nel NON approcciarsi mai al figlio con delle aspettative che lui si comporti diversamente da un “normale” adolescente.
Se gli parliamo tendenzialmente hanno il cellulare in mano e stanno chattando e se pensiamo che loro in autonomia capiscano che la casa in cui vivono non è un albergo, ci stiamo già approcciando con delle aspettative irrealistiche che non saranno corrisposte e genereranno solo tensione e nervosismo. In vacanza vogliono uscire, non gliene frega niente di stare in casa con i genitori, di pulire e riordinare. Si devono fare dei compromessi diversi da quelli invernali, si deve essere un po’ più morbidi, meno rigidi e capire che sono in vacanza.
- In secondo luogo è importante non approcciare sempre con loro con imposizioni, divieti, limiti e sottolineature di tutti gli aspetti che non vanno.
Per evitare di riapplicare il modello invernale, si devono abbassare i ritmi e cambiare le modalità comunicative e di interazione con loro. Di devono ascoltare per quel poco che raccontano, senza giudizi e facce storte perché non si condividono le cose che fanno. Ci si deve far vedere curiosi e aperti al loro mondo, puntando alla condivisione al di fuori di disordine, compiti e uscite.
Anche i figli hanno bisogno di vedere il genitore sotto un’altra veste e di capire che non esistono solo i doveri, ma anche i piaceri. Non applicate quindi anche nel periodo estivo le stesse modalità di interazione con loro, i figli hanno bisogno dei genitori e della loro presenza.
di Maura Manca, Psicoterapeuta
Presidente Osservatorio Nazionale Adolescenza
Credits foto Shutterstock


