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C’è un’importante differenza tra essere leader di un gruppo ed essere un bullo, nonostante le due figure vengano spesso confuse, soprattutto quando si tratta di bambini piccoli.

Che ruolo ha un leader?

Il leader ha una capacità trainante all’interno del gruppo, riesce a coinvolgere tutti e a trascinarli, ha carisma e spirito d’iniziativa ed è in grado di dirigere e sostenere il suo gruppetto verso un obiettivo concreto. Può essere anche più competitivo, ma si tratta in questo caso di una competitività positiva, non  distruttiva che porta, al contrario, a denigrare e annientare l’altro.

Il leader ha anche la capacità di influenzare il gruppo, di portare gli altri, in un certo senso, a fare ciò che dice, ma non con la forza, non con la prepotenza. Lo fa attraverso il suo carisma e le sue azioni, che non hanno mai l’intento di far ingiustamente del male ad un’altra persona.

Il bullo non è un leader

Quando il gruppo si allea intorno a un “capetto” che utilizza le sue caratteristiche individuali, il suo temperamento e la sua forza per padroneggiare ed approfittare degli altri, per raggiungere i suoi scopi e condizionarli, si parla di prevaricazione.

Non c’è più un obiettivo positivo o di gruppo, se non quello di prendere di mira un coetaneo, solitamente colui che è più sensibile, che ha meno strumenti per difendersi e che ha delle caratteristiche che, secondo il bullo e i suoi seguaci, lo rendono “diverso”.

Il gruppo ride delle spavalderie di questo “capetto”, che non è un leder perché ha bisogno di nascondere la sua fragilità interna dietro il suo ruolo da bullo. È facile essere forti con chi è più debole e, purtroppo, il gruppo che lo sostiene non riesce a capirlo.

Chi si nasconde dietro la forza di un gruppo, dietro i muscoli o dietro la spavalderia, non è forte, ha bisogno di quel ruolo per sentirsi forte, ma ha paura e, invece di affrontarla, la trasforma in violenza e fa vivere gli altri nella paura.

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Le prevaricazioni lasciano cicatrici profonde

Frasi come “tu non fai questo con noi”, “non ti sei visto”, “fai schifo”, “stai zitto”, risate, prese in giro, esclusioni, battutine, se fatte da quelli che dovrebbero essere amici, con intenzionalità, in maniera completamente ingiusta, perché non c’è nessun motivo valido di fondo, possono diventare un’arma che ferisce più di una lama e provocare tanta sofferenza.

Si tratta di azioni che vanno ad intaccare nel profondo l’autostima, la sicurezza personale, la voglia di andare a scuola, di sorridere e, in tanti ragazzi, anche di vivere.

Il bullismo può influenzare in modo significativo la qualità della vita di bambini e adolescenti: colpisce il loro benessere, sia fisico che psicologico, le relazioni sociali con genitori e coetanei, il modo in cui vivono l’ambiente scolastico. I ragazzi si sentono sempre più isolati dalla loro rete sociale, provano vergogna e sensi di colpa che abbassano la loro autostima e la percezione di sé (Dubey et al., 2022).

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È fondamentale tenere bene in mente che i diversi ruoli ricoperti all’interno di un gruppo diventano stabili, e per questa ragione si deve spezzare subito la catena delle prevaricazioni e non permettere il gioco patologico dei ruoli della dinamica del bullismo.

di Maura Manca

Riferimenti bibliografici

Dubey V.P., Kievišienė J., Rauckiene-Michealsson A., Norkiene S., Razbadauskas A., Agostinis-Sobrinho C. (2022). Bullying and Health Related Quality of Life among Adolescents- A Systematic Review. Children, 9:766.