Oggigiorno bambini e ragazzi vivono connessi in rete e sui social network e hanno accesso a qualsiasi tipo di notizia e informazione, quindi, anche se si volesse proteggerli e tutelarli dalle brutte notizie, con questo flusso continuo, anche non ricercato, non è possibile. Che fare allora? Bisogna insegnargli a filtrare e a comprendere ciò che leggono perché oggi, ciò che viene scritto sui vari social network, sta diventando per troppe persone verità assoluta.
Durante l’evento “Cartoons on the bay 2017” organizzato a Torino, è stata presentata un’interessante indagine sul ruolo della corretta informazione, condotta dall’Istituto di ricerche Tips e De Agostini Editore, su un campione di bambini e ragazzi di età compresa tra gli 8 e i 14 anni.
La ricerca ha messo in luce come il 97% dei bambini e degli adolescenti preferisce essere informato su ciò che succede intorno a loro: il 60% dichiara di sentirsi più tranquillo quando gli viene spiegata la situazione, mentre il 53% si sente più preparato ad affrontare o ad evitare il pericolo. Oggi non si possono crescere i figli dentro una campana di vetro, perché anche se l’informazione non arriva direttamente dal genitore, arriva dalla Rete o dagli amichetti o dalla scuola, rischiando che sia anche filtrata in maniera errata.
I figli se percepiscono che i genitori gli dicono la verità e li rendono partecipi di ciò che accade sia in famiglia che nel mondo che li circonda, si sentono più sereni e più tranquilli. Se il genitore gli spiega le cose e li rassicura, loro si sentono più protetti.
L’importante è non generare mai allarmismo perché i figli, soprattutto i più piccoli, filtrano in base alle reazioni del genitore. Se il padre o la madre provano ansia, paura o angoscia, loro percepiranno un maggiore pericolo e quindi filtreranno la situazione come più grave di quella che realmente è.
Una lamentela che spesso fanno i bambini e gli adolescenti al nostro Osservatorio Nazionale Adolescenza è che i genitori gli nascondono le cose, anche quelle che accadono in casa, e questo gli genera un livello di allerta più alto perché devono stare attenti a ciò che dicono e che fanno per capire cosa succede, soprattutto quando si tratta per esempio della salute.
La verità rinforza il legame di fiducia tra genitore-figlio, ci si sente maggiormente riconosciuti e permette di abbassare i livelli di ansia e preoccupazione.
Le notizie di ciò che succede nel mondo bombardano la psiche, sono troppi i fatti che accadono tra disastri naturali, terremoti, attacchi terroristici e guerre, non c’è un attimo di respiro, ci si sente circondati da problemi e si spera che non tocchino mai nessuna delle persone a cui si vuole bene. Ciò che terrorizza i minori è la paura della perdita e dell’abbandono, di rimanere senza il padre o senza la madre. Apprendono dai media che queste calamità uccidono, di bambini rimasti orfani e temono possa capitare anche loro. Per questo vogliono sapere sempre tutto, è come tenere sotto controllo la situazione e avere padronanza di ciò che accade. Se non gli si racconta tutto, loro colmano anche con la fantasia e si fanno immagini sbagliate che gli generano inutili paure. E’ indubbio che i bambini siano molto più spaventati dai fatti reali, da ciò che accade realmente nel mondo, rispetto per esempio ai film horror o ciò che non percepiscono come pericolo potenziale.
I fatti reali, come per esempio i terremoti, gli attacchi terroristici, gli incidenti, li preoccupano maggiormente perché hanno il timore che possano coinvolgere anche i membri della famiglia e l’idea della perdita li terrorizza.
Più sono piccoli più hanno paura che questo tipo di eventi possano accadere anche a loro e questo li destabilizza e li spaventa tanto. In questo caso è importante che un genitore li rassicuri e gli faccia capire che sono al sicuro, facendogli vedere con la cartina geografica la distanza tra loro e il problema, in modo tale che capiscono che non esiste un rischio imminente.
I bambini e gli adolescenti, oggi, sono decisamente bombardati da notizie su notizie, vedono immagini e video di morti, di uccisioni, di drammi e di inciviltà. Questo bombardamento grava da un punto di vista psicologico e i genitori devono, soprattutto quando sono più piccoli, stare attenti che non vedano da soli queste notizie e, quando sono più grandi, filtrarle e assicurarsi che abbiano compreso la gravità della cosa.
Sempre secondo la ricerca dell’Istituto di ricerche Tips e De Agostini, il termine terrorismo è conosciuto dal 97% di loro e viene considerato come un fenomeno imprevedibile che può colpire in qualsiasi momento, mentre la guerra, conosciuta nel 99%, appare come un pericolo più lontano. Il fenomeno dell’immigrazione, invece, anche se viene avvertito più vicino alla loro realtà, preoccupa solo il 4% di loro, mentre il terremoto è conosciuto dal 100% degli intervistati e dal 65% è avvertito come una minaccia imminente che fa scattare in loro molta paura.
La guerra spaventa più del terrorismo
Un altro aspetto che spaventa tanto è per esempio la guerra, ne sentono parlare in casa, hanno studiato sui libri gli effetti devastanti e le barbarie che provoca. Oggi per esempio nel sentire di bombardamenti, di rischio di guerre e di utilizzo di armi nucleari, genera molta preoccupazione. I bambini e gli adolescenti hanno davanti agli occhi la devastazione che causano le bombe atomiche e sentire USA e Corea del Nord che si minacciano l’un l’altro, non fa stare tranquillo nessuno. Un genitore ha il dovere di informare un figlio di ciò che accade nel mondo perché tanto, per quanto possa essere piccolo, se ha un dubbio lo cerca su Internet, dove trova tutte le risposte. Per questa ragione, è bene che i genitori informino i figli e li coinvolgano in ciò che accade nel mondo perché oggi non è più possibile nascondergli niente, la globalizzazione e i social network permettono di essere informati e spesso anche disinformati, in tempo reale. Per tale motivo il dialogo e il confronto con i figli è fondamentale, anche sull’attualità e sulla cronaca, per tenere sempre sotto controllo le loro reazioni e per filtrare ciò che non sono ancora in grado di filtrare da soli in autonomia.
di Maura Manca, Psicoterapeuta
Presidente Osservatorio Nazionale Adolescenza


