“Forse era meglio quando andavo a scuola”
“All’inizio era divertente, adesso sta diventando pesante”
“Mi sento soffocare in casa”
“Sto impazzendo”
Inizialmente tanti ragazzi, non hanno reagito particolarmente male all’isolamento in casa. Fondamentalmente si trattava di una “novità” che ha intaccato la scuola, l’istituzione inattaccabile per eccellenza.
Ci siamo trovati davanti reazioni molto differenti: c’è chi ha continuato la propria vita, chi ha negato il problema, chi si è spaventato, chi ha reagito in modo responsabile ecc… Il problema, però, sembra emergere ora, a distanza di qualche settimana dall’inizio del blocco delle attività, quando l’incertezza e il dubbio stanno prendendo il sopravvento e rischiano di intaccare gli aspetti più razionali.
L’emotività diventa sempre più difficile da gestire, lo stress dei vincoli, e del non sapere quando riprenderanno le attività, non è poi così facile da contenere.
In parallelo, molti genitori, hanno già sperimentato di tutto e di più e alcuni, si sono giocati i jolly, per cui adesso, cercano di capire come compensare e riempire il tempo che rimane.
La noia aleggia nelle stanze di tanti ragazzi. Noia che viene vissuta come una sorta di non-azione, una condizione di impotenza. Non posso più essere potente, quindi, adesso che faccio?
Non tutti i ragazzi hanno gli stimoli e le risorse personali per reagire autonomamente in maniera adattiva. Non tutti gli adolescenti vivono in un ambiente accogliente, in uno spazio in grado di accogliere i loro pensieri, le loro emozioni e i loro comportamenti.
Tanti ragazzi, pur rimanendo connessi, si sentono ancora più soli di prima. Non tutti hanno i genitori disponibili, altri vivono in spazi ristrettissimi, tutti attaccati e sperimentano una sensazione di prigionia. Non è facile affrontare una condizione così estrema entrata prepotentemente nelle vite di tutti.
Isolamento non è prigionia. Questo è il primo concetto fondamentale che deve arrivare ad adulti e adolescenti. Non significa non agire, significa agire in un altro modo. Siamo noi che dobbiamo aiutare i più piccoli a leggere la realtà che stanno vivendo in maniera diversa, senza subirla. Non sono schiacciati dagli eventi.
Uscire e continuare la vita di prima significa ammalarsi, rischiare di morire e di prolungare una situazione che non vogliono che si dilunghi. Allora è importante ricreare degli spazi di “normalità”, ristrutturare il loro tempo, fargli capire che non si è fermato niente, ma che è solo cambiato e, in parallelo, è importante dargli alternative.
Se vogliamo potarli fuori dal loro mondo e dalle loro stanze dobbiamo incuriosirli…………………..
Clicca sul link per continuare a leggere tutto l’articolo sul Magazine Family Health pubblicato l’1 aprile 2020:
http://magazine.familyhealth.it/2020/04/01/adolescenti-reclusi-lisolamento-non-prigionia/


