L’imprevedibilità e la ferocia degli attacchi terroristici hanno un forte impatto nella psiche dei bambini e degli adolescenti che sono bombardati di immagini, informazioni e ansie genitoriali. I ragazzi vivono connessi in rete e sui social network, hanno accesso a qualsiasi tipo di notizia e informazione. Sono incuriositi e hanno accesso ad immagini e video estremamente violenti e crudi rischiando di destabilizzarsi da un punto di vista psicologico, non avendo ancora maturato pienamente una capacità critica e di filtro. Tutto questo può anche andare ad intaccare le abitudini quotidiane e a condizionare le scelte e il tempo libero.
Il terrorismo in che modo ha condizionato la vita dei ragazzi?
Un’indagine dell’Osservatorio Nazionale Adolescenza svolta sul territorio nazionale su circa 7000 adolescenti di età compresa tra i 14 e i 19 anni e su 1000 tra gli 11 e i 13 anni, ha rilevato che circa 6 adolescenti su 10 hanno paura degli attacchi terroristici, sono intimoriti dal fatto che possa capitare anche nel nostro Paese e sono spaventati dall’idea di un potenziale attacco, di cui il 40% sono ragazze e il 20% ragazzi. Le femmine sono molto più impaurite rispetto ai maschi e manifestano apertamente la loro paura. Per questa ragione 1 adolescente su 10 ha cambiato le proprie abitudini, non frequenta più determinanti posti che possono essere potenziali bersagli e alcuni ragazzi non prendono più la metropolitana, non vanno più ai concerti o agli stadi.
Qual è stata invece la reazione dei genitori?
I genitori sono più allarmati quando i figli escono e frequentano luoghi pubblici, hanno paura che possano essere coinvolti in qualche attacco terroristico, li riempiono di raccomandazioni e di telefonate e tante mamme e papà gli chiedono espressamente di non andare in determinatati posti o di non prendere i mezzi pubblici. Questo accade soprattutto per i più piccoli, nella fascia di età dagli 11 ai 13 anni perché circa 4 genitori su 10 hanno cambiato le abitudini e sono diventati molto più pressanti e controllanti nei confronti dei figli dopo l’escalation degli attacchi terroristici. Mentre, nella fascia di età dai 14 ai 19 anni, il 26% dei genitori è diventato più pressante e più controllante nei confronti dei figli quando escono di casa e frequentano luoghi pubblici. I genitori sono molto più apprensivi con le femmine rispetto ai maschi, hanno più paura per loro, le vedono più indifese e quindi danno loro molte più raccomandazioni.
Attacchi terroristici: cosa devono fare i genitori per evitare un impatto negativo sulla psiche dei figli?
Gli effetti dei media, giornali e telegiornali, nonché trasmissioni televisive sui bambini sono legati non solo alla natura e alla qualità del messaggio trasmesso, ma anche alle caratteristiche psichiche di chi…
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I genitori come possono comportarsi? Ecco i 4 consigli:
– Non fategli tenere tutto dentro. È fondamentale incoraggiarli a parlare, a comunicare il proprio disagio e a confrontarsi con loro circa l’accaduto. Sono in un’età in cui possono nascondere le proprie fragilità e mostrarsi forti, non fatevi ingannare e fategli sentire che ci siete per loro.
– Non abbiate reazioni eccessive. Attenzione a non scaricare le vostre paure e le vostre ansie su di loro, non allarmateli ulteriormente con le vostre reazioni emotive, perché questa paura irrazionale rischia di essere trasmessa, di vincolare le attività del quotidiano e interferire nel rapporto genitore-figlio.
– Non considerateli già adulti. Sebbene gli adolescenti abbiano maggiori capacità verbali dei bambini di esprimere i propri pensieri ed emozioni, non hanno ancora maturato una struttura psichica in grado di gestire certi vissuti ed è proprio per questo che hanno bisogno della vostra vicinanza, del vostro contenimento e delle vostre spiegazioni per mettere ordine nel caos che hanno in testa.
– Non metteteli sotto la campana di vetro. Anche se la preoccupazione è molta alta, non è possibile tenere i propri figli sempre sotto controllo e sott’occhio, come se lo sguardo attento di mamma e papà impedisse e proteggesse da eventi spiacevoli. Non è non facendoli uscire, guidare la sera e la notte, partire o impedendogli di prendere la metropolitana o di andare ai concerti, alle partite o nei locali più alla moda che si evita il peggio o un attacco terroristico.
Combattere il terrorismo, significa non farsi condizionare a livello mentale e non farsi invadere dalla paura che vogliono infondere per gestire e governare le menti delle persone, cercando, per quanto difficile sia, di guardare di nuovo al futuro con speranza.
Di Maura Manca, Presidente Osservatorio Nazionale Adolescenza


