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Non dobbiamo sottovalutare la gravità dell’episodio in cui due bambini di neanche 10 anni, ribadisco, neanche 10 anni, hanno intenzionalmente tagliato le orecchie a un cane randagio. La motivazione che ha spinto i bambini a commettere un gesto di “normale” violenza è, a detta di un parente, puramente estetica. Per rendere più bello un animale tu decidi di operalo in autonomia. Un gesto di una gravità estrema perché agito nella più totale normalità. Io bambino sono mosso dalle mie esigenze estetiche e tu, altro essere umano, non esisti; tu sei un oggetto e non un essere vivo che prova dolore. Ti faccio ciò che io penso sia giusto per me, perché per me non vai bene così come sei e quindi ti devo cambiare, a costo di ferirti gravemente. Una violenza giustificata anche dagli adulti, un agire normale. Quando scrivo che stiamo sdoganando troppi comportamenti violenti e che sempre più bambini e adolescenti stanno diventando “normalmente” violenti, intendo proprio questo. A me tutto questo preoccupa perché ci troviamo ragazzi che non percepiscono la gravità delle loro azioni, mossi anche da adulti che legittimano troppi comportamenti. Così i comportamenti violenti saranno all’ordine del giorno. Così i comportamenti violenti incrementeranno. Così avremmo un grosso problema da gestire.

Dai giornali si evince che una zia avrebbe detto: “Mio nipote non voleva uccidere il cane. Essendo un bambino, pensava che tagliandogli le orecchie sarebbe stato più bello”. Se giustifichiamo l’ingiustificabile, se normalizziamo la violenza, come cresceranno questi bambini e soprattutto, perché agiscono in questo modo?

Non c’è niente di normale in tutto questo.

 

“Di frequente ci interroghiamo su quali motivazioni spingano i più giovani a comportarsi in un determinato modo, ci domandiamo come possano utilizzare la violenza per gioco, per divertimento, o non accorgersi che le loro azioni abbiano delle conseguenze anche gravi sugli altri; ancora troppi episodi di violenza quotidiana vengono bollati dagli adulti come semplici «bambinate» o «ragazzate». Se vogliamo curare le patologie dei figli, dobbiamo prima curare i genitori. Negli ultimi anni i disturbi psicopatologici di bambini e adolescenti si stanno aggravando in termini di intensità e di diffusione. Se nessuno insegna ai giovani come affrontare le difficoltà, se gli adulti cercano di vivere la vita al posto loro o danno per scontato la loro felicità, questi rischiano di perdere l’equilibrio in partenza. Molti non comprendono come l’aggressività possa esplodere fin dalla più giovane età; per farlo bisogna aver chiaro che la violenza, spesso, è nascosta dietro un’apparente normalità”. Dal mio ultimo libro Leggimi nel pensiero edito da Mondadori.

Maura Manca