IL REVENGE PORN NON HA “CLASSI SOCIALI”, RIGUARDA DAVVERO TUTTI, È TRASVERSALE?
È un fenomeno trasversale che abbraccia tutte le classi sociali. È un fenomeno circoscritto a questa generazione, alle modalità con le quali interagiscono, comunicano e si relazionano. Non ci sono differenze in questo senso, le uniche sono tra i maschi e le femmine, sono le ragazze in genere ad essere le vittime di questa violenza. È un problema di massa e di come sta crescendo questa generazione. Bisogna anche fare una differenza tra i vari fenomeni. Abbiamo il Revenge Porn che è un comportamento intenzionale messo in atto da una persona che si vuole vendicare per un torto subito. Spesso accade dopo essere stato lasciato o tradito: “Tu mi hai fatto del male e io ti faccio nel male”. Mi vendico e ti metto a nudo davanti a tutti colpendoti nel lato che rende più vulnerabili. Lo scambio volontario di immagini tra pari è un fenomeno diverso ed è chiamato sexting. Sono io che ti invio le foto che dovrebbero rimanere tra me e te e invece tu, puoi decidere di condividerle con gli amici per farle vedere agli altri o renderle pubbliche, ma c’è differenza tra chi le invia nelle chat di amici e chi le pubblica in siti porno. C’è anche chi “ruba” le foto, chi fa i video di nascosto dalla vittima e li rende pubblici e chi invece usa quelle immagini come merce di scambio e quindi tenta di estorcere qualcosa dalla vittima. Questo fenomeno si chiama sextortion.
CHE COSA TI RACCONTANO LE RAGAZZE? HANNO PAURA DEL REVENGE PORN?
Il problema è proprio questo. Sono le ragazze ad avere paura nonostante la paura non basti a bloccare i loro comportamenti. Per i ragazzi la diffusione di un video con immagini intime non è un problema, per una ragazza diventa un essere giudicata, criticata, derisa, attaccata da tutti, femmine comprese. Il viso di un ragazzo non se lo ricorderà nessuno, neanche il suo nome, come spiego nel capitolo dedicato al Revenge Porn del mio libro Leggimi nel pensiero edito da Mondadori. La vittima, invece, viene etichettata come “quella del video”. Come se una persona vittima di un comportamento violento come il diffondere immagini intime, se la sia andata a cercare o non ci ha pensato prima. Una violenza nella violenza. La paura più grande è vivere il sentimento dell’impotenza e l’affrontare i parenti e la cattiveria gratuita delle persone giudicanti.
MA PERCHÉ È COSÌ DIFFUSO?
Per noi adulti a volte sembra assurdo che gli adolescenti vivano nella condivisione totale di se stessi e di ciò che fanno. È importante sottolineare che non per tutti i ragazzi tutto è condivisibile, ma purtroppo per una grande percentuale sì, ed è per questo che spesso non si rendono conto della sua gravità. Tanti ragazzi vivono in vetrina e hanno la condivisione automatica. Ogni cosa che fanno viene filmata e condivisa nei vari gruppi. Lo fanno quasi in automatico, nella quotidianità e lo fanno anche nella sfera intima, come se fosse tutto uguale, come se non ci fossero differenze. Prima agiscono e poi pensano. Come se a loro non possa capitare ciò che capita agli altri. Si accorgono di non essere immuni quando è troppo tardi.
L’immediatezza della comunicazione ha annullato il concetto di attesa, riducendo il tempo del pensare e del decidere, favorendo il passaggio all’atto. Sin da bambini, infatti, vengono abituati ad un uso continuo e talvolta inadeguato della propria immagine, ad una normalizzazione nel mediare le proprie azioni e relazioni attraverso uno smartphone e anche ad una sessualizzazione precoce e un approccio alla pornografia troppo anticipato.
A CHE COSA DEVONO VERAMENTE STARE ATTENTE/ATTENTI RAGAZZE A RAGAZZI?
Purtroppo basta un attimo in cui ci si lascia andare, ci si fida, si pensa al momento che si sta vivendo e non si riflette sul fatto che quelle immagini possono essere utilizzate come un’arma per ferire e distruggere. Spesso sono proprio le vittime del Revenge Porn ad avere inviato, ingenuamente e per fiducia, delle immagini al proprio partner (ma anche ad amici/amiche), senza pensare che in futuro potrebbero essere usate per ricatto o vendetta. Per questo bisogna prestare sempre la massima attenzione a condividere materiale intimo anche con amici, amiche, fidanzati o persone di cui pensiamo di poterci fidare. Non sono quantificabili le proporzioni della rete: può assumere una dimensione di cui si perde il controllo e non si può più tornare indietro, non si può fermare perché l’oblio in rete non esiste. Ciò che arriva in rete e ciò che entra dentro i motori di ricerca può quindi rimbalzare ovunque ed essere nel telefono di chiunque.

CREDI CHE MANCHI, OGGI, IL SENSO DEL LIMITE?
Sicuramente bisogna lavorare con i ragazzi sul senso di se stessi e degli altri, sul senso critico, del limite e della misura. Spesso non hanno la consapevolezza delle conseguenze delle proprie azioni, vivono le varie situazioni come un gioco, un divertimento, dove il confine tra ciò che è pubblico e ciò che è privato è sempre più labile. Non si rendono effettivamente conto delle proporzioni che un singolo gesto, magari in preda all’emozione del momento, all’impulso, all’effetto contagio del “lo fanno tutti, lo faccio anche io” e del “accade agli altri a me non può accadere”, può avere un impatto così devastante. Gli adolescenti finché non vengono toccati di persona vedono il problema lontano da loro, come qualcosa che non gli appartiene, si sentono onnipotenti e non capiscono che una volta spinto il tasto invia, indietro non si può più tornare. Sono concentrati sul presente. Guardano i vantaggi dell’azione che stanno facendo, il qui ed ora, senza valutare le alternative e le conseguenze future. Le neuroscienze pongono l’attenzione anche sui processi cerebrali e ci confermano che il processo decisionale degli adolescenti è guidato dalla ricerca di gratificazione immediata. La corteccia prefrontale legata al sistema esecutivo, di controllo e di regolazione, non ha ancora terminato il suo processo di maturazione durante il periodo adolescenziale.
Per questa ragione si deve lavorare sulla consapevolezza a più livelli, non basta solo un discorso; bisogna partire fin da quando sono piccoli e stimolarli ad un corretto utilizzo del corpo, parlare con loro di sessualità in maniera sistematica e naturale. Hanno bisogno di adulti consistenti, che diano un contenitore, uno spazio chiaro e definito nel quale muoversi in sicurezza, anche online. Educare un figlio al riconoscimento dei limiti è fondamentale per un sano sviluppo psichico. Servono punti di riferimento, genitori che sappiano dialogare, ascoltare e osservare. Se i bambini prima, ragazzi poi, crescono in un ambiente contenitivo e formativo, attiveranno il cervello perché sanno e sono dotati di strumenti che possono utilizzare per tutelarsi.
MA I RAGAZZI SANNO CHE È UN REATO O C’È ANCORA POCA CONOSCENZA DELLA PARTE LEGALE?
I ragazzi molto spesso non capiscono la gravità della situazione e non è una giustificazione, anzi. Arrivano addirittura ad accusare la vittima di averli denunciati, di essere stata esagerata e di avergli creato un problema. Sono parole che fanno ulteriormente rabbrividire perché neanche davanti al fatto compiuto c’è una presa di coscienza di ciò che si è commesso. Si sentono troppo spesso nel giusto, per loro è una cosa che faceva ridere, come se l’altro fosse un oggetto da usare per i propri scopi e divertimenti. Quando gli parli di diffusione di pedopornografia cadono dalle nuvole, nella loro testa non è pornografia, figuriamoci pedo. Ed è anche per questa ragione che il reato che commettono, sempre nella loro testa, non è un reato e non è poi così grave. Questo deve far capire che dobbiamo ancora lavorare tanto in termini preventivi.
Non solo, ignorano quasi completamente che a commettere Revenge Porn non è solo colui che ha scattato la foto o ha realizzato il filmato, ma anche coloro che sono entrati in possesso di quel materiale intimo e che hanno contribuito alla sua diffusione e che hanno commentato aggravando e alimentando il problema. Sono loro che accrescono il fenomeno, che lo rendono pubblico e visibile: l’aspetto che impatta maggiormente sulla vittima, infatti, è che nessuno prova a mettersi nei suoi panni o a pensare che stia subendo un danno e una invasione che lascia dei segni profondissimi.
TROPPI ADOLESCENTI HANNO LA MANIA DI FOTOGRAFARE, FILMARE E POI POSTARE, QUALSIASI COSA. PERCHÉ?
Social e chat rappresentano la normalità per gli adolescenti. La loro modalità di relazionarsi è tecno-mediata, come la condivisione è parte integrante delle loro vite. Le chat sono spazi “reali” di incontro, condivisione e comunicazione. Si è annullato il concetto di intimità e spazio privato. Lo fanno senza pensarci, perché sentono il bisogno di essere accettati dal gruppo dei coetanei e hanno l’esigenza di ricevere anche approvazioni. Tanti ragazzi sentono il bisogno di piacere e questo spesso li porta a mettersi in mostra nelle vetrine social, cercando di ottenere sempre più consensi. Il corpo diventa un oggetto da mostrare, controllare e modificare. Il bisogno di dover apparire a tutti i costi rischia anche di portarli a realizzare fotografie provocanti e intime senza pensare alle conseguenze. Le stesse relazioni sono ormai “vissute” direttamente sui social e sulle chat e l’invio di foto intime e di pratiche erotiche sono all’ordine del giorno. È fondamentale una massiccia opera di prevenzione e sensibilizzazione che conduca ad un uso consapevole del Web, accompagnando i ragazzi in un percorso di educazione all’affettività, alla sessualità ma in particolare al rispetto di se stessi, del proprio corpo e al valore dell’altro, anche dietro ad uno schermo, perché un video non può e non deve più rovinare l’esistenza di nessuno.

QUALI POSSONO ESSERE PER UNA RAGAZZA LE CONSEGUENZE PSICOLOGICHE DELLA DIFFUSIONE DI IMMAGINI INTIME?
Le conseguenze cambiano anche in base alla tipologia di comportamento subìto, ai suoi effetti nel web e nel mondo quotidiano e tante altre variabili comprese quelle individuali, familiari e relazionali. Più si ha una rete di sostegno, di aiuto, comprensiva, meno ci si sente soli ad affrontare una condizione che attiva tantissima sofferenza e dolore. Se c’è anche il tradimento emotivo di una persona amata fa ancora più male perché non comprendi come si possa essere così crudeli e come si possa trovare divertente distruggere la vita di un’altra persona. Chi è vittima di Revenge Porn viene aggredito tre volte: dalla violenza insita nel gesto di rendere pubblico un momento intimo, dal giudizio gratuito delle persone e dalla impossibilità di ottenere giustizia proporzionata al danno come spiego nel mio libro Leggimi nel pensiero edito da Mondadori.
Devi affrontare i tuoi sensi di colpa, la testa si riempie di domande, di se e di ma, vorresti scappare da tutto e da tutti. Vivi un profondo sentimento di ingiustizia, ti sembra quasi irreale ciò che stai vivendo e non ne vedi una fine. È come avere una spada di Damocle sulla testa, non sai quando, e se ti libererai dal problema. E’ una condizione devastante dal punto di vista psicologico. Ogni volta che arriva un commento, uno sguardo, una risatina, una condivisione è come se si riattivasse la ferita. Mina l’autostima, la sicurezza personale, ti fa sentore sbagliata anche quando non lo sei. Alcune ragazze possono avere anche crisi di ansia, panico e andare in depressione, fino ai casi più gravi del suicidio.
PERCHÉ SI SENTE QUESTA SPINTA, QUESTO BISOGNO DI SPOGLIARSI PER SENTIRSI ADULTE?
Non è tanto la spinta di sentirsi adulte, è la spinta ad essere accettate. Spesso quando si trova dall’altra parte qualcuno che le riconosce per quello che sono, che non le fa più sentire incomprese, scatta quella vicinanza emotiva che in adolescenza, e non solo, perché capita anche a tanti adulti, significa fiducia. Una persona in grado di guardare oltre le apparenze nella tua testa non ti può tradire, è come se ti sentissi al sicuro e che non ti potesse far del male. Per questa ragione fa ancora più male. Man mano che ti fidi e che ti senti accettata le paure vengono meno e quindi ti lasci sempre più andare. È questo il meccanismo che scatta nella testa di tante ragazze.
COME PUÒ UN GENITORE, UNA VOLTA SUCCESSO IL FATTO, AIUTARE IL FIGLO A SUPERARE IL TRAUMA?
Con la comprensione e la presenza. Senza colpevolizzare mai un figlio che già si sente sufficientemente in colpa, senza dirgli “te l’avevo detto”, lo sa, senza fargli pesare ciò che ha fatto e il giudizio degli altri, parenti compresi perché il rischio di un crollo psichico è elevato. È una lezione che gli sarà di insegnamento più di mille parole. Hanno bisogno di aiuto perché nei confronti dei genitori si vergognano in una maniera anche difficile da gestire. Alcune volte mi hanno detto che avrebbero preferito uccidersi piuttosto che affrontare i genitori.

COSA POSSIAMO FARE NOI GENITORI? COME EDUCARLI, METTERLI UN GUARDIA, AIUTARLI, FARGLI CAPIRE CHE È UN REATO, E CHE NON POSSONO AGIRE CON LEGGEREZZA QUANDO SI TRATTA DI SPOGLIARSI?
Punto primo che c’è sempre una soluzione, che qualsiasi sia il problema in cui si cacciano può essere risolto. Che anche se si vergognano, se sanno di aver fatto qualcosa che non avrebbero dovuto fare, i genitori sono lì per aiutarli. Vanno abituati a parlare di tutto, anche di ciò che non fa assolutamente piacere a un genitore. Vanno abituati fin dalla prima infanzia a prendere decisioni, ad avere un senso critico sulle cose perché soprattutto in adolescenza farsi trascinare è un attimo. Più pensano meno sono condizionabili. L’analisi delle conseguenze deve essere una loro abitudine mentale perché se non sono abituati a farlo non lo faranno neanche durante l’adolescenza. Di per sé il cervello adolescente da un punto di vista delle neuroscienze è un cervello che non ha ancora sviluppato la gestione emotiva e l’analisi delle conseguenze. È importante non riempirli di parole perché si apprende dalle esperienze e quindi usare immagini vere, video, condizioni che possono toccare e che attivano qualcosa dentro. Se capiscono solo cognitivamente, rischiano di cadere nella trappola quando sono coinvolti emotivamente. Se sono consapevoli, ci pensano due volte.
INFINE, CHE COSA NON DIRE MAI AGLI ADOLESCENTI, PER EVITARE DI RICEVERE L’EFFETTO CONTRARIO?
Dire non è la soluzione efficace. Se vogliamo insegnargli qualcosa dobbiamo farglielo scoprire, dobbiamo costruire la comprensione di quella cosa. Servono immagini, parole, video, racconti, serve che tocchino con mano. Serve che capiscano che anche se in quel momento sono convinti di potersi fidare ciecamente di quella persona che niente potrà intaccare quel rapporto, nella vita le situazioni possono cambiare, come le persone, che non è la condivisione intima che rinforza il rapporto, che dobbiamo pensare sempre che i contenuti digitali non si cancellano e possono riapparire sotto altre forme, anche in momenti diversi. Prima di lasciarci andare dobbiamo metterci in sicurezza, perché a volte i peccati di ingenuità costano cari. Non sentirsi in colpa, perché chi è vittima ha subìto e chi è colpevole deve pagare. Camminare sempre a testa alta perché chi si deve vergognare è chi ha pubblicato, chi ha commentato e chi ha condiviso, chi non ha empatia.
L’intervista è stata fatta alla dottoressa Maura Manca da Benedetta Sangirardi e in buona parte pubblicata nel settimanale F in un articolo sulla serie Nudes disponibile su RaiPlay.


