Essere vittime di un furto d’identità al giorno d’oggi è un fenomeno estremamente frequente e sempre più diffuso, soprattutto in rete. Basti pensare alla diffusione globale dei social network che ha rivoluzionato il concetto di privacy; quasi ogni aspetto della propria vita quotidiana, infatti, anche i momenti più intimi e privati, viene condiviso attraverso immagini e video.
Il furto d’identità è un crimine agito da malintenzionati che, una volta in possesso di specifiche informazioni personali, tra cui ad esempio il numero della carta d’identità, della carta di credito e quant’altro, si fingono la vittima allo scopo di ottenere tutta una serie di vantaggi, come ad esempio del denaro.
Troppe volte online si pubblica di tutto, non c’è un’adeguata conoscenza della rete, si sottovalutano i pericoli e non si proteggono adeguatamente i propri dati personali.
A tal proposito, un aspetto a cui fare particolare attenzione è la condivisione di foto e filmati che riguardano i figli minori, una pratica pericolosa in quanto, tra gli altri rischi, comporta non pochi problemi in termini di sicurezza e privacy.
Secondo uno studio effettuato dalla banca britannica Barclays (http://www.bbc.com/news/education-44153754), infatti, è emerso che entro il 2030 i due terzi delle frodi online saranno commesse ai danni dei giovani, dovute proprio alla condivisione di immagini e materiale postato dalle mamme e dai papà. È stato evidenziato che il 75% dei genitori ha condiviso delle foto che fornivano dati personali dei figli e il 30% ha almeno una password che contiene nomi di familiari o date importanti.
La pubblicazione del nome del figlio può, dunque, diventare un indizio per provare ad accedere al conto bancario, la condivisione di foto delle feste di compleanno può permette di rilevare ad esempio la data di nascita, così come le immagini sulla scuola o sull’attività sportiva rischiano di fornire informazioni sul luogo in cui si vive.
E’ importante anche sottolineare che i furti d’identità non vengono utilizzati solo per compiere truffe, ma anche come mezzo con cui mettere in atto il cyberbullismo. In questi casi, si crea un account falso, spacciandosi per la vittima oppure si accede senza permesso al suo profilo, inserendo commenti, immagini o video che la riguardano, al fine di attaccarla, ridicolizzarla e prenderla di mira.
Non sempre si riflette sul fatto che tutte le informazioni che condividiamo sul web sono in realtà difficili da cancellare e alla portata di tutti, compresi coloro che ricercano le proprie vittime online.
Gli adulti devono prima di tutto essere da esempio per i bambini e i ragazzi e i genitori devono ricordare che, nonostante le ampie possibilità di condivisione offerte dai social media, sono responsabili della privacy dei loro figli ed è importante tutelarli, facendo attenzione a quanto su essi si condivide e riducendo il più possibile la circolazione di materiale che li riguarda.


