Se il genitore non ascolta, qualcun altro (o qualcos’altro) lo farà. Questa è una delle maggiori urgenze della nostra epoca: se non capiamo i bisogni profondi dei figli, l’Intelligenza Artificiale diventerà il loro genitore sostitutivo.
Per proteggere i giovani dai pericoli digitali non è sufficiente imporre divieti. La presenza attiva e la cura dei propri comportamenti e delle proprie parole rappresentano gli strumenti di prevenzione più potenti per guidare le nuove generazioni.
Come dimostra la neuroscienziata Lisa Feldman Barrett, le parole che scegliamo sono veri e propri “strumenti” in grado di alterare l’attività cerebrale di chi ci ascolta. Il cervello adolescente impara a dare significato alle proprie sensazioni fisiche, costruendo così le proprie emozioni, proprio attraverso l’interazione con gli adulti di riferimento. Il dialogo, il tono di voce e la vicinanza agiscono direttamente sul sistema nervoso dei ragazzi, aiutandoli a strutturare risposte emotive adeguate.
Quando si crea un vuoto relazionale, il vuoto lasciato dall’assenza di ascolto adulto viene rapidamente colmato da algoritmi addestrati a non giudicare e a rispondere all’istante che generano una pericolosa illusione di ascolto. Ma l’IA simula l’interazione, non la relazione. Un algoritmo non possiede la capacità di sintonizzazione affettiva necessaria per il sano sviluppo psicologico dell’adolescente. Sostituire il dialogo autentico con l’efficienza di un software priva i giovani del rispecchiamento empatico, l’unico vero strumento in grado di strutturare la loro identità in modo sano ed equilibrato. Solo la connessione umana autentica può decodificare i bisogni inespressi e favorire la costruzione di una solida interazione umana e implementare le capacità relazionali.
L’ascolto genitoriale non è un semplice scambio di informazioni, ma un processo biologico essenziale per mantenere in equilibrio il “bilancio corporeo” di un adolescente. Delegare l’ascolto agli algoritmi significa privare il cervello in via di sviluppo di quella vitale co-regolazione fisiologica umana, indispensabile per costruire un’architettura psichica sana.
Un genitore che sbaglia una parola ma rimane nella stanza vale infinitamente più di un algoritmo che dice sempre quella giusta. Il cervello di un adolescente non cerca risposte, ma una presenza che lo aiuti a reggere il peso di quello che sente. Bastano pochi minuti al giorno di ascolto vero, senza telefono, senza soluzioni pronte, senza fretta e per un adolescente, è tutto (anche se non lo riconosce).
I ragazzi crescono dentro le parole che ricevono dagli adulti e spesso diventano le parole che gli dicono. Pensa anche alla tua vita. Ci sono parole che ti hanno detto che pesano ancora oggi emotivamente?
Bene, ora pensa al “peso biologico” delle parole che usi, fai un piccolo allenaMente, sostituisci alcune parole con parole più potenzianti. Ti dà una grande mano nella relazione. Fa bene a te, fa bene a loro perché noi siamo (anche) le parole che usiamo.
di Maura Manca


