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È trascorso un anno dalla chiusura delle scuole a causa della pandemia da Covid, e dopo mesi di incertezza, che hanno comportato l’alternarsi di momenti di lezioni in presenza con momenti di didattica a distanza (DAD), in queste settimane le scuole di ogni ordine e grado sono tornate in DAD.

Questa modalità digitale di fare scuola in tutte le sue espressioni è diventata la nuova realtà degli studenti. Bambini e ragazzi si sono visti catapultare tutte le loro attività, dalla didattica alle relazioni sociali, all’interno di uno schermo. Hanno dovuto affrontare questa continuità digitale senza aver avuto e avere il tempo di metabolizzare il cambiamento.

Non mancano però le difficoltà: i ragazzi sono sempre più spesso sotto pressione o demotivati, e per i genitori non è facile gestire questa nuova realtà. Molte volte, infatti, ci si è soffermati sugli aspetti più organizzativi e sanitari, ovviamente fondamentali in questo periodo, perdendo però di vista gli aspetti emotivi.

Ed è proprio quello che ci raccontano gli insegnanti, che in queste settimane stanno cercando di trovare degli escamotage per coinvolgere maggiormente i propri alunni con una didattica più interattiva:

“E’ come se si stessero spegnendo, hanno delle facce sconvolte, assonnate e con le mani si sorreggono la testa come se fosse davvero troppo pesante. Appaiono meno organizzati e avere con sé libri e quaderni della materia che stanno svolgendo diventa quasi un’impresa” 

“Trasmettono poca energia e anche quando fanno i compiti sono più superficiali: spesso li fanno tanto per fare oppure al primo ostacolo si arrendono e con la scusa del ‘non ho capito’ non ci provano nemmeno”

“Non parliamo della telecamera: tanti di loro accendono e spengono in continuazione come se volessero trovare una via di fuga facile per evitare il confronto con docenti e compagni”

I dati che sono emersi da una ricerca di Parole O_Stili e Istituto Toniolo (https://paroleostili.it/ricerche/didattica-a-distanza-un-anno-dopo-una-fotografia-della-scuola-italiana/), su oltre 3.500 studenti della scuola secondaria di secondo grado e su circa 2.000 insegnanti della scuola primaria e secondaria, devono far riflettere.

Dopo un anno di didattica a distanza, più del 40% dei ragazzi ha percepito un peggioramento nelle proprie attività di studio e il 65% fatica a seguire le lezioni. Il 96% durante la DAD riferisce di chattare con i compagni, l’89% di stare sui social, l’88% di consumare cibo e il 39% di cucinare. Inoltre, i ragazzi dichiarano un incremento del tempo trascorso sui social del 73%.

Un aspetto che si è evidenziato è la “distanza relazionale” tra compagni di classe e tra studenti e insegnanti, infatti, 1 ragazzo su 4 ha sofferto un peggioramento del rapporto e del dialogo con i professori.

Un altro dato importante, infine, è che il 77% degli studenti vuole tornare in presenza, continuando a utilizzare gli strumenti digitali ma in modo più efficace per l’apprendimento.

Adolescienza.it

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“Quanto mi manca la scuola: non l’avrebbero mai detto prima del lockdown. E in quella mancanza non c’è solo la nostalgia della scuola in sé (anche quella fortissima: nostalgia di tutto, compresi i riti, dal suono della campanella all’aspettarsi fuori dal cancello per entrare insieme), ma anche di quello che offre a chi sta crescendo: un’occasione di socializzazione senza eguali, una palestra per l’allenamento alla vita in cui imparare abilità che nessun tutorial online può metterti a disposizione” (Tratto da Mentre la tempesta colpiva forte. Quello che noi genitori abbiamo imparato in tempo di emergenza di Alberto Pellai).

E’ bene pensare che, pur nella distanza, la scuola resta comunque un momento in cui studenti e insegnanti si ritrovano: bisogna, dunque, stabilire una nuova normalità senza mai dimenticare che la scuola non è solo apprendimento, ma anche e soprattutto relazione e possibilità di mantenere dei rapporti, nonostante le difficoltà.

Credits foto: Free Pik <a href=’https://www.freepik.com/photos/school’>School photo created by senivpetro – www.freepik.com</a>