Fin dalla scuola primaria, a partire dai 7-8 anni di età, i bambini sono spesso già in possesso di un proprio smartphone oppure utilizzano quello di mamma e papà.
I genitori permettono loro di chattare con i propri compagni, all’interno dei diversi gruppi ciclicamente creati su WhatsApp, troppe volte senza la piena consapevolezza di cosa possano fare, di quali siano i rischi e senza un’adeguata supervisione.
Anche se questi gruppi sono pensati come a un modo per tenersi in contatto quando non si è a scuola, spesso all’interno di queste chat si creano delle dinamiche subdole e pericolose dove non mancano le prese in giro, le offese e le derisioni.
La testimonianza di una mamma preoccupata
È emblematica la testimonianza della mamma di una bambina di quarta elementare, preoccupata per ciò che avviene all’interno del gruppo WhatsApp quotidianamente utilizzato dai bambini della classe.
“Alcuni bambini hanno già il proprio telefono personale mentre altri, come mia figlia, utilizzano quello del genitore per poter partecipare anche loro all’interno di questo gruppo su WhatsApp. Sebbene all’inizio fossi un po’ restia, ho acconsentito perché tutta la classe utilizzava questa chat e pensavo che potesse essere un modo per far interagire i bambini. Con il tempo, però, le cose sono precipitate e si sono create dinamiche pericolose: i bambini hanno iniziato ad aggiungersi e a eliminarsi di continuo dal gruppo, a utilizzare parolacce, frasi volgari e ciclicamente a prendere di mira alcuni compagni, con prese in giro come “bassottino”, “balena”, “cesso”. Tutto questo ha gravato sul clima della classe, generando tensione e continue litigate proprio a causa dei diverbi nati su WhatsApp, tanto che le maestre, hanno chiesto a tutti noi genitori un maggior controllo di questi gruppi. Io e altre mamme eravamo preoccupate della situazione ma all’inizio non abbiamo trovato la collaborazione da parte di tutte le famiglie. Non tutte hanno preso sul serio il problema: c’è chi ha sminuito ciò che stava succedendo, dicendo che gli scherzi sono sempre esistiti e che i bambini non avevano scritto niente di male, chi reputava impossibile controllare questi gruppi, affermando che se non si desiderava far partecipare il proprio bambino si poteva semplicemente cancellarlo dal gruppo”.
Cyberbullismo nelle chat e nei gruppi classe dei bambini della scuola primaria
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L’errore più grande è sottovalutare. Perché?
Alcuni genitori, come questa mamma, si rendono conto della pericolosità di queste dinamiche e intervengono a protezione dei figli ma, la maggior parte delle volte, gli adulti non pensano che i bambini possano essere intenzionalmente violenti, magari scagliandosi contro qualcuno più debole, o che possano essere dei piccoli hacker informatici.
Sulle chat, protetti da uno schermo, sono più disinibiti perché non vedono la persona davanti a loro, non percepiscono la sua sofferenza, e arrivano anche a scrivere frasi che di persona non direbbero mai.
Ci sono bambini che sono volgari, maleducati e aggressivi, che nascondono le prove di ciò che accade o le cancellano, per evitare che il genitore se ne accorga. Non ci si rende conto che gli si dà un mezzo potentissimo che molte volte si trasforma in un’arma, perché non si fanno dei patti alla consegna e non sono educati a un uso corretto della tecnologia.
Non bisogna mai dimenticare che il bullismo e il cyberbullismo sono in aumento in modo spaventoso, sin dalla tenera età, e il principale “luogo” in cui si verificano questi fenomeni sono proprio i gruppi WhatsApp.
Se un genitore si accorge che nelle chat del figlio ci sono offese e prese in giro, come comportarsi con lui?
1. NON SOTTOVALUTARE. Non sono “bambinate”, bisogna dargli un confine e fargli capire che si sta mancando di rispetto all’altro. Attraverso degli esempi pratici, bisogna aiutarli ad immaginare come si sentirebbero loro al posto di chi viene escluso dal gruppo, preso in giro e preso di mira davanti a tutti quelli che ridono, mettono le faccine e non dicono niente.
2. NON AVERE SUBITO REAZIONI ESAGERATE. Fare scenate, urlare, attaccarli in modo brusco non porta a nulla. Bisogna mantenere la calma e parlare con loro in maniera ferma e decisa, chiedendo cosa stia succedendo. Probabilmente cercheranno di giustificarsi, ma è importante che voi capiate il loro punto di vista e il modo in cui ragionano, per comprendere la modalità migliore per intervenire.
3. AIUTARLI A RIFLETTERE. Dovete portare i figli a chiedersi se avrebbero detto le stesse frasi avendo di fronte la persona, per riflettere insieme sul fatto che quando non si guarda l’altro negli occhi, si può dare meno peso a certe parole. È importante che capiscano quanto sita avvenendo, senza banalizzare la situazione, riconoscendo la differenza tra scherzo e prepotenza e le conseguenze delle azioni sugli altri.
4. DATE PER PRIMI IL BUON ESEMPIO. Cercate di tutelare i figli sui social network e sulle chat, evitando di pubblicare online foto che li riguardano o fare commenti su di loro, e apprenderanno l’importanza del rispetto verso se stessi e verso gli altri. Bisogna educarli a un uso sano e consapevole del web, sin da quando sono piccoli, oltre che alle emozioni e all’empatia, anche dietro uno schermo.
5. INCORAGGIARLI A PARLARE E AD INTERVENIRE. Se si sono resi conto di aver esagerato oppure non sono loro gli autori delle frasi offensive ma stanno assistendo a questo, hanno bisogno di potersi fidare dei genitori, di essere ascoltati realmente e compresi. Devono poter chiedere aiuto, senza che venga banalizzato il loro racconto, sapendo che insieme si può trovare una soluzione per uscirne.


