Sempre più frequentemente donne e ragazze sono esposte a veri e propri linciaggi mediatici, in cui scatti rubati e momenti intimi diventano di dominio pubblico, bersaglio in rete di critiche e giudizi pesantissimi.
Si tratta di revenge porn o vendetta pornografica che consiste nella diffusione sul web di foto intime o a sfondo sessuale per motivi di ricatto o vendetta, sia in amore che in amicizia, con lo scopo di arrecare danno all’altra persona e metterla alla gogna. Parliamo di situazioni emotivamente insostenibili, sempre più diffuse: secondo i dati dell’Osservatorio Nazionale Adolescenza il 4% dei ragazzi è vittima del Revenge porn.
Si parla sempre di tutela delle vittime, ma purtroppo queste puntualmente vengono socialmente e mediaticamente crocifisse, giudicate e condannate, soprattutto quando si parla di sesso e di argomenti inerenti la sessualità.
Troppi adolescenti a rischio diffusione materiale privato in rete o nelle chat e suicidio. La gogna mediatica e il revenge porn
Basta veramente un niente per trovarsi schiacciati dalla diffusione mediatica di materiale privato o intimo senza la propria approvazione e consenso. Basta un attimo in cui ci si lascia andare,…
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Negli ultimi giorni si è tornato a parlare di revenge porn in seguito al caso, arrivato alla cronaca, di una maestra di Torino licenziata in seguito alla diffusione e pubblicazione, da parte del ragazzo che stava frequentando, di un video hard, in cui lei è riconoscibile per un dettaglio visibile proprio nel video.
Non solo un incubo nella vita reale e quotidiana, è iniziata una vera e propria gogna social e sociale: un attacco dietro l’altro, una valanga di commenti e giudizi si sono alimentati anche sui social e sulle chat.
Ciò che distrugge le vittime da un punto di vista psicologico, con esiti devastanti, è la diffusione e condivisione del materiale intimo e privato senza limiti, pietà, empatia e senso: se non ci fossero i condivisori e i commentatori nascosti dietro uno schermo il problema non sussisterebbe.
In un Paese che finge di essere mentalmente aperto, cosa accade davvero in questi casi? Perché si tende ad alimentare il fenomeno, anziché proteggere e tutelare le vittime? Cosa vive davvero una vittima?
Una riflessione di Maura Manca, psicoterapeuta e presidente dell’Osservatorio Nazionale Adolescenza, che ha parlato di queste importanti tematiche anche nel suo ultimo libro “Leggimi nel pensiero”, edito da Mondadori.


