Le modalità comunicative dei bambini e degli adolescenti hanno indubbiamente subìto delle profonde trasformazioni: tutto è digitalizzato, mediato da chat e social network.
La maggior parte delle loro comunicazioni, infatti, avviene ormai attraverso le chat di messaggistica istantanea, tra cui un ruolo primario spetta sicuramente a WhatsApp: l’invio di emoticon (le famose faccine) o la registrazione di note audio sostituiscono la comunicazione verbale, anche perché si ha la sensazione di risparmiare tempo e di poter dire molte più cose senza dover attendere i turni di una comunicazione faccia a faccia. Adesso anche la pubblicazione degli stati su Whatsapp o delle storie su Instagram, è diventata una modalità di comunicare appunto il proprio stato, ossia o cosa si sta facendo in quel momento o come ci si sente.
Come si è modificato il modo di comunicare degli adolescenti?
Una delle difficoltà maggiormente incontrate dai docenti nella gestione della classe, e che emerge in modo quasi istantaneo anche quando incontriamo i ragazzi nelle scuole, è legata proprio alla comunicazione: sembrano non essere più in grado di rispettare i tempi dell’altro, fanno molta fatica a tollerare le attese e i turni propri di un dialogo, tendono a parlare contemporaneamente senza attendere che gli altri abbiano terminato il loro intervento, magari intrattenendo più conversazioni contemporaneamente.
Questa modalità comunicativa rispecchia spesso quanto accade quotidianamente sui numerosi gruppi WhatsApp in cui sguazzano i ragazzi durante l’arco di tutta la giornata.
Si crea un gruppo per tutto: c’è il gruppo dello sport, della famiglia, delle uscite pomeridiane, del cinema, della classe o di diverse classi della scuola. Le comunicazioni sono rapide e brevi, innumerevoli sono le notifiche ricevute nel giro di una manciata di minuti e sulla chat si conversa di ogni cosa, spesso anche parlando contemporaneamente di argomenti diversi. Inoltre, online si spostano anche i litigi e le discussioni che non c’è stato modo o tempo di affrontare in classe e, come ci dicono i ragazzi, si riesce anche a comunicare ciò che magari si ha difficoltà a dire di persona ad un proprio compagno.
“Dietro ad uno schermo è più facile dire certe cose, perché non guardi negli occhi la persona”
“Sui gruppi WhatsApp è molto più facile che un litigio possa degenerare, perché magari inizia tra due persone, ma poi tutti gli altri si sentono in dovere di intervenire, schierarsi e dire la propria in uno scambio senza fine”
Che fine ha fatto l’attesa?
Il concetto di attesa è cambiato radicalmente: deve essere tutto instant, veloce, rapido e breve oppure c’è il rischio che l’altro si annoi, non risponda o inizi a parlare con qualcun altro; i ragazzi ci raccontano, inoltre, di come alcuni compagni, quando non ricevono una risposta immediata dopo aver visualizzato la famosa doppia spunta blu, iniziano a preoccuparsi o a diventare pressanti, fino ad arrivare a fare squilli sul telefono o a chiamare solo per sollecitare una reazione.
C’è una sorta di corsia preferenziale che deve essere mantenuta: non è concepibile che se si legga il messaggio, si possa anche non rispondere immediatamente, la si vive come un’offesa personale e non si pensa che quello spazio possa essere condiviso con altre persone o altre attività, come ad esempio mangiare o studiare.
Tutto questo ha, dunque, un importante impatto sull’organizzazione del pensiero dei ragazzi, sempre più sintetico ed esecutivo, dove si finisce per vomitare parole su parole, senza ascoltare l’altro, dove il rispetto e l’empatia, elementi che dovrebbero essere alla base di ogni relazione, rischiano di perdersi e di condizionare profondamente la capacità di riconoscere le emozioni dell’altro e di comprendere quando si sta superando il limite.
Effetti dell’iperconnessione: sono ancora in grado di riconoscere le emozioni?
Il rispetto, la gentilezza, l’empatia ossia la capacità di mettersi nei panni dell’altro e “sentire” le sue stesse emozioni, sono tutte competenze sociali importanti alla base dello star bene insieme,…
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