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In questo periodo i nostri ragazzi nelle loro case stanno respirando un’aria molto pesante tra la paura del contagio e le problematiche economiche dei propri genitori. Gli stiamo veramente chiedendo tanto e sono sotto pressione da più fronti: è riscattata la didattica a distanza anche se in forma integrativa, gli abbiamo tolto lo sport del pomeriggio e gli stiamo togliendo le feste con gli amici. Soprattutto a quest’età, non si tratta di orpelli in più: sono tutti aspetti fondamentali che dovrebbero essere parte integrante di un percorso di formazione.

Dott.ssa Maura Manca lei cosa ne pensa?

“Assolutamente sì e noi dell’Osservatorio Nazionale Adolescenza, che lavoriamo a contatto con i ragazzi e con le scuole, è da marzo che cerchiamo di farlo capire; non perché siamo dei chiaroveggenti o possessori di una visione negativa del futuro. Noi conosciamo l’andamento psicologico dei ragazzi e l’impatto che tutto questo può avere su di loro, non solo a breve termine, ma soprattutto a lungo termine.

E’ vero che oggi i ragazzi sono tornati in didattica digitale, ma dobbiamo assolutamente contestualizzarlo:  hanno già dovuto deprivarsi da marzo di tutte queste attività, che nei mesi successivi non sono mai realmente ripartite.

E’ vero, sono tornati a scuola ma noi dobbiamo chiederci COME.

Io credo che si stia analizzando il problema in maniera troppo superficiale: i ragazzi erano tutti a scuola, ma non hanno avuto il tempo di metabolizzare una nuova scuola.

Ai giovani abbiamo detto “andrà tutto bene”, “tornerà come prima”; loro a settembre che cosa si aspettavano dunque? Si aspettavano di trovare la loro scuola, non di trovare un continuo ‘avanti e indietro’, turni e rotazioni e situazioni inverosimili.

In effetti quello che ci riportavano era ‘noi siamo confusi, non stiamo capendo cosa sta succedendo’, e soprattutto ciò che a me ha colpito maggiormente è stato vederli tristi per la scuola, forse per la prima volta, e dirmi:

‘Cosa hanno fatto per noi in tutti questi mesi?’

In questi giorni nelle varie trasmissioni tv e nei titoli dei quotidiani si è più volte parlato del fatto che nel giro di poche settimane i ragazzi potranno presumibilmente tornare a scuola.

Ma ci rendiamo conto del messaggio sbagliato che gli stiamo mandando?

Noi stiamo dicendo ‘Ragazzi, fate un piccolo sacrificio e tra qualche settimana tornerà tutto come prima’.

Stiamo facendo esattamente l’errore che abbiamo fatto nei mesi scorsi: cosa succederà?

Succederà che questi ragazzi andranno in stand-by, si metteranno in attesa per tutto il mese, non investiranno sulla scuola, perché attenderanno ancora questa ennesima normalità che però non tornerà.


È così che li stiamo distruggendo, perché fondamentalmente li stiamo mettendo un anno in attesa: stanno perdendo un anno della loro crescita, della loro vita, della loro formazione e tutto questo avrà un esito purtroppo negativo.


Chissà che cosa potremmo trovare ora, leggendo nel pensiero dei nostri ragazzi, parafrasando proprio il titolo del suo ultimo libro “Leggimi nel pensiero” edito da Mondadori, che in realtà è stato scritto e pensato prima della pandemia.

“Sì, l’ho pensato prima, perché è nato dal guardarli negli occhi, parlando con loro, e a volte mi dicevano ‘Sembra che tu mi legga nel pensiero, sembra che tu a volte sappia quello a cui sto pensando”.

Infatti, in una prima fase avevo iniziato a scriverlo Io in prima persona, parlando da Maura, da tecnico, da psicologo, poi man mano che scrivevo mi sono resa conto che era più giusto dare voce ai ragazzi stessi. In questo modo, mi sono fondamentalmente nascosta dietro le loro parole per far arrivare un messaggio più efficace e quindi, quando l’hanno letto, molti di loro si sono riconosciuti e identificati nei vari personaggi e nelle varie storie: ‘siamo noi’ ed è questo ciò che conta davvero.

Devo però sottolineare che non è un libro solo per i ragazzi, ma può essere davvero molto utile anche a genitori e  insegnanti e può far riflettere anche tante persone che non hanno figli. Quest’ultimi, leggendolo, mi hanno detto ‘mi sono reso conto che tutto questo lo viviamo anche noi adulti, che tante volte diamo troppe cose per scontate, che magari la persona vicina a noi ha vissuto delle esperienze e non ce ne rendiamo neanche conto: a volte siamo davvero troppo superficiali’.

Credo, quindi, che il libro sia un mezzo per poter riflettere.

Il libro tocca dei temi molto forti, come quelli del bullismo, dell’autolesionismo, dell’adescamento, della violenza, della depressione, della gelosia patologica, però allo stesso tempo li affronta con una grande delicatezza, che sa parlare non solo di quel ragazzo, di quella storia ma sembra che riesca veramente a racchiudere dei ‘mini-mondi’ dove tutti più o meno ci ritroviamo.

“È proprio quello che volevo fare, perché mentre scrivevo avevo tutti davanti. È una cosa che mi insegnò un mio professore quando ero piccola: mi disse ‘Se tu vuoi essere efficace quando comunichi, mettiti la persona a cui vuoi parlare davanti e parla direttamente a lei’. Quando scrivevo avevo davanti a me l’adolescente, il genitore, l’insegnante ma anche la persona che non ha figli, cercando di far capire veramente il mondo interiore dei ragazzi, senza mai accusare nessuno.

E poi ho voluto anche far capire anche le dinamiche della gelosia e di tutti quei rapporti distorti tra fidanzati: non ci sono differenze tra i giovani e gli adulti. Infatti, molti adulti si sono riconosciuti nelle parole del libro.

Non è facile lasciar andare via una persona, anche se violenta. Ed è quello che ho voluto far capire perché chi ha vissuto determinate cose, quando legge i giornali, ascolta le interviste o legge i post, soffre. Tante persone in questi giorni mi hanno detto “Ho capito che forse devo moderare le parole” e questo mi ha fatto molto piacere, perché significa che è arrivato il messaggio: dobbiamo fare un po’ più di attenzione.

Ci rendiamo conto leggendo alcuni passaggi del libro che se certi meccanismi non impariamo a riconoscerli e a disinnescarli in fase adolescenziale, e non veniamo in questo aiutati, poi ti restano addosso e te li porti dietro. Non è vero che poi quando cresci tutto passa e impari ad affrontare la vita. Non è così?

“Io non so come ringraziarla per queste parole perché è questo quello che io, e che tanti che lavorano con i ragazzi, cerchiamo di spiegare da anni.

Se vogliamo veramente fare prevenzione, cioè arrivare prima, li dobbiamo disinnescare per tempo, perché altrimenti poi quella modalità si radica e diventa la modalità con cui vivono le relazioni sentimentali, di amicizia, che si distorce nel corso degli anni.

Se noi non comprendiamo, noi non possiamo aiutare e cambiare nessuno. Non significa però giustificare.

 Ecco perché ho voluto far parlare anche chi è possessivo, chi bullizza qualcun altro. Non per giustificarli o perché ci devono fare tenerezza e far capire che anche loro sono vittime di un sistema, ma proprio perché se io comprendo a fondo quel meccanismo, io lo posso scardinare”.

L’intervista alla dott.ssa Maura Manca, psicoterapeuta e presidente dell’Osservatorio Nazionale Adolescenza, è trasmessa su Radio InBlu, il 28 ottobre 2020, nella trasmissione Buongiorno Inblu, condotta da Chiara Placenti.

Ascolta l’intervento a partire dal minuto 11.35:

https://www.radioinblu.it/streaming/?vid=0_12f3404z&fbclid=IwAR33ek9K7didhgut8T6jrFQ1XT-wf-ro4DO93iAP6VOSHn7QI41rHJpuvys