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Perché un bravo insegnante fa davvero la differenza nel cervello di un adolescente? E non solo un bravo insegnante, anche un bravo allenatore, un bravo educatore più in generale?

Durante questa fase di crescita, il cervello è un cantiere ad altissima neuroplasticità. Quando un ragazzo/a viene etichettato/a come “caso perso”, lo stress (cortisolo) prende il sopravvento e blocca letteralmente l’apprendimento. In più, anche lui o lei fa entrare quelle parole, le ripete, rischiando di dare la direzione ai loro pensieri e alle loro azioni verso il “tanto cosa lo faccio a fare se fallirò”.

È qui che l’insegnante, l’adulto, l’educatore entra in gioco e, se ha gli strumenti giusti, riesce a fare quel miracolo educativo che riattiva la fiducia e:

  • Cambia la chimica. Con l’empatia e la fiducia, abbassa lo stress e riattiva la dopamina, riaccendendo la motivazione. Intervenire su chi è in difficoltà significa fornire nuovi stimoli che aiutano a creare nuove reti neurali. Un approccio empatico e fiducioso abbassa i livelli di cortisolo (l’ormone dello stress che inibisce l’apprendimento) e stimola il rilascio di dopamina, riattivando il sistema di ricompensa e la motivazione.
  • Crea nuove sinapsi e rinforza quelle che vanno potenziate. Insegna che l’errore è solo un feedback, promuovendo un Growth Mindset (mentalità di crescita), cambia la visione di sé stessi e crea nuove reti neurali. L’insegnante, l’educatore e l’allenatore che non crede ai “destini segnati” allenano i ragazzi a passare da una mentalità statica (le mie capacità sono immutabili) a una mentalità di crescita. Insegna al cervello che l’errore non è una sentenza, ma un feedback necessario per formare nuove sinapsi.
  • Allena la resilienza. Aiuta la corteccia prefrontale a gestire la frustrazione per superare gli ostacoli.

Sono solo alcuni degli strumenti che diamo durante i nostri laboratori di empowerment per insegnanti e per genitori. Analizziamo i loro feedback e i loro successi ed è fantastico vedere i ragazzi e le ragazze cambiare e rifiorire.

Un bravo insegnante non salva solo una carriera scolastica; fornisce al cervello di un adolescente gli strumenti neuro-cognitivi per scrivere la propria storia di vita. 

Educare non è solo spiegare: è rimodellare l’architettura cerebrale per dare ai ragazzi gli strumenti con cui riscrivere la loro storia. È aprire loro il ventaglio delle possibilità. È dare loro fiducia.