Il braccio di ferro tra genitore e figlio inizia quando si arriva a respirare l’aria dell’adolescenza e ci si ritrova di fronte ad un figlio che si fa fatica a riconoscere, che si ribella alle regole, che risponde male e che utilizza ogni pretesto per andarvi contro.
Sicuramente raggiungere un buon dialogo è molto difficile in questi anni in quanto, avendo spesso visioni differenti del mondo e priorità diverse, si finisce per non capirsi e non trovare un punto di incontro.
Infatti, il 13% dei ragazzi a partire già dalle scuole medie sostiene addirittura di NON avere un minimo dialogo con i propri genitori e il 23% di non sentirsi capito.
Sicuramente non è un compito facile, molte volte si pensa di aver fallito come genitori, perché qualsiasi cosa si faccia per loro sembra sbagliata, si fa fatica a trovare le parole giuste e in alcuni casi non si sa proprio cosa inventarsi per trovare una connessione positiva con loro.
Quali sono i motivi che fanno arrabbiare di più i genitori?
Se andiamo ad analizzare i motivi che portano i genitori a sgridare i figli adolescenti, secondo i dati dell’Osservatorio Nazionale Adolescenza nella fascia dai 14 ai 19 anni, al primo posto troviamo con il 60,5% il disordine e con il 42% la poca collaborazione alle faccende domestiche, stile “sembra un vegetale sul divano, non alza neanche un dito”. Al secondo posto del podio troviamo con il 27% il tempo dedicato allo studio che, secondo i genitori, è sempre poco ed insufficiente, insieme ai voti poco soddisfacenti.
Ma la lista di ciò che sembra non funzionare non sembra finire qui, infatti il 18,5% si arrabbia molto per la puntualità, l’11,5% per il fumo e l’alcol, il 9% per le amicizie e quasi 3 su 10 perché i figli rispondono male e sono maleducati.
Infine più di 4 adolescenti su 10 ci raccontano che le mamme e i papà si lamentano per il tempo eccessivo che trascorrono attaccati al cellulare e l’11% perché rimangono attaccati tutto il giorno ai videogiochi, mentre quasi 2 adolescenti su 10 sono esausti perché raccontano che i loro genitori si lamentano per qualsiasi cosa.
Come comportarsi? Ecco i 4 consigli da seguire:
MANTENERE FERMEZZA E FLESSIBILITÀ. Se il genitore non fa sentire al figlio che lui è lì sempre presente, pronto a giocare la partita di braccio di ferro, rischia di mandargli un segnale di assenza di limiti e di confini per cui, non sentendosi più contenuto, si sente allo sbando e onnipotente perché pensa di poter ottenere tutto quello che vuole, senza troppe fatiche, manipolando l’altro, perdendo soprattutto il gusto della conquista, senza imparare a tollerare la frustrazione. Quindi se il genitore riesce ad avere questa fermezza, pur mantenendo una certa flessibilità in base alle situazioni che si presentano, non perderà mai il suo ruolo e manterrà con autorevolezza un modello educativo basato sul sostegno del figlio e sul giusto controllo.
FAVORIRE LA SUA AUTONOMIA. Il genitore deve monitorare la crescita del figlio in tutto e per tutto, ma allo stesso tempo deve lasciargli anche uno spazio di autonomia e di movimento in cui lui può sperimentarsi e crescere, percepire la propria autoefficacia, mettendosi in gioco in tutte le esperienze che un adolescente dovrebbe fare. Il figlio in questo modo si sente tutelato e protetto, ma nel contempo, libero.
NON RICORRERE ALLE PUNIZIONI. Ricatti e minacce legate ad esempio al sequestro dello smartphone oppure alle uscite, anche se possono sembrare più efficaci nel breve periodo, possono rivelarsi controproducenti nel legame con il figlio. Infatti, le punizioni, se non contestualizzate e ben spiegate, alimentano solo i conflitti e la rabbia interna del ragazzo che si sente deprivato o violato di una parte di sé. Il dialogo prima della punizione, parlare prima di agire e cercare di fargli capire le motivazioni, i rischi, i pericoli e le responsabilità.
MAI METTERE IN DISCUSSIONE IL RAPPORTO AFFETTIVO. Nonostante non si condividano alcuni suoi comportamenti o le sue scelte non bisogna mai arrivare a criticare e svalutare il figlio come persona, magari individuandolo come la fonte dei problemi. Bisogna credere nel dialogo, cercando sempre di spiegare il vostro pensiero e di comprendere il suo punto di vista, dare delle regole appropriate e permettere un equilibrato sviluppo del senso morale.


