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Il conflitto familiare rappresenta un’esperienza, propria dei rapporti interpersonali, che può permettere a ciascun membro della famiglia di differenziarsi, stabilire i propri confini e delineare la propria identità. Può, dunque, configurarsi come funzionale alla crescita dell’individuo e delle relazioni. Al contrario, un conflitto non risolto oppure negato, può creare tensioni e incomprensioni all’interno della famiglia impedendo il confronto autentico e il riconoscimento dei bisogni più profondi di ciascun componente.

Se affrontata consapevolmente, anche la discordia può rappresentare un’esperienza di cambiamento e crescita, utile per riconoscere le idee altrui e ricercare soluzioni ai problemi condivise.

Alcune strategie utili per una più efficace gestione del conflitto, basate su un’adeguata valutazione e gestione delle proprie emozioni, possono essere:

 – Concentrarsi sul problema da affrontare, evitando ogni forma di attacco alla persona con cui si è in disaccordo. È necessario chiarire l’oggetto della lite, evitando di accusare l’altro in modo generalizzato. Durante una discussione o un litigio si tende spesso a fare riferimento a più avvenimenti contemporaneamente, anche relativi al passato, non collegati con la situazione attuale. In tal modo la discussione si carica di elementi distruttivi che non permettono il confronto.

– Permettere una libera espressione delle reciproche idee: ascoltare l’altro e le sue motivazioni è fondamentale per comprendere e dare significato alla situazione, permette di tenere in considerazione anche il punto di vista dell’altro e apre alla possibilità di una negoziazione.

– Formulare critiche costruttive: riuscire a comunicare ciò che si sta provando senza giudicare l’altro permette di acquisire una maggiore comprensione reciproca. Troppe volte, infatti, il conflitto familiare si irrigidisce in dinamiche disfunzionali per la coppia e per la famiglia stessa, poiché non si riesce a superare quelle difficoltà comunicative che determinano incomprensioni e fraintendimenti.

 – Non attaccare le fragilità altrui: fare riferimento ai punti di debolezza e alle difficoltà può portare ad una situazione di disequilibrio che aggrava il conflitto anziché risolverlo.

 – Aspettare il momento più adeguato: evitare, cioè, di discutere in momenti e situazioni che potrebbero ulteriormente esasperare i vissuti emotivi di rabbia e aggressività.

 – Considerare il litigio come risultato di condotte reciproche: spesso, nei momenti di conflitto e difficoltà, si tende a collocare la causa o la colpa nell’altro. È importante, al contrario, riconoscere le reciproche posizioni e responsabilità per venirsi incontro.

 – Ricercare interessi comuni: non ricercare necessariamente la “vittoria”, evitare il perpetrarsi di rancori reciproci e rinforzare il confronto emotivo perché l’altro non è un nemico da battere.

 

Redazione AdoleScienza.it