Ormai la tecnologia è diventata parte integrante della nostra vita, utilizzata anche per ridurre i conflitti e i litigi all’interno delle coppie separate.
È quello che è successo a Modena, dove per la prima volta in Italia due giovani genitori, in occasione del ricorso congiunto per lo scioglimento del loro matrimonio, hanno deciso di utilizzare un’applicazione per la gestione dei figli.
Si tratta del Progetto Anthea, una piattaforma di scelte condivise con il monitoraggio del giudice, uno strumento innovativo pensato per le coppie genitoriali al fine di gestire la conflittualità, in seguito alla loro separazione, e tutelare i minori. La piattaforma permette ai genitori di usufruire di un’app che contiene tutta una serie di servizi pensati per attenuare liti e discussioni e favorire la comunicazione relativa a tutti gli aspetti organizzativi che riguardano la gestione dei figli, dagli orari, alle modalità di visita e alle informazioni importanti. Inoltre, permette ai genitori, in caso di bisogno, di interagire con i servizi sociali per chiedere consigli o inviare comunicazioni e di monitorare in tempo reale il comportamento dei figli, tutte le interazioni tra i genitori e l’andamento della gestione familiare.
Tutti gli accordi e le comunicazioni dei genitori saranno registrati dall’app, così che il giudice potrà verificare a distanza, tramite l’app, se vengono rispettate o meno le disposizioni del tribunale; la coppia è consapevole che tutti i dati, una volta scaricati, possono essere anche messi a disposizione come prova in sede giudiziale.
In un clima di forte conflitto, le app diventano la soluzione?
Sono sempre di più le proposte di applicazioni e mezzi tecnologici pensati per aiutare le coppie di genitori che vogliono instaurare un dialogo funzionale e meno conflittuale: infatti, è importante non solo sapere come separarsi, ma anche come e con quali strumenti farlo, perché se affrontato col giusto supporto, può trasformarsi in una fase importante di cambiamento e di rinascita.
Sicuramente da un lato questi strumenti ci fanno riflettere su quanto ormai il dialogo, la conversazione e la condivisione siano sepolti da tempo, tanto da dover utilizzare uno strumento terzo, per cercare di mediare e ridurre i conflitti.
È ovvio che l’obiettivo primario sia quello di trovare un equilibrio tra i genitori, con il fine di tutelare il figlio e pensare al suo benessere, e se un app può facilitare tutto, questo ben venga. Certamente il piacere di condividere le attività con il proprio figlio e di esserci nella sua vita, non si dovrebbe mai limitare soltanto ad un applicazione.
Bisogna però anche fare i conti con l’alto tasso di litigiosità che vivono tantissime coppie, dove i figli si ritrovano ad essere le vere vittime di questi conflitti e dove, in molti casi, sembra davvero impossibile trovare un punto di incontro. Spesso i figli sono strumentalizzati dai genitori per ottenere i propri scopi: in genere, si litiga per i soldi, sempre troppo pochi per chi riceve, ed eccessivi per chi li dà. La gestione dei figli, soprattutto in presenza di una elevata conflittualità, diventa un dramma quasi quotidiano, in cui si discute su ogni aspetto, “tu lo hai riportato tardi”, “tu sei venuto/a prenderlo quando volevi”, “è stato con te 1 giorno in più”, “te lo concedo per questa volta”.
I figli vengono tirati da una parte all’altra, come se non potessero esprimere un bisogno, una volontà, un piacere di dire anche io vorrei o meglio anche “io esisto”.
In uno scenario di questo tipo, qualsiasi strumento, anche tecnologico, che garantisca una trasparenza delle comunicazioni in un’ottica di tutela dei minori, sembrerebbe rappresentare la svolta: questo nuovo modo di condividere, se utilizzata con buon senso, potrà apportare un valore aggiunto al livello del rapporto e della comunicazione.
È sempre così?
I genitori che aderiscono a questo tipo di progetto, sono disposti ad utilizzare i servizi della app per venirsi incontro e puntare al benessere familiare oppure vorrebbero sfruttare tali strumenti per attaccare, incolpare e smascherare l’altro?
Se è stato pensato per evitare incomprensioni, perché è tutto scritto e registrato, è anche vero che l’app può comunque essere utilizzata per puntare il dito verso l’altro. Inoltre, essendo anche un documento ufficiale che può essere usato come prova in tribunale, non è detto che non sia impiegata come arma per accusare l’altro e alimentare i conflitti.
Sicuramente l’utilizzo di un mezzo in grado di mediare può essere un facilitatore, ma non si può pensare che possa essere la panacea di tutti i mali e risolvere tutti i conflitti e le incomprensioni.
Le app possono essere uno strumento in più, ma non bisogna MAI dimenticare che i figli hanno bisogno dei genitori, anche se non vivono più sotto lo stesso tetto e di un clima più collaborativo e meno conflittuale per vivere in maniera più stabile ed equilibrata.


