Molti genitori si lamentano perché non riescono a parlare con i loro figli e a farsi raccontare ciò che fanno nelle loro giornate, come stanno e cosa pensano.
Quello del genitore è sicuramente un mestiere difficile che comporta spesso anche fatiche, dubbi e incertezze. Man mano che i figli crescono, si ha la sensazione di non riconoscerli più, tante volte cambiano in pochissimi mesi e non danno neanche il tempo ad un genitore di adattarsi a questo cambiamento.
I due mondi iniziano ad andare in contrasto perché le esigenze dei figli adolescenti sono molto diverse da quelle dei genitori. Le priorità dell’uno non sono quelle dell’altro: per questo tante volte i figli si chiudono, non si sentono più capiti, non trovano nel genitore un alleato, si sentono giudicati e chiudono le porte.
Cosa fare in questi casi? Innanzitutto, bisogna evitare di alzare subito un muro e riuscire a trovare la chiave, anche se non siamo sempre d’accordo, per avere delle conversazioni costruttive con loro senza cadere sempre nel conflitto.
Il genitore spesso va in ansia, in apprensione o reagisce male e questo non fa altro che innalzare il muro dell’incomprensione. Non possiamo pretendere di trovare un punto di incontro, se non ci sforziamo di vedere le cose dal loro punto di vista.
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E’ importante farli ragionare, c’è sempre tempo, se serve, per mettere dei paletti ma i ragazzi hanno bisogno di sentirsi considerati, di vedere che mamma e papà sono interessati a comprendere il loro punto di vista, anche se non corrisponde a quello del genitore.
“Mio padre non lo sopporto, vuole solo avere ragione, non mi fa parlare e mi tratta come se fossi ancora un bambino. Appena faccio qualcosa che non gli sta bene, mi viene contro e mi dice quello che devo fare. Provo a spiergargli il motivo per cui mi sono comportato così ma non ammette giustificazioni. Mi fa una tale rabbia!”
“Mia madre non mi parla, mi fa un vero e proprio interrogatorio, sa solo tartassarmi di domande una dietro l’altra senza tregua… <<Con chi esci? Dove vai? Con chi? Perché stai sempre con quel telefono in mano?>> e io appena posso mi dileguo in camera mia oppure esco. Mi sento asfissiato di domande e non mi da neanche il tempo di risponderle che già mi fa una nuova domanda. Poi mi dice che non le parlo mai delle mie cose. Non ha capito che più continua a fare così più evito di raccontarle le cose?”
Come riuscire a parlare con loro?
– LASCIARE AI FIGLI IL TEMPO DI APRIRSI. Tante volte, quando non si è d’accordo, si tende a ribattere subito la propria posizione senza dare modo ai figli di dire la loro. Sicuramente non è facile riuscire ad aspettare, ma è importante mostrarsi disponibili all’ascolto e osservarli. L’obiettivo è quello di conoscere il proprio figlio, capire cosa scatta nella sua testa e riuscire a mantenere il dialogo attivo anche in futuro. Piuttosto che dire subito “Sei il solito, ti metto in punizione, hai sbagliato… non hai fatto questo…” provate a capire le motivazioni alla base del loro comportamento con frasi del tipo “Perché ti sei comportato in questo modo? Vorrei capire cosa è successo”. Il figlio, inoltre, deve sapere che in caso di bisogno o difficoltà, può sempre contare sui genitori perché, anche quando non condividono delle sue scelte, sono comunque lì per aiutarlo.
– PORRE LE DOMANDE NEL MODO GIUSTO. Bisogna evitare di fare il terzo grado, tempestando il figlio di domande, perché si rischia di ottenere l’effetto opposto. I ragazzi si chiudono ancora di più quando sentono che il genitore insiste perché non si fida o per placare la sua ansia, e non perché è davvero interessato a loro. Ad esempio piuttosto che dire “Hai studiato? A che stai giocando? Che stai facendo? A chi scrivi?” provate a chiedere “Vedo che ti stai appassionando a quel videogioco, di cosa si tratta? Cosa ti piace in particolare?” I figli in questo modo si sentiranno apprezzati, soprattutto se fate domande su cose che li stimolano ad esprimere il loro punto di vista anche quando si tratta di argomenti che vi interessano poco o di cui non capite molto.
– MOSTRARE INTERESSE. Se tendete a sminuire ciò che fanno, i loro interessi e quello che gli piace fare nel tempo libero, non si apriranno facilmente. Bisogna cercare di fare delle domande, a partire da un film, un viaggio, una storia, mostrando che siete interessati a capire i loro gusti, le loro idee. Piuttosto che fare domande chiuse a cui si risponde con un “sì”, un “no” oppure con una sola parola, è molto più efficace rivolgere ad un adolescente delle domande aperte che possano stimolare un racconto. Cercate di fargli domande del tipo “Qual è il posto che ti è piaciuto di più visitare in vacanza? Quali viaggi ti piacerebbe fare in futuro?” Non scoraggiatevi se non gli va di parlare oppure se tende a chiudere la conversazione dopo poco. L’importante è continuare a mostrare interesse nei loro confronti, perché al momento giusto si apriranno, sapendo già che siete interessati a ciò che pensano.
– SAPER ASCOLTARE. È inutile fare le domande giuste se poi non si ascolta attentamente quello che hanno da dire i figli oppure se già state pensando a cosa rispondere per dimostrare di avere ragione. In questo modo, non si sentiranno considerati, non si riuscirà a conoscerli fino in fondo, né a comprenderli o aiutarli quando ne avranno bisogno. Nel momento in cui si stanno aprendo, smettete di fare altro e ascoltate in maniera attiva cosa hanno da dire.
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L’obiettivo principale dev’essere quello di creare un terreno fertile per il dialogo e portare i figli a parlare con i genitori di fronte a qualsiasi comunicazione venga fatta. Non bisogna dimenticare che ogni volta che i genitori si interessano ai figli, vogliono conoscere il loro punto di vista, si preoccupano di sapere come stanno e si accorgono che c’è qualcosa che non va, i ragazzi se ne accorgono e lo apprezzano molto anche se non lo riconosceranno mai apertamente. Non lo comunicheranno perché è nella loro natura di adolescenti ma il genitore, in quel momento, sta facendo davvero tanto.
di Francesca Sangineto


