La scuola è iniziata da alcune settimane e può capitare che i figli comincino a lamentare mal di pancia, mal di testa, stanchezza o dolori vari e che, per questo, non vogliano andare a scuola. I genitori, in queste circostanze, non sanno bene come comportarsi, se assecondarli, se intervenire in qualche modo o lasciar correre.
Solitamente, si tratta di sintomi che si accentuano la sera o la mattina stessa prima di andare a scuola oppure la domenica prima dell’inizio della settimana mentre raramente compaiono in circostanze ricreative e di svago.
Il dolore è tutto inventato?
I genitori, soprattutto quando il mal di testa o il mal di pancia compare associato alla scuola, molte volte sono portati a credere che i figli utilizzino questi dolori per restare a casa, saltare eventuali interrogazioni o verifiche e tendono magari a sminuire certe comunicazioni.
Possono pensare “E’ una scusa per non andare a scuola”, “Si inventa che sta male”, “Guarda caso appena salta la scuola, si sente subito meglio” e spesso si chiedono se i dolori siano inventati, non sapendo bene che peso dargli.
Innanzitutto, bisogna fare attenzione e non pensare che sia sempre un pretesto per evitare la scuola, ma contestualizzare e osservare quando avviene e se è frequente. Una volta escluse le cause organiche, non così frequenti, il più delle volte si tratta di sintomi di natura psicogena, dovuti a paure, preoccupazioni, ansie che si reprimono e non si riescono ad esprimere se non attraverso il canale del corpo.
Anche se i fattori che hanno scatenato il tipo di problema siano di natura psicologica, questo non significa che non siano reali: il dolore esiste e la pancia o la testa fanno male sul serio, quindi, bisogna comprendere il disagio sottostante, senza minimizzare ma neanche andare in allarme.
Ansia da prestazione, problemi relazionali con i compagni di classe, episodi di bullismo, separazioni genitoriali ma anche eventi che agli occhi dell’adulto possono sembrare banali come un’interrogazione, un litigio con un amico, gelosia tra fratelli, in realtà, possono generare stress che viene scaricato poi sul corpo. L’ansia o la preoccupazione potrebbe comparire anche in bambini e ragazzi con buon profitto e che apparentemente sembrano non avere grossi problemi a scuola.
Come comportarsi con un figlio in questi casi?
1. NON SOTTOVALUTARE E METTERSI NEI SUOI PANNI. Bisogna sempre considerare il punto di vista del figlio, non valutare il peso dell’evento in sé ma comprendere come lo sta vivendo. Potrebbe sentire di non avere le risorse a disposizione per affrontare certe problematiche e somatizzi sul corpo, con il desiderio di rifugiarsi in casa, per tenere sotto controllo certe dinamiche familiari o per ricevere maggiore accudimento e attenzioni.
2. ASCOLTARE, SENZA INTERVENIRE SUBITO SUL PROBLEMA. Dovete cercare di cogliere le emozioni e le difficoltà sottostanti, ascoltando cosa il figlio ha da dire, leggendo anche il suo comportamento non verbale, senza fornire subito la vostra opinione o soluzioni immediate. Molte volte, i figli hanno bisogno di essere ascoltati, compresi e spronati a mettersi in gioco, e che gli trasmettiate il messaggio che possano farcela.
3. AIUTARLO A TIRAR FUORI LE EMOZIONI. Molte volte chi somatizza non è abituato a parlare e ad esprimere la propria emotività. Bisogna aiutare il figlio a scaricarsi, preparando il terreno fertile per il dialogo, senza attacchi o giudizi: man mano deve riuscire ad aprirsi, a condividere eventuali problemi o difficoltà e a buttare fuori le emozioni negative, sapendo di poter contare su qualcuno, imparando a gestirle e a contenerle in maniera più funzionale.
4. OSSERVARE E COGLIERE EVENTUALI SEGNALI D’ALLARME. È importante cercare di cogliere se ci sono altri segnali di malessere per comprendere meglio il tipo di disagio che il figlio sta esprimendo. Bisogna osservare se ci sono disturbi del sonno, sbalzi d’umore, cambiamenti nelle abitudini, quindi, se sta vivendo eventuali situazioni stressanti, se ci sono problemi a casa o a scuola con i compagni di classe, con gli insegnanti o pressioni e ansia da prestazione.
5. NON FARLO SENTIRE UN “BUGIARDO”. Se il malessere compare in più occasioni, è possibile che voi stessi, insieme agli insegnanti e i compagni, iniziate a considerarlo un bugiardo che utilizza i dolori per non andare a scuola. Cercate di proteggerlo da certe insinuazioni, altrimenti si peggiora la situazione e si attiva un circolo vizioso, con il rischio di fargli sviluppare una vera e propria fobia scolare.
Quando l’adolescente ha paura di andare a scuola
La scuola rappresenta uno dei contesti di vita dell’adolescente che concorre, insieme alla famiglia e al gruppo dei pari, allo sviluppo della sua personalità, rinforza o meno l’autostima e permette di sperimentare…
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