Quando i figli crescono e acquisiscono maggiore autonomia, molti genitori si preoccupano, cercano di dargli dei consigli utili, di controllarli e di raccomandarsi con loro per proteggerli dai pericoli esterni e aiutarli nel momento in cui potrebbero trovarsi in difficoltà.
“A che ora torni?”, “dove vai?”, “con chi esci?”, “non fare tardi”, “hai studiato?”, “scrivimi quando sei arrivato/a”, “vai piano”, “copriti, non prendere freddo”, “non bere/non fumare”, “chiamami”, sono tutte frasi dei genitori che, se riferite ogni tanto per interessarsi a ciò che fa il figlio e per assicurarsi che stia bene, sono ammissibili ed è anche giusto che una mamma e un papà, come punti di riferimento, siano informati e diano delle indicazioni.
Quando però queste espressioni sono ripetute in continuazione in modo insistente, significa che il genitore è particolarmente apprensivo e vive in maniera preoccupata la crescita del figlio, teme per la sua incolumità e pensa che con i suoi consigli, le richieste e le costanti telefonate possa mettere a freno la sua ansia e proteggere il proprio ragazzo.
Ma è davvero così? In realtà, i figli adolescenti, quando i genitori esagerano con le continue raccomandazioni, non pensano che siano un modo per tutelarli, quanto piuttosto le percepiscono come una seccatura e un’invadenza eccessiva, finendo per ignorare e spegnere il cervello ogni volta che mamma e papà partono con il solito e ininterrotto repertorio di frasi e domande.
Come reagiscono i ragazzi?
Solitamente un atteggiamento genitoriale di questo tipo, indice di forte ansia e controllo, trasmette ai figli una mancanza di fiducia nei loro confronti e non sortisce l’effetto sperato, anzi.
I figli, soprattutto in adolescenza, possono facilmente reagire in maniera provocatoria, ignorando i suggerimenti e le regole, per dimostrare di essere in grado di badare a se stessi e di non aver bisogno ogni volta delle indicazioni dei genitori, e magari rischiano di mettersi davvero nei guai. Col tempo possono anche sviluppare ansia, insicurezza e chiusura e avere difficoltà a raggiungere una completa indipendenza, come se fossero sempre alla ricerca di conferme genitoriali.
Una raccomandazione ripetuta ogni volta e in più occasioni, perde il suo valore, così come chi la riferisce, rischia di perdere di credibilità e di non essere ascoltato e preso sul serio!
Cosa fare allora per raccomandarsi ai figli senza risultare asfissianti?
1.PUNTATE SUL DIALOGO. Mantenere una comunicazione aperta e un ruolo genitoriale autorevole è fondamentale, piuttosto che fare soltanto mille domande e stare col fiato sul collo in certe occasioni. Se c’è fiducia, sarà il figlio ad avvicinarsi e ad aprirsi tenendo informato il genitore, sapendo di poter condividere con lui le sue vicende, capendo che può farlo senza essere giudicato o rimproverato.
2.NON RIPETETE ALL’INFINITO. L’ansia e la preoccupazione possono portare a ripetere le cose tante volte per assicurarsi che l’informazione arrivi ma con il rischio di irritare ancora di più il figlio, che non ascolterà più neanche le indicazioni importanti. Una volta che vi siete accertati che abbia sentito e che sappia come comportarsi, dategli fiducia e non trattatelo come fosse ancora piccolo e bisognoso della presenza continua del genitore.
3.DATE CONSIGLI UTILI. Se pensate a tutto quello che gli dite ogni volta, vi renderete conto che molte comunicazioni sono superflue o immotivate: magari gli chiedete qualcosa che già sapete, oppure gli date un suggerimento che già sta seguendo. I figli hanno bisogno di ascoltare meno consigli, però quelli davvero importanti: se vi limitate a dargli quelle indicazioni utili, senza entrare in ansia, queste verranno interiorizzate in maniera più chiara e definita.
Come parlare ed affrontare un discorso con un adolescente?
Parlare con un adolescente non è sempre facile, sono suscettibili, spesso partono prevenuti nei confronti del genitore, si infastidiscono se gli si va contro e non si assecondano su tutto….
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