Sempre più frequentemente donne e ragazze sono esposte a veri e propri linciaggi mediatici, in cui scatti rubati e momenti intimi diventano di dominio pubblico, bersaglio in rete di critiche e giudizi pesantissimi.
Si tratta di revenge porn o vendetta pornografica che consiste nella diffusione sul web di foto intime o a sfondo sessuale per motivi di ricatto o vendetta, sia in amore che in amicizia, con lo scopo di arrecare danno all’altra persona e metterla alla gogna.
Parliamo di situazioni emotivamente insostenibili, sempre più diffuse: secondo i dati dell’Osservatorio Nazionale Adolescenza il 4% dei ragazzi è vittima del Revenge porn.
Gruppi e canali sui social che incitano alla pedopornografia
Nell’ultimo periodo si è tornati a parlare di revenge porn per via di un canale Telegram con migliaia di iscritti e che ha fatto molto scalpore in cui gli utenti condividevano foto intime di donne e ragazze anche minorenni. Tra i vari messaggi, c’erano tantissimi commenti sessisti e a sfondo sessuale. Il gruppo è stato chiuso a seguito delle segnalazioni; questo però è solo uno dei tanti canali o gruppi social, in realtà si tratta di un fenomeno piuttosto diffuso.
Ciò che distrugge le vittime da un punto di vista psicologico, con esiti devastanti, è la diffusione e condivisione del materiale intimo e privato senza limiti, pietà, empatia e senso: se non ci fossero i condivisori e i commentatori nascosti dietro uno schermo il problema non sussisterebbe.
Troppi adolescenti a rischio diffusione materiale privato in rete o nelle chat e suicidio. La gogna mediatica e il revenge porn
Basta veramente un niente per trovarsi schiacciati dalla diffusione mediatica di materiale privato o intimo senza la propria approvazione e consenso. Basta un attimo in cui ci si lascia andare,…
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Non bisogna pensare soltanto ai video o alle foto intime e private che vengono diffuse sul web senza il consenso dell’altra persona: ci sono anche tanti filmati e immagini che vengono ritoccati per farli sembrare di nudo o pornografici, dando il via a commenti denigratori e linciaggi social.
Cosa bisogna sapere? La diffusione di materiale sessualmente esplicito, effettuata senza il consenso della persona interessata è reato a tutti gli effetti come stabilisce la legge “Codice Rosso” approvata definitivamente a luglio 2019: l’obiettivo è una maggiore tutela verso le donne vittime di violenza con pene più severe e tempi ridotti. A commettere Revenge porn non è solo colui che ha scattato la foto o ha realizzato il filmato, ma anche terzi che sono entrati in possesso di quel materiale intimo e che hanno contribuito alla sua diffusione.
Cosa fare quando si scopre di essere vittima di Revenge porn?
1. CHIEDERE AIUTO. La prima cosa da fare è non restare in silenzio: molti ragazzi quando si trovano incastrati in situazioni di questo tipo, a sfondo intimo e sessuale, fanno fatica a parlarne con i genitori, si vergognano e temono le loro reazioni. E’ importante far capire ai figli che ciò che vogliono i genitori è tutelarli e che possono parlare con loro di tutto, così da intervenire prima possibile. Quando si è vittime di questi reati, non si può pensare di uscirne da soli o che col tempo tutto finirà. La diffusione in rete è velocissima e difficile da fermare, per cui è importante agire subito per bloccarla.
2. SEGNALARE IL CONTENUTO. Lo possono fare tutti, compresi i minorenni. Nella maggior parte delle piattaforme c’è la funzione “segnala”, così che il contenuto possa essere rimosso entro 24 ore. Si può anche fare la segnalazione diretta al Garante della privacy compilando uno specifico modulo online.
3. SPORGERE DENUNCIA. È importante fare querela, preferibilmente alla Polizia Postale e delle Telecomunicazioni, che ha più competenze in materia. È possibile anche rivolgersi ad un avvocato o ad un’associazione di categoria per ottenere il supporto legale e capire meglio come muoversi per sporgere denuncia.
4. CONSERVARE LE PROVE DIGITALI. È importante raccogliere le prove da portare alle autorità quando si fa la denuncia: gli screenshot potrebbero non essere sufficienti perché si potrebbero appellare al fatto che tali immagini possono essere modificate. Sarebbe meglio, se si riesce, portare alle autorità, in una chiavetta usb o hard disk, tutte le prove digitali che contengono anche i link di dove sono state trovate. In questo modo, si velocizzano anche le indagini.
5. ATTENZIONE A NON COMMETTERE REATI. Può venire spontaneo raccogliere tutte le prove possibili, scaricando anche foto di altre vittime. Bisogna stare attenti perché se si conservano quelle immagini intime o si fanno degli screenshot, se si tratta ad esempio di minori, si sta commettendo un reato grave, di detenzione di materiale pedopornografico, solo per il fatto di averle sul proprio dispositivo. Se si vuole segnalare un canale o un gruppo che detiene immagini di altre donne, è possibile fare un esposto alle autorità. Un’altra azione da non fare è quella di rendere pubblici i nomi di chi ha diffuso le vostre immagini: è importante mantenere la calma e affidarsi alle autorità, perché si rischia una denuncia per diffamazione.


