Ha fatto scalpore la notizia di una maestra che ha parlato agli allievi di sessualità in maniera troppo esplicita, facendo vedere delle immagini, creando un forte dissenso da parte dei genitori.
Una maestra di quinta di elementare di Modena ha mostrato delle foto esplicite di rapporti sessuali tra uomo e donna ai bambini della sua classe, con l’intento di educarli alla sessualità, visti i rischi e i pericoli presenti in Rete. La maestra sembra che sia entrata nel dettaglio rispetto “ai rumori che forse qualche volta hanno sentito provenire dalla camera di mamma e papà”, dicendo che sono i comportamenti che fanno i genitori nell’intimità mentre fanno sesso, spiegando nello specifico “allora il pene dell’uomo diventa grande e duro e la vagina della donna si inumidisce: per tutti e due è molto bello quando la donna fa penetrare il pene rigido dell’uomo nella sua vagina. I due lo fanno muovere avanti e indietro nella vagina e provano un piacere intenso”. Tutto questo ha creato inevitabilmente non pochi problemi ai genitori, che ignari di questa forma di educazione alla sessualità, li ha indotti ad un confronto inaspettato con i figli, a cui non sapevano cosa dire e come rispondere.
Come spiega Maura Manca all’AGI “ciò che è accaduto apre ad una riflessione importante, relativamente all’educazione sessuale a bambini di quinta elementare, che sono già sufficientemente grandi per entrare in contatto con la sessualità attraverso internet, in quanto già utilizzano gli strumenti tecnologici, hanno l’accesso alla rete ed entrano in contatto facilmente con tantissimi video e immagini. Infatti, da recenti ricerche emerge che fin dall’età di 8 anni, quindi a partire dalla terza elementare, già visitano i siti pornografici, da cui possono avere e apprendere le informazioni sul sesso in maniera errata e negativa”.
Già in quinta elementare i bambini hanno visto almeno una volta dei filmati hard, complice il costante accesso alla Rete, che permette di incontrare in modo precoce e potenzialmente illimitato la pornografia, su web, tablet, pc e smartphone.
Il 14% dei bambini tra i 9 e i 16 anni in Europa ha visto online scene con contenuti sessuali (https://lsedesignunit.com/EUKidsOnline/index.html?r=64). I nativi digitali però sono confusi e diseducati: il 95% di loro, infatti, non riceve informazioni né a casa né a scuola, è pieno di dubbi a cui non riesce a trovare risposte da parte degli adulti, finendo così per cercarle con un clic su Google.
La maggior parte dei bambini che guarda materiale pornografico una volta, magari solo per curiosità, continua poi a guardarlo, anche a causa della natura attrattiva esercitata dalla pornografia (http://www.azzurro.it/sites/default/files/Ebook_SID_2017.pdf).
Manca sottolinea anche che per questa ragione, “è importantissimo iniziare a fare un’educazione sessuale precoce, dove deve essere l’adulto a spiegare i contenuti ai bambini, parlando con loro di ciò che è la sessualità, di ciò che è l’affettività, e di ciò che sono i rapporti sessuali e il concetto di amore e di relazione di coppia. Per cui l’età in questione non è un’età precoce, considerato i contatti diretti che hanno sul web rispetto a queste tematiche e argomentazioni. Il discorso è che forse bisognerebbe ragionare meglio sulle modalità, perché quando si parla di sessualità bisogna, innanzitutto, capire se da parte dei bambini è un primo approccio a questo tipo di contenuti o in qualche modo hanno già avuto una sensibilizzazione, perché prima di parlare di rapporto sessuale e di sesso sarebbe opportuno instradarli verso un discorso più legato alle relazioni affettive, al conoscere il proprio corpo, compresi gli organi sessuali che sono parte integrante della persona. Occorre, però, sicuramente parlarne con le famiglie, perché essendo spesso un argomento tabù per i genitori, succede che ciascuno affronta questo argomento in maniera completamente diversa, per cui quando il bambino ripropone gli stessi contenuti che ha visto a scuola insieme alla maestra, c’è il rischio che vengano date nozioni differenti e non ci sia una continuità educativa. Sarebbe, dunque, auspicabile ricreare un’alleanza scuola-famiglia per collaborare insieme, perché fare un’efficace educazione e formazione è fondamentale, ovviamente se fatta in piena cognizione di causa e consapevolezza. E’ davvero alto il rischio di far arrivare delle informazioni fuorvianti ai bambini, e proprio per tale ragione, bisogna prestare massima attenzione alle parole e agli esempi che si usano con loro, facendo in modo che non vengano condizionati negativamente da nessun punto di vista”.


