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Le truffe ormai sono all’ordine del giorno. Tante persone hanno paura quando ricevono messaggi o email, e a volte anche quando qualcuno bussa alla porta. Non sappiamo più se ci stanno fregando o se possiamo fidarci.

Queste persone sono estremamente preparate, a volte si tratta di vere e proprie associazioni organizzate e finalizzate a questo tipo di attività; altre volte, invece, si tratta di singole persone che fanno leva su determinati aspetti del nostro funzionamento, aspetti che loro conoscono bene. In alcuni casi individuano i punti di debolezza o studiano le abitudini, facendo leva sul modo in cui funziona il nostro cervello, che spesso commette errori di valutazione, soprattutto quando deve prendere delle decisioni spinto dalla fretta e quando cerca delle scorciatoie.

Cosa succede, quindi?

Quando abbiamo di fronte queste persone fisicamente, ad esempio se bussano alla porta, oppure quando arrivano dei messaggi che richiamano il nome della nostra banca o dell’ente con cui abbiamo un contratto (come quello dell’acqua), il nostro cervello riconosce qualcosa di familiare (il numero da cui arriva il messaggio o l’abbigliamento indossato dalla persona che abbiamo fronte sono simili a quelli reali). Di conseguenza associa quell’evento a ciò che già conosce, pensa che facciano parte della stessa categoria, si fida e pensa che sia vero, che sia qualcosa di già visto, con cui è già entrato in contatto.

Dopodiché, molte volte, i truffatori fanno leva sui bisogni o sulle paure.

Ad esempio: “Ti faccio pagare nell’immediato la multa, così eviti di pagare di più”. In questo modo fanno leva sul discorso legato al senso della perdita, oppure sul fatto che un nostro familiare abbia un problema. Agiscono su quello che può essere l’istinto materno o paterno di andare incontro nell’immediato ai figli e sulle nostre paure principali, facendo scattare il sistema d’allarme.

Nel momento in cui c’è l’urgenza o quella condizione di emergenza il nostro cervello vive nella situazione di pressione e, tendenzialmente, non siamo abituati a gestire la pressione e, in quei momenti, non vengono utilizzate le aree più razionali della mente, perché si attiva quella parte del cervello che legge la situazione come un pericolo. Così il cervello accelera, va di fretta per salvarsi velocemente da quella situazione e quindi si prendono decisioni, mossi più da una parte emotiva che da quella razionale, aumentando ulteriormente il rischio di commettere errori.  

La dott.ssa Maura Manca, NeuroMental Trainer, ne ha parlato su Canale 5, il 25 settembre 2025, a Mattino Cinque, insieme a Francesco Vecchi.

Per guardare l’intervento, cliccare sul link a partire dal minuto 00.33.30:

https://mediasetinfinity.mediaset.it/video/mattinocinque/giovedi-25-settembre_F314097501000901