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Stiamo purtroppo assistendo agli effetti negativi di una comunicazione ridondante sul Coronavirus: troppi messaggi non informano ma stordiscono e in giro ci sono commentatori improvvisati.

Se vogliamo contenere la paura serve chiarezza, bisogna dare informazioni chiare, univoche, non contrastanti.

Sul giornale Il Mattino, il 7 marzo 2020, è stata pubblicata un’intervista di Lucilla Vazza alla dott.ssa Maura Manca, psicoterapeuta e presidente dell’Osservatorio Nazionale Adolescenza, sull’impatto che sta avendo il bombardamento mediatico e sulle strategie da adottare per non farsi prendere dal panico.


 Dottoressa, si parla solo di coronavirus, è possibile contenere la paura delle persone?

“La paura – risponde Maura Manca – presidente dell’Osservatorio Nazionale Adolescenza e docente di Psicologia del Rischio in età evolutiva all’Università degli Studi dell’Aquila – va contenuta ma non va eliminata. È bene che ci sia vigilanza, che ci sia allerta e non un eccesso di rassicurazioni, perché le persone non devono sottovalutare la situazione. Chi non ha paura, non prende precauzioni. Cosa diversa è l’angoscia, che è uno stadio successivo della paura e porta a comportamenti irrazionali, come prendere d’assalto i supermercati, e che fa vivere in trappola: c’è un virus che arriva da noi e non sappiamo come proteggerci. Sono almeno due settimane intense a livello emotivo, di continuo allarme, numeri che salgono, di parole che arrivano al nostro cervello e attivano queste condizioni di stress col rischio di generare situazioni che poi si cronicizzeranno. Gli esiti di questa continua esposizione li vedremo più in là nel tempo. Si sta già generando su molti l’effetto ‘ruminazione’: pensare continuamente e ossessivamente al coronavirus, non riuscendo più a vivere normalmente”.
Come possiamo proteggerci dall’ossessione?
“Chi non ha ragioni specifiche di farlo, deve evitare il controllo ossessivo delle notizie: cercare i numeri, le morti, gli aggiornamenti. È sufficiente leggere un quotidiano, seguire le edizioni principali dei telegiornali o dei giornali radio, senza eccessi insomma. Il consiglio al cittadino è evitare di stare sempre su internet a cercare dettagli e notizie sull’epidemia, perché si danno continue informazioni di pericolo al cervello. Non va alimentata l’angoscia creata dalla sensazione di essere invasi dal virus. Oltre alle cure sanitarie servirà una presa in carico psicologica specifica: nei prossimi mesi avremo più depressione, ansia e altri problemi causati anche dalla crisi economica che purtroppo arriverà. Questa emergenza è stata repentina e ci ha intaccato nella quotidianità. Ora si pensa la medicalizzazione, ma presto dovremmo pensare a curare le conseguenze non banali sulla psiche. Gli strascichi economici causeranno strascichi psichici e lì servirà supporto concreto nel senso delle tutele e delle cure psicologiche”.
Chi è già ansioso come fa non farsi prendere dal panico?
“Soprattutto chi è ipocondriaco in questi giorni sta passando momenti estremamente duri, perché si sente malato, esposto, al terrore di morire. Dobbiamo contenere queste sensazioni attraverso una comunicazione affidabile, scientifica, che vada oltre la conta dei numeri. Rassicurare attraverso spiegazioni reali del problema. Se la nostra testa riceve solo messaggi di morte, percepisce solo la situazione di pericolo e non di guarigione. Per rassicurare le persone, dobbiamo fare chiarezza per evitare che aumenti l’ansia. Si perde il senso civico quando abbiamo paura e la paura genera reazioni di attacco e di fuga”.
Troppa informazione aumentato l’ansia, anziché la conoscenza? 
“Non siamo persi, stiamo vivendo una situazione collettiva inedita e questo può spaventare. Il consiglio è non negare la realtà, il problema esiste, ma si affronta. Esiste la sanità, esistono le terapie, esistono i guariti e spesso hanno avuto sintomi lievissimi e applicare le regole aiuta a gestire la situazione”.
Eppure sui media impazzano medici e ricercatori. Mai la scienza è stata così consultata… 
“Troppi messaggi non informano, ma stordiscono e fanno solo capire che c’è una condizione di estremo pericolo imminente. Se tutti parlano solo di coronavirus vuol dire che non esiste altro e la mente interpreta: ‘è la fine’. Prendiamo la storia delle mascherine: sì, no, forse. C’è stata confusione, bisognava immediatamente dare indicazioni chiare e semplici. La scienza non è un punto di vista”.
Il contagio è aumentato anche per comportamenti irrazionali? 
“Ognuno di noi crede di poter controllare tutto, il coronavirus ci ha tolto questa certezza e ci ha fatti scoprire fragili”.
Chi reagisce meglio a questa crisi: giovani, adulti o bimbi?
“Sicuramente i bambini. Sono magnifici, capiscono tutto e vogliono applicare le regole; hanno chiara la gravità della situazione perché non vanno a scuola. Sono lucidi: i loro eroi sono i medici che salvano, le forze dell’ordine, fanno disegni straordinari, pieni di fiducia e speranza. Ai bambini non vanno nascoste le cose perché loro si rendono conto e sapere li aiuta. I comportamenti più irrazionali vengono dagli adulti che spesso non riescono a mantenere la lucidità. Gli adolescenti invece tipicamente minimizzano e ironizzano, sono contenti di non andare a scuola, ma questi sono meccanismi sani: a quell’età se non si è toccati direttamente difficilmente ci si rende conto della gravità del problema”.

intervista Il Mattino