Incisioni, escoriazioni, bruciature. Laura (nome di fantasia), abusata da bambina, inizia a ferirsi a 13 anni perché non si sente amata dai genitori. Smetterà a 16 anni grazie alla psicoterapia. “Rinascere è possibile dice”
Le condotte autolesive sono l’espressione di un profondo stato di malessere e di disagio interiore che i ragazzi scaricano sul proprio corpo attraverso attacchi intenzionali e ripetitivi troppo spesso non riconosciuti.
Ne abbiamo parlato sul settimanale F uscito il 9 gennaio 2019, in un articolo di Benedetta Sangirardi, dove la storia di Laura arriva dritta al cuore, di una delle centinaia di ragazze “normali” e invisibili che anestetizzano il dolore facendosi del male.
Vivono nel dolore e nella vergogna, a volte sono anche prese in giro, considerate pazze, invece sono ben consapevoli di ciò che hanno dentro e della solitudine che le circonda.
“Riesco finalmente a vomitare la rabbia che ho dentro, mi sento leggera, quasi svuotata. Sembra un paradosso, ma il dolore che mi provoco, quando i tagli e le cicatrici mi ricoprono il corpo, è la sensazione più bella mai provata.”
“Sono scomparsa piano piano dai vostri occhi e dalle vostre menti, troppo occupate a pensare al lavoro, a sapere come vado a scuola. Più divento invisibile, più germoglia in me un dolore che si alterna a solitudine, disperazione, tristezza e rabbia”.
La storia è tratta dal terzo capitolo del libro della dott.ssa Maura Manca “Ragazzi violenti. Un viaggio nelle menti di vittime e aggressori” dove viene raccontato come nasce e come vive un’autolesionista.

Dottoressa Manca, 2 adolescenti su 10 sono autolesionisti. Cosa chiedono?
“Di essere visti, riconosciuti, capiti e accettati dai loro genitori. Dai quali invece si sentono giudicati, criticati, spesso paragonati a fratelli o sorelle più bravi”.
Cosa puoi fare se ti accorgi che tuo figlio si fa del male?
“Occorre trovare il canale per farti raccontare tutto, senza farlo chiudere con domande inquisitorie del tipo ‘perché lo fai?’. Mettetevi in discussione insieme. E chiedete aiuto a un professionista”.



