In Italia, il fenomeno dell’autolesionismo è estremamente diffuso tra i ragazzi a partire dagli 11 anni d’età: oltre 2 adolescenti su 10 si tagliano, si graffiano, si bruciano, danno pugni al muro, si creano contusioni e scarificazioni e quasi il 14% di loro lo fa in maniera ripetitiva e sistematica. Molto spesso sono vittime di cyberbullismo o hanno problemi relazionali con i propri familiari.

Il corpo rappresenta, dunque, un luogo su cui scaricare la propria sofferenza interna e tutte le emozioni negative che non riescono a gestire e a canalizzare in una modalità più adattiva: infatti, il 42% degli adolescenti dichiara di mettere in atto condotte autolesive per ridurre l’ansia, la frustrazione e la rabbia, il 36% per calmarsi, il 32% per alleviare il disagio psicologico interno e il 25% per punirsi.
Inoltre, con l’avvento dei social network, si stanno diffondendo sempre di più pagine e gruppi specifici dedicati al “cutting”, ossia il tagliarsi con delle lamette, il quale sta assumendo dimensioni sempre più rilevanti, perchè gli adolescenti si rinforzano a vicenda, si crea una sorta di effetto contagio e si danno consigli su come farsi male e non farsi scoprire.
Quali sono gli indicatori per riconoscere precocemente il problema? I genitori come si devono comportare quando si accorgono che il proprio figlio si fa del male? Maura Manca, che al tema ha dedicato il suo ultimo libro “L’autolesionismo nell’era digitale”, ne ha parlato in modo approfondito sul settimanale DONNA MODERNA di questa settimana, un articolo davvero interessante di Simonetta Palmucci.



