Il cambio dell’ora legale può causare un’alterazione del nostro ritmo circadiano, del nostro orologio biologico, perché serve un riadattamento generale che causa una richiesta di maggiore sforzo energetico.
Il vero problema è che andiamo a togliere un pezzetto a un ingranaggio che sta già girando velocemente e troppo spesso al massimo della sua velocità. Per cui, se siamo già sottoposti a condizioni di stress, di deprivazione, di sonno, si può sentire ancora di più il peso di questa situazione e quindi lamentare difficoltà di concentrazione, cali di attenzione, stanchezza e di irritabilità.
Uno degli aspetti che sfruttiamo troppo poco, a prescindere dall’ora legale e che invece è un toccasana per il nostro cervello, è la luce solare. Esporsi alla luce solare diretta riprogramma più velocemente il nostro sistema interno.
È vero che ci svegliamo nel buio e che tutto questo pesa sul bilancio corporeo, ma le cellule che comunicano che è ora di svegliarsi si trovano nella parte inferiore della retina, quelle che captano la luce che viene dall’alto. Possiamo sfruttare questo tipo di luci se quando ci svegliamo è ancora buio. Nel momento in cui abbiamo a disposizione la luce solare, dobbiamo comunque esporci senza gli occhiali, senza i filtri, possibilmente usando anche una respirazione che ci permetta di resettare da un punto di vista energetico e ribilanciare un sistema che ha subito una variazione metabolica. La stanchezza diventa una sorta di nervosismo emotivo e in questa situazione iniziamo tante volte a dare delle colpe all’esterno, ad abbassare il livello di tolleranza e di conseguenza forzare questo tipo di condizione.
Le parole che scegliamo quando apriamo gli occhi sono fondamentali.
Sono fondamentali a prescindere dalla luce e dal cambio dell’ora, perché siamo in una fase di risveglio e stiamo dando i primi segnali al cervello. C’è un riadattamento anche dell’orario in cui si rilascia il cortisolo, quell’ormone che ci permette di risvegliarci e di attivarci. Se dal primo momento in cui ci svegliamo iniziamo a rilasciare una quantità di cortisolo eccessiva, ciò manda in sovraccarico il sistema. Se diciamo “che incubo, sono a pezzi“, “oggi sarà un disastro“, produciamo questa condizione di eccesso, che sottrae ulteriori energie.
Possiamo anche dire “bene, si parte“; in questo modo, ci programmiamo a vedere che c’è già un bene e si parte. La parola bene piace tanto al nostro cervello. “Oggi siamo carichi, abbiamo l’energia giusta“. Così, si usano le parole che vanno a migliorare questa situazione, perché vanno a ribilanciare il cervello con più velocità, senza intossicarlo. Se invece ci iniziamo a lamentare, entriamo in quella condizione di stato, in cui il nostro cervello ha già chiaro cosa accadrà, va in quella direzione e aumentano quindi le probabilità di subirne gli effetti.
Maura Manca ha approfondito questo argomento il 30 marzo a Radio Radio cafè
Link all’intervento, a partire dal minuto 00:37:46
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