Cosa succederà quando il confinamento imposto dalla situazione pandemica allenterà le sue briglie così da poter fare di nuovo ripartire la vita di ognuno di noi? Vita, ormai ferma dai primi di marzo quando il governo con decreti appositi, man mano diventati sempre più restrittivi, l’ha recintata tra le mura di casa.
Ci stiamo avviando in una nuova fase, dove saremo esploratori di un continente che non sarà qualcosa di nuovo da scoprire sulla terra, ma gli stessi luoghi visti con occhi diversi. Quello che spaventa è il dopo, un dopo che si sta facendo già sentire attraverso il corpo e le sue somatizzazioni.
Ma cosa realmente dovremmo aspettarci rientra nella sfera imponderabile. Ne è convinta anche la dottoressa Maura Manca psicoterapeuta, presidente dell’Osservatorio Nazionale Adolescenza.
“Quando mi chiedono di cosa ho realmente paura, rispondo di quelle che saranno le reazioni psichiche e comportamentali. L’errore che si sta facendo in questo momento è sottovalutare il problema psicologico che avrà delle ripercussioni a 360°. Nel momento in cui si sviluppano problematiche nei casi migliori e patologie nei casi più importanti, tutto questo si andrà a riversare sui comportamenti e di conseguenza sulle reazioni.
Evitamento, prese di posizione, scelte, cambiamenti di vita andranno ad inficiare a livello individuale, familiare, lavorativo e sociale. Ne consegue che non riusciamo ancora a renderci conto dell’impatto che tutto questo avrà”.
Ma nel concreto cosa si può fare? “Noi terapeuti ci troveremo ad affrontare dei problemi di paura, ansia e disturbi dell’umore, contenendoli e naturalmente risolvendo anche quelli nuovi che si presenteranno. Certo, ci sono dei criteri generali e delle precondizioni per far sì che si sviluppi il trauma, un trauma che cambia da persona a persona”, continua la dottoressa.
“Importante è sottolineare una cosa. Le reazioni traumatiche non avvengono nell’immediato. Soprattutto quando c’è la via di mezzo, come in questo caso, dove abbiamo avuto tutti paura di morire, toccando con mano la paura della morte. Di conseguenza le reazioni iniziali sono state molto legate alla sopravvivenza. Il cambiamento repentino delle nostre abitudini che all’inizio si sono basate sull’enfasi dell’unione, ricordiamo ad esempio i canti affacciati al balcone ad ore prestabilite, erano segnali di un ‘tutti insieme ce la faremo’. Stavamo reagendo. Dopo questa parte istintiva nostra è umano che vengano fuori quelle più emotive. Se arriva all’elaborazione, dove emergono o le problematiche già esistenti oppure si iniziano a manifestare nuovi disagi”.
“La condizione mentale che tante persone stanno vivendo è quella di estraniazione da un ambiente che li circonda. Quell’ambiente che prima era familiare, viene visto e percepito adesso come pericoloso. Soprattutto il pericolo del contagio. Un pericolo che si tende a proiettare fuori, sull’ambiente esterno sull’altro. Quando subentra la parte razionale, quando quella emotiva smette di prendere il sopravvento, ci si rende conto che è un rischio potenziale e non necessariamente da amplificare”, spiega Maura Manca.
“Si rischia di avere un senso della perdita di sicurezza, quella che bene o male si percepiva prima e soprattutto perdita della prevedibilità del mondo che conosciamo. I pilastri della nostra vita sono basati sulle nostre sicurezze, su quelle che ci creiamo che diventano la linea guida della nostra vita, dove ci riconosciamo e ci sentiamo più sicuri. Quando arriva un agente esterno che fa da interferenza al mondo che ci siamo creati è da lì che parte la crisi”, dice la Manca.
“Riuscire a diventare di nuovo parte attiva della nostra vita, questa adesso rappresenta la vera sfida psicologica che ci troveremo ad affrontare. Fare in modo che le sensazioni negative che adesso stanno prendendo il sopravvento possano far spazio anche a quelle positive con l’idea di progettualità. La progettualità è il fondamento sul quale edificare un percorso emotivo in divenire. Una progettualità che deve fondare le sue basi sul come riadattarsi per affrontare questa nuova fase della nostra vita”.
L’intervista è ripresa dall’articolo di Francescapaola Iannaccone pubblicato sul Quotidiano del Sud – L’Altravoce dell’Italia.



