Famiglie iper-digitali, sperdute nei meandri dei mondi virtuali, iperconnessi alle reti e ai social ma disconnessi tra loro. Famiglie 2.0, con genitori e figli alle prese con una dipendenza digitale difficilmente gestibile. I dati degli ultimi Safer Internet Day scattano una fotografia impietosa: adolescenti perennemente connessi che comunicano via chat con i genitori che, spesso iperconnessi pure loro, non sono consapevoli dei rischi che corrono i figli in rete. 4 ragazzi su 5 frequentano siti porno, 3 genitori su 4 non conoscono il sexting. 1 genitore su 10 non ha mai sentito parlare di cyberbullismo. E ancora, 1 adolescente su 4 è sempre on line; il 17% dichiara di non riuscire a staccarsi da smartphone e simili. 1 ragazzo su 5 confessa di essere a rischio vamping: ovvero si sveglia nel bel mezzo della notte per controllare i messaggi sul cellulare. Ovviamente quasi 4 su 5 (il 78%) chattano continuamente su WhatsApp.
Maura Manca, presidente dell’Osservatorio Nazionale Adolescenza, psicoterapeuta, psicologo clinico e psicodiagnosta clinico e forense (specializzata in tutte le problematiche emotive e comportamentali dell’età evolutiva, con particolare riferimento a quelle adolescenziali e giovanili) e docente di “Psicologia del rischio in età evolutiva” nel corso di laurea in Psicologia Applicata Clinica e della Salute dell’Università degli Studi dell’Aquila, traccia il quadro della situazione nell’intervista rilasciata in esclusiva a Sardegnamedicina.it. Il suo libro Generazione hashtag analizza comportamenti e tendenze degli adolescenti tecnologici, le social mode e tutte le problematiche e devianze legate alla rete.
Oggi nelle famiglie digitali si discute tanto ma si parla troppo poco. Come si può ricucire questo dialogo e accorciare le distanze tra genitori e figli?
L’assenza di dialogo tra genitori e figli e più in generale all’interno delle mura domestiche è un aspetto su cui riflettere perché parlare con i figli significa conoscerli e comprenderli e quindi essere in grado di entrare nella loro ed intervenire quando serve. Se non si riesce a “vedere” un figlio, non si riescono a cogliere i segnali di allarme che lanciano anche in via indiretta. Quando si litiga, il genitore non dovrebbe mai mettere in discussione il rapporto affettivo che lega il genitore con il figlio e non dovrebbe mai criticarlo e svalutarlo come persona. La maggior parte dei conflitti ruotano intorno all’utilizzo della tecnologia e piuttosto che attaccare i figli, per prima cosa i genitori dovrebbero informarsi, formarsi e conoscere per poter educare. Il dialogo, dunque, deve diventare lo strumento principale per far capire loro le motivazioni, i rischi, i pericoli e le responsabilità di tali strumenti. Non si tratta di un braccio di ferro in cui c’è un vincente ed un perdente: si tratta di confrontarsi apertamente con loro, di mettere dei paletti quando necessario ed educarli fin da piccoli, soprattutto al rispetto per se stessi e per gli altri, sia nel mondo reale che in quello digitale.
Il contrasto generazionale c’è sempre stato. Anche prima tra genitori e figli c’erano i conflitti, i bisticci, le punizioni. Ma cosa è cambiato rispetto al passato, qual è la discriminante che oggi rende tutto così complicato?
Rispetto al passato, le relazioni affettive sono troppo tecno-mediate: tutto è ripreso, tutto è registrato e tutto sembra passare attraverso l’occhio di una telecamera per avere tanti ricordi fissati su uno schermo e avere però poco contatto fisico e scarsa condivisione. Lo smartphone è diventato ormai per i più giovani una protesi della loro identità e per i genitori è davvero difficile comprendere un utilizzo così massiccio da parte dei figli, in tutte le attività del quotidiano. Sicuramente, l’invasione degli strumenti più all’avanguardia ha contribuito ad incrementare il divario tra le due generazioni e spesso i genitori si trovano impreparati a gestire questa sfida. I problemi, dunque, riguardano soprattutto il barattare un tempo e la modalità di utilizzo che l’adolescente dovrebbe adottare nell’utilizzo degli strumenti tecnologici, trovando il giusto compromesso.
Le punizioni e quelle 2.0, in particolare, servono per educare i figli?………………………………………………………….
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