I comportamenti rischiosi da sempre sembrano contraddistinguere l’adolescenza. In questa fase dello sviluppo, i ragazzi tendono a mettere in atto condotte che molti adulti non adotterebbero mai: vanno alla ricerca di sfide, del limite da superare, di sensazioni forti, non tenendo conto delle conseguenze.
Se ad esempio sto guidando ad alta velocità con la macchina, in preda all’euforia, proprio perché sto correndo un rischio in quel momento, mi si crea uno stato di eccitazione interna simile a quello delle droghe; in questo frangente il mio livello di attenzione sarà decisamente più basso e quindi rischierò di più.
Ma perché gli adolescenti vivono il senso del rischio in modo diverso dagli adulti? Dobbiamo tenere conto che il loro cervello sta cambiando e questo non li aiuta ad essere obiettivi e a mettersi un freno.
“In realtà, i giovani non valutano tutte le situazioni di rischio in modo diverso dagli adulti. Se si mostra loro un recipiente che contiene quattro palline rosse e due blu e si chiede loro di scommettere su quale sarà la prossima pallina estratta, sanno valutare senza difficoltà la probabilità dei diversi esiti. Se però si dice loro che, puntando su una pallina blu possono vincere cinque punti, mentre puntando su una pallina rossa possono vincere al massimo un punto, nella maggior parte dei casi decidono di puntare sulla blu. I giovani sanno giudicare bene una situazione del genere, ma si distinguono dagli adulti nelle reazioni emotive, che si presentano quando si dà la prospettiva di una possibile ricompensa”. (Tratto dal libro Nella testa degli adolescenti, di Eveline Crone)
Rischi e decisioni pericolose: quali aree del cervello entrano in gioco?
Un ruolo importante è ricoperto dal nucleus accumbens, definito anche come il centro della gratificazione del cervello: al suo interno viene prodotta una particolare sostanza, la dopamina, associata alle sensazioni di piacere. Il nucleus accumbens non si attiva solo in caso di una ricompensa effettiva, ma anche quando vi è la possibilità o la prospettiva di una ricompensa.
Inoltre, bisogna tener conto del fatto che durante la fase adolescenziale non si è ancora sviluppata pienamente la corteccia prefrontale, ovvero quell’area del cervello deputata alle funzioni di controllo come prendere decisioni, valutare le conseguenze delle proprie azioni e bloccare i comportamenti inappropriati. Al contrario, il nucleus accumbens rientra nelle aree emotive del cervello e, in adolescenza, a causa delle trasformazioni ormonali, viene stimolato con particolare intensità e diventa molto sensibile.
In assenza di meccanismi di controllo e con un sistema emotivo sensibile alla percezione del piacere, è più facile mettere in atto comportamenti stimolanti e pericolosi senza riflettere sulle conseguenze.
È per questo motivo che i ragazzi possono mettere a rischio la propria salute o incolumità, per sperimentare l’adrenalina, le sensazioni forti o per ricevere approvazione dal gruppo e dimostrare il loro coraggio.
Maggiore predisposizione al pericolo tra i ragazzi: alla ricerca del piacere e della gratificazione
Gli adolescenti, dunque, hanno una predisposizione maggiore, rispetto agli adulti, ad esporsi ai pericoli, anche se ovviamente non tutti lo fanno allo stesso modo. Il piacere, infatti, può fungere da attivatore dei nostri comportamenti, portandoci a ricercare sensazioni positive ed evitare quelle negative. Tutto questo può compromettere la capacità di valutazione dei rischi e delle conseguenze, perché porta a soffermarsi solo sul presente e sui vantaggi del momento.
Tra i comportamenti più comuni ci sono l’assunzione di alcol e droghe, l’attività sessuale non protetta, la guida pericolosa, così come tutte quelle condotte che si “giocano” in rete, come la partecipazione a sfide online o challenge, selfie estremi o diffusione di immagini intime, alla ricerca di sensazioni forti e approvazione social.
Bisogna dunque puntare sulla prevenzione, sin da quando sono piccoli: innanzitutto gli adulti di riferimento devono fungere da esempio e guida, aiutandoli a riflettere su situazioni della loro quotidianità. E’ importante, infatti, stimolare i ragazzi e il loro pensiero critico, così che possano pensare con la loro testa, risolvere le problematiche che incontrano e avere una maggiore regolazione emotiva.
di Chiara Antonini e Francesca Sangineto


