La rabbia può diventare un veleno per il nostro corpo e per la nostra mente quando diventa rancore e si trasforma in vendetta. Diventa tossica perché si vive in funzione di ciò che è accaduto o della persona che ci ha fatto del male. Questi pensieri diventano ogni giorno più tossici. In questo modo quella persona ci ha fatto, e ci fa, doppiamente male: in quella, o quelle occasioni, e per tutto il tempo che le abbiamo concesso e le concediamo di farci del male. Glielo permettiamo se viviamo nell’attesa della vendetta o della famosa ruota che prima o poi gira, ma che non sempre gira.
La vera “vendetta” si ottiene quando ti riprendi la vita, quando chi ti ha fatto del male non riesce a toccarti, quando non gli regali il tuo spazio e il tuo tempo pensando al suo male o a come vendicarti, quando non gli permetti di pilotare le tue emozioni.
L’odio è un sentimento forte quanto l’amore che svuota perché non sarà mai veramente appagato. L’amore verso se stessi e verso la vita deve essere il motore che dà la spinta interna di re-agire. Aver imparato a farsi scivolare le cattiverie addosso, la realizzazione personale, il sorriso e l’essere diventati più consapevoli, e quindi più forti, è e sarà la vera vendetta. Non c’è niente che faccia più infastidire e rodere chi ha tentato di farti del male che vedere che “ti sei ripreso” e che hai tratto vantaggio da ciò che hai vissuto.
So che non è facile, e che starete pensando che è difficile, che è facile a dirsi, che chi fa il mio lavoro parla facile ecc… ma pensate anche quanto sia faticoso vivere con il malessere interno, convivere con i sentimenti tossici che impediscono di essere sereni. Non è facile vivere male; per quello che ho vissuto e che ho toccato con mano, è più difficile, anche se la testa a volte dice il contrario. Non cadete nelle trappole mentali del “non è facile”: sono convinzioni che ci impediscono di cambiare e ci limitano nei pensieri e nei comportamenti.
Ogni volta che fantastichi sulla vendetta o sulla “ruota che gira”, stai inviando un ordine al tuo centro di comando di produrre quelle sostanze che ti “avvelenano”. Il tuo cervello “predice” la rabbia basandosi sul passato. Se etichetti tutto come “mi hanno fatto del male”, continuerà a costruire quella realtà.
Metti un punto. Nel momento in cui parte il pensiero tossico, interrompilo con un’altra azione, con un movimento fisico (alzati, cammina, bevi acqua) o con un gesto creativo.
Questo rompe lo schema condizionato. Sostituisci il desiderio che l’altro paghi con l’investimento verso un tuo obiettivo personale. La vera vendetta non è un risultato esterno, ma il momento in cui la tua chimica interna non reagisce più al nome di quella persona.
Queste azioni non servono a “perdonare” l’altro per un atto di bontà fine a se stesso, ma sono un atto di amore verso la tua persona per “ripulirti” da tutto ciò che ti fa star male. Fermati e “ricategorizza” l’evento: non è più “un torto che subisco”, ma “una condizione che ho vissuto e che ora scelgo di non ascoltare”.
Sposta fisicamente l’attenzione su un compito concreto che richiede precisione (lavoro, cucina, sport, canto, ballo, scrittura) per togliere ossigeno al ricordo negativo.
Se vuoi capire come superare i blocchi mentali e superare i “non è facile” ascolta questa puntata di BEcoME cliccando qui sotto.
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di Maura Manca


