Il cervello non distingue, ecco perché un insulto fa male quanto o più di uno schiaffo. Il dolore fisico passa, quello emotivo, se non hai gli strumenti giusti, no.
Ecco perché dovremmo lavorare sulla responsabilità delle nostre parole.
Ogni parola che leggiamo o ascoltiamo, specialmente in contesti di forte dolore e stress, lascia dei segni e modifica la nostra chimica cerebrale, i nostri pensieri e le nostre azioni.
Dobbiamo dircelo chiaramente: non diamo ancora la giusta importanza al peso delle parole sulle nostre azioni e sui nostri pensieri.
A livello cerebrale, le parole di odio e i commenti della “gogna social e sociale”, le cattiverie gratuite, attivano in chi le riceve, per buona parte, le stesse aree del cervello deputate al dolore fisico. La ricerca neuroscientifica ha confermato che il rifiuto sociale e l’umiliazione verbale attivano la corteccia cingolata anteriore e l’insula, le stesse aree che elaborano la componente affettiva del dolore fisico.
Quando una persona è già vulnerabile, schiacciata dal peso delle parole e dal peso del giudizio sociale può diventare un carico emotivo e biologico insostenibile, che viene alimentato da sguardi, silenzi, comportamenti e parole, che non si cancellano.
Non è sempre un singolo evento traumatico, ma l’accumulo (l’indifferenza dei compagni, le urla di un professore, il giudizio sui social) che satura la capacità del cervello di regolare lo stress. È l’interazione tra più fattori che genera quell’effetto, sommata ad una variabile che consideriamo troppo poco: come l’altro percepisce le nostre parole, che impatto hanno su di lui. Non conosciamo niente della sua realtà e una cosa che per noi “non è un problema”, per l’altro può essere una devastazione emotiva.
Uno stato di umiliazione costante inonda il sistema di cortisolo. Come l’indifferenza. Sì, anche l’indifferenza “uccide” perché ti lascia solo ad affrontare il tuo dolore e ti toglie tutti gli appigli.
Le parole possono anche curare, quando usate bene. Quando all’uso consapevole delle parole corrispondono i relativi comportamenti diventano uno strumento di benessere potentissimo. Partiamo da qui, prima che sia troppo tardi.
Di Maura Manca


