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Quando mi dicono “Maura questa è una bella sfida” il mio cervello si prepara all’azione.

Il CORAGGIO si rinforza facendo, non aspettando di essere pronti.

E ora ti svelo un grande segreto: non ti sentirai mai veramente pronto, lo diventerai solo facendo, non pensando di fare.

La verità, neurobiologicamente parlando, è che la paura non passa aspettando che diminuisca, la superi solo muovendoti (MoviMente). Questa è l’enorme differenza tra sperare di farcela e decidere di farcela, tra volere e potere.

Perché l’abito fa il monaco. È anni che lo scrivo ed è anni che qualcuno si incazza perché sostiene che non dovrebbe essere così. Si chiama Enclothed Cognition e, tradotto in una rapidissima sintesi, quello che indossi influenza i tuoi processi cognitivi. Mettere l’abito giusto è una delle prime strategie che potenziano l’effetto. L’abito fa il “doer”.

Dà al tuo cervello il segnale che sei entrato nel ruolo e quindi si attiva il corrispondente sono “pronto”.

Non sempre però serve indossare l’armatura. Quando si deve entrare in campo, sicuramente sì, ma attenzione perché non vale per tutti i contesti. Ci sono situazioni e momenti in cui parlare di armatura e guerra ci fa ottenere anche l’effetto contrario. L’organismo in questi casi, si prepara alla guerra anche quando non c’è nessuna battaglia.


Intelligenza contestuale e pensiero pertinente devono guidare le nostre azioni, avendo ovviamente sempre ben chiaro in mente cosa vogliamo ottenere e a cosa serve quello che stiamo facendo. Significa anche cambiare metafora a seconda del contesto: “Entro in battaglia”, “Vado all’attacco” attiva il sistema simpatico e il rilascio di adrenalina. In campo va bene. Fuori dal campo di “battaglia”, no.


 

 

Noi siamo i comandi che diamo al nostro cervello.

Se il comando è “scendi in campo e affronta quello che succede”, il cervello cercherà soluzioni, lavora sul COME, soprattutto se è allenato a farlo. Le parole giuste, associate ovviamente alla corrispondente intenzione (parola e intenzione sono in coerenza) fanno fare la differenza. Le parole descrivono solo la realtà e la creano perché cambiano nettamente come noi la percepiamo. Passare dal “Perché a me?” (vittima) al “Come posso affrontare questa situazione?” (doer) cambia l’orientamento del sistema reticolare per essere proiettati all’azione. Se dai il comando di “come fare”, il cervello scansiona l’ambiente per trovare le risposte che cerca; se invece dai il comando opposto si focalizza su ciò che non funziona.

La fiducia in te stesso non nasce dal convincersi, dirselo e pensarlo, ma è l’effetto dell’azione (pertinente, non ad cazzum). Il movimento comunica al cervello che non siamo vittime, ma “doer”, coloro che agiscono, che fanno. Quando agisci, invii un segnale di agency (efficacia personale) al cervello, che rilascia principalmente dopamina e noradrenalina che favoriscono l’azione e il focus.

Se poi, a questo, ci associ le parole giuste, al momento giusto e nel modo giusto, usando l’intelligenza linguistico-strategica, allora sì che l’effetto è decisamente potenziato.

Solo quando ho iniziato ad applicarlo quotidianamente nella mia vita, la mia vita è cambiata. Non quando ho pensato di cambiare. Prima ero spesso in rincorsa, anche di me stessa o dell’ideale di me stessa, mentre ora gioco d’anticipo, faccio molte più cose, con risultati migliori e il corpo sta decisamente meglio. Questo è benessere integrato.

“Il coraggio è l’abitudine che si acquisisce agendo in modo coraggioso”. Lo diceva già secoli fa Aristotele e le neuroscienze moderne lo confermano.

 

di Maura Manca

 

*La foto di copertina è stata generata con l’uso di intelligenza artificiale