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C’è un’enorme differenza tra “contatti” e “contatto”. Abbiamo spesso un’abbondanza di contatti e una mancanza di contatto. Il contatto è autentica connessione: reale, intimo. Quando stacchi, la connessione rimane perché sei connesso con te stesso e con l’ambiente in cui vivi; c’è presenza. Invece, quando stacchi dai tuoi contatti “social”, manca quella connessione e a volte arriviamo a esistere solo in funzione di essa.


Non viviamo più il fluire degli eventi, ma cerchiamo di controllare la nostra immagine e il flusso dei contenuti. Questa ricerca di controllo su se stessi e sugli altri è ciò che non ci rende liberi. Ma quello che proprio ci imprigiona è vivere senza connessione con noi stessi e con l’ambiente.


È come se vivessimo in un grande acquario: noi siamo acqua, ma viviamo come vetro.


Il vetro è lì per essere guardato e per guardare, non per “essere”. L’acqua invece è pura, mantiene la sua essenza nonostante possa cambiare stato; la molecola H₂O rimane sempre la stessa. Siamo diventati prigionieri di una natura solida, non più fluida, e se veniamo colpiti ci rompiamo o ci crepiamo. Per quanto tu possa poi aggiustare il vetro, quei colpi restano.

Abbiamo trasformato l’esistenza in un’esposizione permanente, una vetrina che costringe all’immobilità, dimenticandoci che dove non c’è movimento non c’è vita.

Essere vetro significa subire una trasparenza imposta. Ciò che è nostro è intimo e profondo, è la nostra identità; ma se siamo vetro, tutto può essere visto da chiunque. Siamo fragili perché siamo rigidi e non flessibili. La rigidità del corpo si manifesta quando c’è un problema: il corpo racconta chi siamo.
Quando viviamo per l’immagine, il nostro cervello è costantemente in uno stato di iper-vigilanza sociale. L’attenzione e la paura del giudizio o la ricerca del “like” mantengono il sistema nervoso simpatico in allerta. Questa tensione mentale si irradia in tutto il corpo e si traduce spesso in tensione muscolare. Se il cervello percepisce un ambiente “giudicante” (la vetrina), ordina ai muscoli di contrarsi per difesa. Diventiamo vetro proprio perché siamo pronti a essere colpiti.

Il corpo sente, accumula, cambia, parla. Bisogna lavorare sul rilascio, perché i traumi si sedimentano nelle fasce muscolari e negli organi.

Il rilascio dei traumi dalle fasce muscolari e negli organi è una strada fondamentale per recuperare la propriocezione (sentire se stessi) al posto della telecezione che, nella fisiologia del movimento, permette di pianificare la risposta motoria prima che lo stimolo tocchi il corpo. Quando è ben allineata con la propriocezione permette di mantenere la stabilità posturale e l’equilibrio. Lo possiamo fare con la respirazione, con la mobilità, con il capire che siamo un tutt’uno. Non basta comprendere da dove derivano i problemi per risolverli.

“Non siamo fatti per essere guardati, ma per vivere e viverci”.

Per questo è fondamentale allenare l’allineamento tra corpo, mente, cervello usando il linguaggio e i pensieri in modo intelligente e strategico, allenando anche l’intelligenza spirituale intesa come consapevolezza di sé.


Allora la domanda è: come torniamo a fluire in un mondo che ci vuole immobili ed esposti?

Sicuramente spostando il focus da “come appaio” a “chi sono”, smettendo di editare continuamente la nostra identità per vivere in funzione di una versione idealizzata di noi stessi.


Oggi sui social dominano i “prima e dopo”, anche se spesso sono finti. Io, invece, porto il mio vero “prima e dopo” da quando ho applicato gli strumenti del Neuro-Mental Training, allenando il mio cervello a capire che ero io il centro di comando. Con le mie parole, i miei pensieri e le mie azioni, ho cambiato energia e modo di funzionare.


Invece di “truccare” la superficie, ho allenato le sinapsi a riconoscere il valore della coerenza interna e a sbloccare tutto ciò che mi teneva il freno a mano tirato.

Si è aperta la mente, la visione si è amplificata, l’intuito è aumentato così come la mia efficacia. Ma soprattutto, il corpo e la mente mi hanno ringraziato in termini di benessere. Ho imparato a lasciare andare, a dosare, a fare quello che serve. Ed è questo che trasmetto con il lavoro di allineamento mente-corpo-cervello: le chiavi per funzionare bene, essere felici e liberi le abbiamo già, dobbiamo solo imparare a usarle.


Perché la vita che cerchi è già dentro di te.
(Citazione presa dalla pagina Instagram e YouTube di Ehi Vita)

 

di Maura Manca

*La foto di copertina è stata generata con l’uso di intelligenza artificiale