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Difficoltà legate all’alimentazione e ai disturbi alimentari sembrano riguardare sempre più bambini e ragazzi. La fascia maggiormente colpita sembra essere quella adolescenziale sebbene, negli ultimi anni, l’età si stia abbassando ulteriormente e già i bambini inizino a mettere in atto condotte pericolose per la loro salute.

Tali problematiche sembrano essersi  evidenziate ancora di più durante il periodo di quarantena a causa dell’emergenza Coronavirus. Era probabilmente inevitabile che, in una condizione come quella determinata dalla pandemia, ci fosse un aumento dei disturbi psicologici anche tra i più piccoli, ssoprattutto in coloro che presentavano una maggiore sensibilità e vulnerabilità già prima del coronavirus.

L’isolamento forzato, l’impossibilità di uscire, andare a scuola e incontrare i coetanei, la paura del contagio hanno avuto un impatto sulla psiche di bambini e ragazzi e tanti di loro hanno iniziato a manifestare comportamenti alimentari disfunzionali, come selettività, rifiuto del cibo oppure abbuffate.

È ciò che emerge dai dati dell’Osservatorio Epidemiologico del Ministero della Salute è stato rilevato che nel periodo del lock-down c’è stato un aumento dei disturbi alimentari del 30% nei bambini e nei preadolescenti e ci sono state molte richieste di aiuto da parte di genitori preoccupati per le condotte alimentari dei figli.

Molti casi restano nascosti: perché succede?

È necessario sottolineare che molte volte tra i più piccoli ci sono casi che non rientrano in un vero e proprio disturbo alimentare, come l’anoressia o la bulimia nervosa, che sono meno evidenti e che rischiano per questo di restare sommersi e poco considerati.

I bambini e gli adolescenti utilizzano diversi modi di esprimere le loro emozioni e i loro vissuti e di chiedere aiuto e uno di questi è proprio il rapporto con il cibo.

I genitori e gli adulti di riferimento giocano un ruolo fondamentale e possono costituire una risorsa per velocizzare la diagnosi e per intervenire in modo efficace. Se si vede che l’atteggiamento nei confronti del cibo non è cambiato in via transitoria, ma dura nel tempo, ci si deve insospettire, non allarmare, e indagare più nello specifico.

Adolescienza.it

Troppi bambini e adolescenti a rischio di sviluppare un disturbo alimentare. Cosa deve fare un genitore?

Quando si pensa ai problemi alimentari, si fa spesso riferimento all’anoressia e alla bulimia nervosa o al binge-eating (alimentazione incontrollata), senza considerare tutti quei casi sottosoglia che non rientrano in…

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Risulta fondamentale non aver paura di affrontare la problematica del figlio, stargli vicino senza giudicarlo e attaccarlo, mantenendo un dialogo con lui, anche quando sembra restio ad aprirsi e a condividere ciò che vive dentro.