Solo, estraneo, oppresso. Il 17enne reo confesso di aver sterminato la sua famiglia a Paderno Dugnano, ha usato queste parole dopo un lungo interrogatorio davanti al pubblico ministero per descrivere il suo tormento interiore, un “malessere” che l’ha spinto a compiere l’impensabile.
La famiglia, che fino a poco tempo prima appariva felice e unita sui social, è stata spazzata via, lasciando una comunità sconvolta a chiedersi come sia potuto accadere e cosa abbia spinto un diciassettenne a trasformare il suo profondo senso di solitudine e alienazione in un atto così estremo.
Come si spiega il senso di oppressione di cui parla il ragazzo? Come mai è così difficile cogliere dei segnali? Cosa si può fare per prevenire situazioni simili?
La dott.ssa Maura Manca, Fondatore e Presidente dell’Osservatorio Nazionale Adolescenza, sul Messaggero del 4 settembre 2024, in un articolo di Gabriella Guerra, riflette sul significato delle parole utilizzate dal ragazzo e su ciò che lo ha spinto a compiere questa strage.
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