Il cyberbullismo, ossia la violazione della privacy, degli spazi dell’altro, la mancanza di rispetto messa in atto quasi sempre con lo smartphone, fedele compagno di vita degli adolescenti, è un comportamento che va a ledere nel profondo i ragazzi presi di mira.
Lo schermo disinibisce, la condivisione con gli altri deresponsabilizza e porta a commettere anche azioni gravi, senza rendersi conto delle conseguenze e degli esiti che tutto questo ha su una persona. Non c’è un contatto diretto con la vittima, non si sentono le sue parole, non si guarda negli occhi, è più facile spogliarla dei suoi aspetti umani e vivere le azioni che si mettono in atto come un gioco e un divertimento. Una persona diventa in quel momento l’oggetto del divertimento, non di 1, 2, o 3 ragazzi, in pochissimo tempo può diventare il divertimento di centinaia e di migliaia di persone.
Quello che distrugge le vittime di cyberbullismo è vedere che nessuno interviene, che in tanti leggono e condividono quello che viene pubblicato, senza nessun accenno di fermare questo calvario. Spesso si è esposti ad un linciaggio social, commenti violenti e aggressivi, attacchi gratuiti e prese in giro. Alcuni ragazzi più vulnerabili e più sensibili di altri non ce la fanno, tentano il suicidio, altri scaricano il dolore sul proprio corpo, si tagliano, il 50% circa delle vittime di cyberbullismo è anche autolesionista. Tanti vengono intaccati nel profondo, la tristezza prende il sopravvento, il ritiro sociale, la chiusura in se stessi, l’ansia nell’andare a scuola e doversi confrontare con quei ragazzi che si divertono tanto a prendere in giro, a picchiare, a filmare e ad escludere dai gruppi nelle chat.
I dati del bullismo e del cyberbullismo sono in netto aumento
Dai dati dell’Osservatorio Nazionale Adolescenza (presidente dott.ssa Maura Manca), raccolti su circa 5.000 adolescenti sul territorio nazionale dagli 11 ai 19 anni di età, è emerso che gli adolescenti dai 14 ai 19 anni vittime di cyberbullismo sono l’8,5%, dato in netto aumento rispetto al 6,5% dello scorso anno scolastico. Sono le femmine ad essere prese maggiormente di mira, il 6%, infatti, sono ragazze e il 3% ragazzi, anche se i numeri delle vittime maschili sono sempre più in aumento e in alcune regioni d’Italia, non si registra più nessuna differenza.
Ma i numeri fanno riflettere maggiormente nella fascia di età dagli 11 ai 13 anni, perché le vittime di cyberbullismo salgono addirittura al 10%, circa 2 studenti per classe, senza differenze significative tra i maschi e le femmine. È una fascia di età estremamente delicata, in cui non si è più bambini e non si è ancora pienamente adolescenti, in cui le crisi di identità, le paure, le insicurezze, i dubbi e le incertezze prendono spesso il sopravvento. Subire prevaricazioni, essere presi di mira, messi in mezzo dai compagni, distrugge l’autostima e la sicurezza personale, coltivando un terreno che sarà fertile per vissuti depressivi ed ansiosi.
Ma il problema più grave e più rilevante, più diffuso e più radicato nelle scuole italiane, rimane ancora il bullismo “tradizionale”, quello diretto, verbale, fisico, quello non mediato dalla tecnologia, anche se ormai tante volte bullismo e cyberbullismo purtroppo camminano a braccetto.
Il 28% degli adolescenti dai 14 ai 19 anni, stiamo parlando di quasi 3 ragazzi su 10, subisce prevaricazioni a scuola (16% femmine e 12% maschi), rispetto al 30% dei preadolescenti dagli 11 ai 13 anni. Anche questo dato è veramente in forte incremento rispetto allo scorso anno, è salito di 10 punti percentuali in un solo anno, perché si aggirava intorno al 20%.
Questi dati confermano che il bullismo è molto più frequente nelle scuole secondarie di primo grado, diminuisce con il crescere dell’età, anche se aumenta la gravità delle azioni messe in atto e della tipologia di prepotenze perpetrate che vanno a ledere maggiormente la vittima, con delle conseguenze più gravi.
Oggi il vero problema è l’esclusione dai gruppi WhatsApp e i filmati
L’esclusione dai gruppi WhatsApp, soprattutto dal gruppo classe, è la forma più diffusa di cyberbullismo. I dati parlano chiaro: il 30% degli adolescenti viene intenzionalmente escluso da un gruppo WhatsApp, rispetto al 35% dagli 11 ai 13 anni.
Ormai sono il 99% di adolescenti che lo utilizzano ogni giorno, che comunicano prettamente attraverso le chat individuali o di gruppo. Si fa un gruppo per tutto, si creano e si disfano, si inseriscono membri e si tolgono. Spesso si creano gruppi con il nome della povera vittima in cui si condivide tutto il materiale che secondo loro “fa ridere”, divertente ai loro occhi e a quelli dei compagni che ne fanno parte. Foto, video, immagini ritoccate e modificate, frasi, battute, alle sue spalle. Altre volte, la vittima, viene esclusa completamente dai gruppi classe e se invece, viene lasciata al suo interno, ogni volta che parla, commenta e dice qualcosa, viene massacrata, derisa e incitata a fare silenzio e a non intervenire perché non ha nessun diritto di parlare.
La vittima, in genere, si lega a pochissimi elementi della classe più sensibili e fa affidamento su di loro, non capisce la motivazione di ciò che accade, il senso di tutta questa cattiveria gratuita e perché i compagni ridano o stiano a guardare senza intervenire.
Video e filmati sono il problema emergente
Il dato più allarmante, però, è che, oltre 4 adolescenti su 10, il 41%, dichiarano di aver filmato o fotografato un compagno con l’intento di prenderlo in giro. Questa modalità è meno diffusa tra i più piccoli che si fermano ancora al 20%. Dai dati si evince che nell’arco di pochi anni questo comportamento prevaricatorio raddoppia e si aggrava, andando a ledere anche l’intimità di una persona.
Ma il dato ancora più preoccupante è che 4 adolescenti su 100 filmano e riprendono i compagni di scuola nel mentre che vengono picchiati e subiscono violenze fisiche, senza minimamente intervenire, lasciandoli alla mercé della violenza del bullo o del branco. Ogni tanto questi video vengono pubblicati sui social network, diventano virali e denunciano il fatto accaduto, ma la maggior parte delle volte rimangono testimoni silenti all’interno dei cellulari dei ragazzi che hanno paura di parlare e di dire che l’occhio della loro videocamera vede.
La scuola può diventare un luogo di cui aver paura
Quasi 1 adolescente su 10 dagli 11 ai 13 anni ha paura di andare a scuola per colpa di uno o più compagni che fanno i prepotenti con lui. Circa 4 studenti su 100 sono stati costretti a dover cambiare la scuola frequentata per colpa di episodi di bullismo, perché la situazione che vivevano in classe era insostenibile e non si riusciva a mettere un freno ai comportamenti aggressivi.
Le vittime di bullismo e cyberbullismo non parlano né con i genitori né con gli insegnanti
L’aspetto più preoccupate di tutto questo è che questi ragazzi sono soli a combattere la loro battaglia, che hanno paura di parlare e di gridare al mondo ciò che ingiustamente devono subire.
Il 74% delle vittime di bullismo e cyberbullismo dai 14 ai 19 anni, non ha mai parlato di quello che subisce a scuola e a livello digitale con i genitori e addirittura l’87% dei ragazzi presi di mira a scuola, circa 9 vittime su 10, non lo ha raccontato agli insegnanti, esprimendo una importante sfiducia nei confronti dell’ istituzione scolastica come strumento efficace di tutela ed intervento.
I ragazzi più piccoli esprimono un pochino più di fiducia nel parlare con i genitori e con gli insegnanti, nonostante i numeri siano ancora troppo bassi, che si perde fiducia anno dopo anno.
4 adolescenti su 10 dagli 11 ai 13 anni riescono a parlare in casa di ciò che vivono a scuola e in chat, rispetto al solo 20% che parla con il corpo docente.
Comunicato stampa dell’Osservatorio Nazionale Adolescenza del 14/11/16
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