Per la maggior parte dei ragazzi è diventato normale condividere tutto ciò che fanno durante la loro giornata, collegati h24, in un continuo scambio di video e foto all’interno di chat, compresi gli aspetti più intimi e privati.
Ed è proprio in questa cornice che si inserisce il sexting, ossia l’invio e la condivisione di immagini e filmati a sfondo sessuale attraverso l’uso dello smartphone e dei social network.
Tanti genitori ci scrivono quotidianamente, molti sono sconvolti da quanto hanno trovato e letto all’interno dello smartphone dei propri figli: ci si sente confusi ed è come se l’immagine che fino a quel momento si ha del figlio venisse completamente stravolta.
“Mi sembra il telefono di qualcun altro, mio figlio non può dire e fare certe cose”
“Non me lo sarei mai aspettato, che delusione!”
“Tutte le raccomandazioni che gli ho fatto, dove sono finite? Ma non si rende conto dei pericoli a cui va incontro?”
Molto spesso ci si ritrova davanti a sexting di gruppo, un fenomeno in cui i ragazzi condividono la loro intimità in gruppi di amici o di conoscenti, da immagini in intimo a vere e proprie immagini e video pedopornografici.
Il ruolo dei genitori nella prevenzione del sexting: come intervenire?
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Quando si scopre la presenza di questi contenuti nei telefoni dei ragazzi, facilmente si resta bloccati e si rischia di non sapere cosa fare o come muoversi. Tra delusione e rabbia, si cerca di capire le motivazioni che abbiano portato il figlio a mettere in atto alcuni comportamenti, senza pensare alle conseguenze delle proprie azioni.
“Ho capito che oggi si condivide tutto in automatico, ma te lo ripeto, a me questa cosa proprio non piace. Ogni volta che ti dico di stare attenta mi rispondi che ti sto rompendo le scatole. Ma non pensare che io mi diverta, io voglio il tuo bene e quando cerco di farti ragionare su alcuni comportamenti lo faccio per evitare che ti possa succedere qualcosa. Sarò pure di un’altra generazione, ma permettimi di dirti che trovo assurdo ciò che fai.” (Tratto dal libro Leggimi nel pensiero di Maura Manca)
Spesso le risposte che si ricevono sono:
“Mamma lasciamo stare, non voglio parlare con te di certi argomenti”
“State tranquilli. Non sono deficiente, so quello che faccio”
“Papà, ho capito, mi ripeti sempre le stesse cose, non farei mai certe cose”
Sappiamo quanto per un genitore possa essere difficile affrontare certi temi, soprattutto quando riguardano la sessualità e i suoi pericoli. Si pensa di non avere le conoscenze e le competenze adeguate, l’imbarazzo può bloccare e anche i figli sembrano mettere dei muri: spesso non hanno voglia di parlarne, evitano il discorso oppure tagliano corto.
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Quando un figlio viene scoperto, cosa può fare un genitore?
Non si deve entrare nel panico, non serve, è controproducente. E’ importante, anzi, sfruttare il momento per capire perché ci sono questi vuoti nella comunicazione con vostro figlio. Il modo di comunicare tra voi va rivisto, è fondamentale aprirsi maggiormente al dialogo e conoscerlo più nel profondo.
Più voi capite, più lo potete aiutare. Lui aiuta voi e voi aiutate lui, è l’unico modo per non arrivare dopo.
Lui si sentirà di poter parlare solo se voi non avrete la pretesa di controllare la sua vita e di imporvi a tutti i costi, ma al contrario vi metterete nei panni di un ragazzino di oggi che vive nell’era digitale e capirete il suo mondo, facendovelo spiegare senza allarmarvi e senza andare in tilt.
E’ fondamentale non criticare, non giudicare, ma farsi spiegare e poi, solo a quel punto spiegare perché quel comportamento potrebbe essere nocivo per loro. Solo così riescono ad ascoltare davvero, altrimenti si creano solo muri che li portano ad allontanarsi ancora di più.
Dobbiamo anche considerare la fase evolutiva specifica che stanno vivendo e ricordare che si tratta di comportamenti, seppur con modalità differenti, sempre esistiti in adolescenza: fino a qualche anno fa si compravano di nascosto alcuni giornali in edicola, adesso ci si scambia tutto tramite chat poiché quello è il luogo in cui si condivide tutto. In quest’ottica potremo comprendere che anche lo scambio di alcune immagini con contenuti sessuali può non essere così grave e va sempre contestualizzato.
Il problema non è guardare, è non interagire e non instaurare conversazioni con chi non si conosce, non cadere nelle trappole, perché sul web le trappole sono le più impensabili e sono tanti i malintenzionati che si nascondono dietro falsi profili.
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Va spiegato loro il concetto di esca, di burattino e burattinaio. Non devono per nessun motivo entrare nella rete di nessuno. E’ un mondo completamene diverso da quello che pensiamo noi e da come lo immaginiamo, ma dovete insegnare loro come viverci per evitare il peggio.
Questo non significa sapere qualunque cosa di loro o della loro intimità: un po’ di privacy devono averla, mantenendo però un’attenzione particolare ai loro comportamenti e ai loro atteggiamenti. Se si nota qualche stranezza, è bene intervenire subito.
E’ fondamentale guardarli negli occhi per capire se qualcosa non va e avere un dialogo con loro.
Per aiutarvi può essere utile anche leggere anche dei libri o vedere dei film in parallelo e man mano parlarne insieme, per abbattere il muro della distanza. Bisogna avvicinarsi in punta di piedi al loro mondo per vedere le cose anche dal loro punto di vista: questo vi permetterà di comprenderli, capire cosa passa nella loro testa e metterli in guardia dai possibili rischi, stabilendo quei paletti necessari affinché non vadano fuori strada.
Se i ragazzi sentono di avere al loro fianco un adulto che sa di cosa si sta parlando, che si mostra aperto al dialogo e disposto ad ascoltarli davvero, riescono ad aprirsi, magari gradualmente, anche in relazione a tematiche più delicate o intime.
I figli hanno bisogno di ascolto, non di soluzioni!
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