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Sullo sfondo della tragica notizia della morte dell’11enne a Napoli, si è tornati a parlare delle sfide sul Web e della loro presunta capacità di indurre al suicidio.

In questi giorni non si parla d’altro e, nonostante le indagini siano ancora in corso, la cronaca sembra già associare la morte del preadolescente al fenomeno di Jonathan Galindo, destando molta preoccupazione tra i genitori. Jonathan Galindo, una maschera con le fattezze di Pippo, invierebbe ai minori un link per dare inizio a una serie di sfide di coraggio che sfociano in atti autolesionistici, fino ad arrivare nei casi estremi alla morte.

Bisognerebbe trattare questi temi con estrema delicatezza, facendo vera informazione, senza ricercare a tutti i costi lo show mediatico.


A volte è più facile trovare un capro espiatorio e dare tutte le colpe alla rete, ma non funziona così. Il suicidio non è un raptus e non può essere collegabile ad un unico fattore, ma nella maggior parte dei casi è il risultato di un percorso fatto di problemi e situazioni irrisolte.


Certamente, i ragazzi, come i bambini, sono attratti da queste creazioni del web per una curiosità insita nella crescita, per omologazione social e sociale e in alcuni casi, quando si tratta di contenuti che fanno “paura”, per loro, rappresenta quasi una sfida, un modo per misurarsi con se stessi e dimostrare il loro coraggio.

Sempre più spesso i ragazzi, anche quelli che non manifestano segni evidenti di disagio, mettono a rischio la propria incolumità, partecipando a sfide estreme, lanciate e diffuse proprio sul web.

Il tutto viene prontamente ripreso e immortalato dalla fotocamera dello smartphone con foto o video da pubblicare sui social network e condividere online o via chat.

Le chiamano “challenge”, cioè “sfide”, e le vivono come giochi, ma NON sono giochi.

Lo fanno soprattutto per trasgressione, per far salire l’adrenalina, per rinforzare il ruolo all’interno del gruppo dimostrando a se stessi e agli altri il proprio coraggio.

Su questa vicenda è intervenuta la dott.ssa Maura Manca, psicoterapeuta e presidente dell’Osservatorio Nazionale Adolescenza, a Melog – Il piacere del dubbio, su Radio 24, con Gianluca Nicoletti, nella puntata del 1^ ottobre  2020 insieme a Massimo Polidoro del Cicap e Gianmarco Zagato, youtuber.

Jonathan Galindo è davvero un pericolo reale per i nostri bambini e ragazzi?

Come prevenire e come  proteggere i ragazzi da questi rischi? 

Per ascoltare l’intervento della dott.ssa Maura Manca, cliccare sul link a partire dal minuto 00.12.23:

https://www.radio24.ilsole24ore.com/programmi/melog/puntata/trasmissione-01-ottobre-2020-130200-ADux2vs

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