Skip to main content

In questo periodo in cui, a causa dell’emergenza, bisogna necessariamente restare in casa, molti genitori lamentano il fatto che i figli trascorromno gran parte delle loro giornate attaccati a console e videogiochi.

Sicuramente non dovendo andare a scuola o seguire corsi pomeridiani e sport, si hanno molte più ore a disposizione e può aumentare il desiderio, per bambini e ragazzi già appassionati di giochi elettronici, di utilizzare console, tablet o smartphone per giocare ancora di più.

Le ore passate “appiccicati” ai giochi online, riprendendo le parole di tantissimi genitori, sono oggetto di preoccupazione per l’impatto negativo che possono avere sul loro benessere psicofisico.

Dobbiamo però partire da un presupposto di base molto importante: non è lo strumento in sé ad essere nocivo ma il suo utilizzo incondizionato e compulsivo.

Spesso si sottovaluta il fatto che, giocare in maniera adeguata, scegliendo videogiochi adatti all’età, può anche favorire lo sviluppo o il mantenimento di tutta una serie di abilità cognitive, come la risoluzione dei problemi, l’attenzione prolungata e la reattività.

Inoltre, i videogiochi consentono una modalità in multi-player che permette ai ragazzi di giocare contemporaneamente con i loro amici e compagni, magari nella stessa squadra, anche quando non sono fisicamente vicini, come sta accadendo in queste settimane di quarantena. Un aspetto che ha voluto sottolineare in questo momento anche l’Organizzazione Mondiale di Sanità nella campagna di sensibilizzazione #PlayApartTogether, dove si invitano le persone a seguire le misure di sicurezza, il distanziamento sociale e a preservare i legami interpersonali attraverso l’utilizzo del gioco online.

Adolescienza.it

I videogiochi non fanno poi così male, basta seguire alcuni semplici accorgimenti

L’utilizzo dei videogiochi di per sé non è sempre nocivo, anzi può attivare tutta una serie di capacità cognitive come il problem solving o risoluzione dei problemi, l’attenzione prolungata e…

Apri articolo

In questo periodo di isolamento in casa, la chat, l’uso del microfono e l’interazione durante il gioco online, sono tutti elementi che possono contribuire in maniera positiva ad alimentare le relazioni e i rapporti con gli altri.


Piuttosto che demonizzare a priori i videogiochi con i figli, è necessario avvicinarsi al loro mondo, comprendere anche l’importanza di tali aspetti positivi e non pensare subito che bambini e ragazzi abbiano un problema di dipendenza solo perché trascorrono tante ore a giocare.


Quando preoccuparsi? Il disagio si manifesta quando si verifica un abuso dei giochi elettronici, quando un loro utilizzo continuativo e sistematico prende il sopravvento, occupa gran parte della giornata dei ragazzi, finisce col sostituirsi ad ogni altra attività e condiziona da un punto di vista emotivo e comportamentale.

Adolescienza.it

La dipendenza da videogiochi come patologia. I maschi e i bambini più a rischio

La dipendenza da videogame è entrata ufficialmente a far parte delle classificazioni diagnostiche più importanti. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha, infatti, inserito il “gaming disorder”, ossia l’uso compulsivo dei…

Apri articolo